Cotoletta8bit, la festa milanese del gioco indipendente: intervista a Mattia La Licata, Direttore Artistico e a Fabio Putortì, Project Manager

cotoletta8bit festa del gioco indipendente, intervista a fabio putortì e mattia la licata, naba milano nuova accademia delle belle arti

Cotoletta8bit torna a Milano il 28 e 29 marzo 2026 con la sua terza edizione Cotoletta8bit – Terzo Impiatto, confermandosi come uno degli appuntamenti più interessanti del panorama indipendente italiano.

Ospitato presso il Campus milanese di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, l’evento celebra il gioco indie in tutte le sue forme, dai videogiochi ai giochi da tavolo e di ruolo, con un format che unisce festa, formazione e networking.

Cos’è Cotoletta8bit 

Organizzato dall’associazione Retrobottega Culture ETS e guidato da Fabio Putortì, Project Manager e Mattia La Licata, Direttore Artistico, Cotoletta8bit nasce con un’identità precisa: un festival dal “morbido cuore indie in una croccante panatura pop”.

Il programma prevede due giornate (sabato 28 e domenica 29 marzo) dalle 10:00 alle 19:00, con una cerimonia di apertura sabato alle 10:30 e una cerimonia di chiusura domenica alle 18:00. Tra le attività in programma: talk e workshop di approfondimento e naturalmente la Cotoletta d’Oro, il premio votato dal pubblico che quest’anno verrà assegnato in tre categorie.

Cotoletta8boit terzo impiatto

Come partecipare?

L’ingresso è gratuito, ma l’iscrizione è obbligatoria e i posti sono limitati. È possibile registrarsi tramite il form ufficiale disponibile qui.

Tra i partner figurano NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, che ha abbracciato lo spirito dell’iniziativa ospitandola in una venue d’eccezione, e Stratos Gaming, la cui consulenza professionale rappresenta un supporto indispensabile alle iniziative di Retrobottega Culture ETS.

Videogiochitalia.it è media partner ufficiale dell’evento.

Per approfondire visione, filosofia e retroscena organizzativi di Cotoletta8bit – Terzo Impiatto, abbiamo intervistato Fabio Putortì, Project Manager e Mattia La Licata, Direttore Artistico.

Cotoletta8bit

Intervista a Mattia La Licata e Fabio Putortì di Cotoletta8bit

  • Cotoletta8bit è la “festa milanese del gioco indipendente”. Ci raccontate con parole vostre cos’è e qual è la filosofia che guida questo evento?”

Fabio: Antonello, grazie mille per questa intervista, per questa opportunità e anche per questa collaborazione.

Provo a rispondere alla tua domanda dicendoti che, in realtà, Cotoletta8bit è esattamente questo: la festa milanese del gioco indipendente. È un evento nato ormai quasi tre anni fa dall’idea di riportare a Milano gli appuntamenti legati al mondo dei videogiochi indipendenti.

Fabio Putortì
Fabio Putortì, project manager di Cotoletta8bit

In questi tre anni è diventato un evento attorno al quale si riunisce una community in costante crescita e che si sta costruendo attorno a questo progetto. Abbiamo voluto riportare un luogo, un punto di ritrovo per tutte quelle persone che creano prodotti di intrattenimento straordinari.

Nel corso del tempo l’evento ha mantenuto la sua natura festiva, divertente, di incontro e di ritrovo, ma è cresciuto molto. È cresciuto non solo rispetto al pubblico, perché si sta facendo sempre più conoscere, ma anche rispetto alla rete di stakeholder: realtà professionali, accademie, aziende, studi di sviluppo più o meno grandi e case di produzione che vedono in questo progetto qualcosa in cui credere e investire.

Molti si ritrovano negli obiettivi di lungo termine dell’iniziativa, che sono quelli di creare un hub culturale a Milano. E mi riferisco alla dimensione culturale perché Cotoletta8bit è sostenuta da un’associazione culturale ed è inserita all’interno di un progetto più ampio, che mira a creare un punto di incontro per tutte le realtà che ruotano attorno al mondo dell’intrattenimento indipendente.

Vogliamo metterle in rete cercando di riportare il più possibile valore verso il basso, cioè verso le realtà indipendenti. Noi crediamo fermamente che siano proprio le piccole realtà a poter portare le idee più innovative, creative e anche rivoluzionarie nel mondo dell’intrattenimento.

Un po’ come diceva Scrappy-Doo in un vecchio film di Scooby-Doo: “Potere ai piccoli”. Ecco, noi crediamo davvero in questa filosofia.

Le realtà indipendenti, essendo meno legate a dinamiche di mercato e a vincoli economici strutturati, hanno più libertà di provare, di sbagliare, di sperimentare. E proprio in quel contesto libero possono osare di più. Da lì emergono idee davvero interessanti.

Noi cerchiamo di offrire quante più opportunità possibili, gratuitamente, a queste realtà, tenendo conto delle difficoltà concrete che affrontano ogni giorno.

E questo, in fondo, è il cuore di Cotoletta8bit.

Mattia: Allora, innanzitutto vorrei parlare un po’ del format in sé. Cotoletta la chiamiamo “festa” perché non vogliamo chiamarla festival o fiera. Non è qualcosa di patinato: è fritta e croccante. Deve essere una roba divertente.

È una festa perché la gente deve arrivare e deve giocare. Quest’anno abbiamo veramente più di 80 giochi, con una crescita del 400% rispetto all’ultima edizione, questo è un piccolo momento di flex. Le persone devono divertirsi: ci sono ospiti, workshop, attività di palco, una gamification legata al tema degli “impatti”, che il pubblico scoprirà durante l’evento. Ci sono aree nuove rispetto alle tre dell’anno scorso.

Mattia La Licata
Mattia La Licata, Direttore Artistico di Cotoletta8bit

Il mood deve essere festivo: si arriva, si gioca, ci si diverte. L’evento è aperto a tutti, l’inclusività per noi è fondamentale. Non essendoci un biglietto d’ingresso, anche questo è un aspetto importante: vogliamo che sia davvero accessibile.

NABA, partner principale dell’evento, ci ha ospitati in una venue straordinaria dal punto di vista delle dimensioni degli spazi e delle tecnologie disponibili. Il Campus NABA di Milano ci ha permesso di osare con gli ambienti e le attività. Dirlo ad alta voce suona incredibile, ma stiamo riempiendo di attività, palchi e contenuti ben quattro edifici, di cui uno su più piani. Per noi è un risultato straordinario!

Cotoletta si configura davvero come il payoff che abbiamo scelto: “una croccante panatura pop con un morbido cuore indie”. Per le persone è un evento pop, nella misura in cui arrivano e giocano, ma il punto centrale sono gli indie. Non trovi il gioco tripla A patinato: trovi magari un panel che racconta come un certo progetto sia nato da un videogioco indie, oppure una riflessione su perché oggi i giochi indie siano centrali nel panorama.

Cotoletta, tra l’altro, è solo uno dei format che portiamo avanti, anche se è quello principale, visto che siamo arrivati alla terza edizione. L’anno scorso abbiamo realizzato la prima edizione di un format dedicato ai professionisti dell’industria e agli autori, più orientato alla formazione: curriculum review, panel, talk e workshop tenuti da aziende del settore. Quindi un evento sicuramente più professionalizzante.

Il tema però rimane sempre lo stesso: dare valore divertendosi. La “croccante panatura” è il divertimento. Le persone devono arrivare lì e passare una giornata in cui si sono divertite. Anche il networking, che è un tema molto caro a Milano, per noi deve essere divertente. Se chi lo fa non si diverte, allora non funziona.

Rispetto alla dimensione culturale, vorrei mettere l’accento su Retrobottega Culture, l’ente del Terzo Settore che abbiamo fondato. Ci muoviamo in una direzione più ampia, e Cotoletta attualmente è il nostro ariete di sfondamento.

Questo evento non sarebbe stato possibile senza il nostro team. Nel tempo il gruppo si è allargato e persone come Gianluca, Lorenzo, Chiara, Leonardo, Giorgio, che c’è stato fino alla scorsa edizione, sono state e sono fondamentali. Io e Fabio siamo le facce che salgono sul palco, ma in due un evento non si fa. Il messaggio che voglio far passare è proprio questo: sono le persone a fare l’evento.

Fabio: Il tema della collaborazione, per noi, è centrale. Lo viviamo internamente come associazione, in un clima che tende a coinvolgere tutti e a fare in modo che questo progetto, nelle sue finalità, faccia sentire ciascuno soddisfatto di lavorarci.

Ma la collaborazione è stata fondamentale anche all’esterno dell’associazione, proprio nel rapporto con enti, professionisti, creator e realtà del settore. Abbiamo una grande fortuna, che forse è l’elemento di sostenibilità più importante per un progetto come Cotoletta8bit: siamo riusciti a coinvolgere una rete di realtà che, credendo nel progetto, ci sostengono in vari modi e in varie misure. Senza questo sostegno noi non esisteremmo.

Mi riferisco, ad esempio, a persone come Arcadia Cafè o Un Pad per Due, creator di nicchia che hanno sposato totalmente l’iniziativa e che ci sono stati accanto, sia sul palco portando contenuti, sia dietro le quinte.

Ci sono momenti in cui possiamo confrontarci con loro su come stanno andando le cose, su cosa sta succedendo, su quello che pensano, sulla loro esperienza rispetto agli eventi a cui partecipano. In un certo senso ci danno una pacca sulla spalla, a volte anche una carezza, e ci danno la forza di andare avanti.

È proprio nella rete, nella collaborazione, che stiamo trovando la maggior parte delle nostre energie. E questo completa un po’ il discorso che ha iniziato Mattia.

Come si organizza un evento indipendente

  • Quali sono state le principali difficoltà organizzative che avete affrontato finora e come le avete superate per arrivare a questa edizione?

Fabio: In effetti, difficoltà ne abbiamo sempre riscontrate fin dalla prima edizione. Organizzare eventi, in generale, non è semplice: si ha sempre a che fare con imprevisti di qualsiasi tipo, aspetti che non si erano considerati prima, novità che arrivano all’ultimo momento, persone che magari non riescono più a esserci, ospiti con i quali bisogna incastrare la partecipazione o che, in alcuni casi, devono essere sostituiti.

Questi sono aspetti generali. Nello specifico, però, abbiamo un assetto che rende forse un po’ più complicato portare avanti un’iniziativa di questo tipo, ed è un po’ il nostro fianco scoperto: io, Mattia e tutti gli altri abbiamo un lavoro da 40 ore a settimana. Tutte le attività legate a Cotoletta le organizziamo e le portiamo avanti la sera, nel weekend, in pausa pranzo o nei momenti in cui riusciamo a ritagliarci del tempo.

Quando si tratta di eventi bisogna tenere a mente tante cose contemporaneamente e chiudere moltissime attività. Anche se sulla carta sembra di avere un anno per organizzare un evento come Cotoletta, il tempo reale a disposizione è di circa due o tre mesi, perché il resto dell’anno è occupato dal lavoro e dagli impegni personali.

Detto questo, è stato fondamentale, come diceva anche Mattia, circondarci di persone valide, intraprendenti, che credono nel progetto, sia interne sia esterne all’associazione. Abbiamo anche degli advisor: abbiamo creato diversi gruppi WhatsApp che chiamiamo “gruppi di consiglio”, nei quali ci confrontiamo con persone di riferimento.

Una figura per noi fondamentale è stata Francesco Toniolo. È stato il nostro relatore all’università, ma soprattutto è una guida nel portare avanti il progetto. Francesco è davvero una figura quasi paterna: non solo ci aiuta a capire in che direzione andare e come portare avanti le cose, ma nei momenti di difficoltà, quando ci arrabbiamo, quando vorremmo gettare la spugna o quando vediamo solo il lato negativo di una situazione, è sempre lì a dirci di guardare il bene, di concentrarci su quello che stiamo costruendo, di trovare soluzioni.

È stato ed è una presenza costante che ci sostiene e ci dà consigli, aiutandoci a mantenere una direzione equilibrata. Io e Mattia siamo giovani, lui ha 25 anni, io 26, e anche nel settore siamo relativamente all’inizio. Io lavoro nel mondo degli eventi da circa tre anni, ma tre anni sono comunque un primo approccio.

La grande scuola che stiamo facendo con Cotoletta è possibile anche grazie ai consigli di chi, come Francesco, ci ha sempre detto: “Sono felice che questo progetto resti vostro, che possiate portarlo avanti con le vostre idee, ma sono qui per darvi una mano quando serve”.

È una figura presente, ma che ci lascia lo spazio di osare, di sbagliare, di tentare. E questo è fondamentale.

Lo collego anche a un tema più generale legato ai giovani: è proprio questo tipo di contesto che ci fa crescere. Lo possiamo confermare anche guardando i dati dell’evento. Il primo Cotoletta si è svolto in una stanza con circa 140 persone. Questa edizione si terrà all’interno della più grande Accademia di Belle Arti in Italia e ci aspettiamo numeri decisamente più alti.

Già solo considerando i giochi esposti (circa novanta) e una media di tre sviluppatori o creatori per team, stiamo parlando di 300 persone coinvolte solo tra gli espositori.

La transmedialità come punto di incontro

  • Nella scorsa edizione avete ampliato le aree di gioco includendo non solo videogiochi indie ma anche GDT e GDR. Che importanza ha per voi questa visione ‘trasversale’ del gioco?

Mattia: Il mondo del gioco indie in Italia spesso si focalizza sui videogiochi, perché sono quelli più conosciuti. Ci sono tantissime storie che noi, da quando abbiamo iniziato a fare eventi, abbiamo incontrato: ragazzi o studenti che si conoscono all’università o a casa e decidono di mettersi a fare un videogioco. Non importa quanto sia grande il progetto, il punto è che lo fanno, e per me questo è importantissimo.

Allo stesso tempo, però, esiste tutta una subcultura di autori di giochi da tavolo e giochi di ruolo che, nella nicchia delle nicchie, sono ancora più piccoli. Io, ad esempio, gioco di ruolo da circa dieci anni, e il mondo degli autori di giochi di ruolo in Italia è estremamente prolifico. Le nostre tesi di laurea sono state su aspetti diversi del gioco di ruolo. In Italia si producono decine e decine di giochi ogni anno, ma molto spesso vengono realizzati e poi lasciati lì.

Per molti autori la soddisfazione non è tanto vederlo giocato, ma averlo creato: “Ho fatto questo manuale, basta”. Non si lavora sul fine tuning, sulla diffusione, sulla circuitazione.

Nel mondo del videogioco, invece, se realizzo un titolo posso andare su Steam o girare le fiere; ci sono spazi per portarlo in giro, anche a pagamento. Nel gioco di ruolo questo succede molto meno. Per il gioco da tavolo esistono eventi dedicati agli autori indie, ma si concentrano soprattutto sulla nicchia di appassionati di giochi da tavolo.

Quello che volevamo fare noi è, in maniera un po’ strategica, sfruttare il cavallo di Troia del videogioco, che è l’aspetto più conosciuto, per far scoprire anche il gioco di ruolo e il gioco da tavolo. Se io sono una persona che passa le sue giornate a giocare ai videogiochi e arrivo all’evento perché amo il mondo indie, magari mi siedo a provare un gioco di ruolo che ha un’ambientazione simile al mio videogioco preferito. Perché non provarlo per un’ora, un’ora e mezza?

Poi magari scopro anche il gioco da tavolo: mi siedo, provo qualcosa di più analogico e mi incuriosisco. Stiamo cercando di creare connessioni tra i diversi mondi del gioco, perché ciò che ci interessa è il gioco in sé.

Se qualcuno arriva e scopre qualcosa di nuovo, per noi abbiamo già raggiunto l’obiettivo. Se un autore riesce a far conoscere il proprio gioco da tavolo o di ruolo a un target che non era il suo, per noi è un successo. Questa è la cosa più importante.

Fabio: Riprendendo quello che diceva Mattia sulla questione della transmedialità, vorrei aggiungere una cosa importante. Potrebbe sembrare un po’ autoreferenziale dirlo così, ma in ogni singolo evento e in ogni singola attività che abbiamo organizzato abbiamo sempre cercato di raccogliere feedback.

Per fare un esempio concreto: dopo l’evento scorso ho fatto una chiamata con tutti gli sviluppatori e i creatori di giochi. Ho chiamato uno a uno gli autori di giochi di ruolo, ho parlato con le varie realtà coinvolte e con gli ospiti. Questo perché, oltre a quello che immaginiamo noi, ci interessa capire l’effettivo riscontro di ciò che accade.

Faccio un esempio: una delle cose che abbiamo scoperto è che i momenti di palco del sabato mattina, che noi immaginavamo come momenti di intrattenimento per tutti, per gli sviluppatori erano in realtà l’occasione per andare a fare networking in giardino. Uno sviluppatore che tiene un gioco esposto per otto ore ha bisogno anche di un momento di libertà per parlare con gli altri. Da questa osservazione è nato, infatti, Fried Network Booster che è un evento di networking più strutturato.

Tra le varie cose emerse dalla raccolta dei feedback c’è proprio il tema della transmedialità dei prodotti esposti, giochi da tavolo, giochi di ruolo e videogiochi, che è stato considerato uno dei valori aggiunti più grandi di Cotoletta.

Le persone che partecipano a eventi di videogiochi sono abituate a parlare con chi fa videogiochi. Allo stesso modo, chi partecipa a eventi come Play Bologna è abituato a confrontarsi con la community dei giocatori e autori di giochi da tavolo e di ruolo. Quando invece porti questa transmedialità in un unico evento, succede qualcosa di interessante.

Chi crea videogiochi spesso scopre che chi crea giochi da tavolo magari fa anche videogiochi, e viceversa. Questo diventa un’occasione per ottenere feedback trasversali sui propri prodotti. Inoltre, ci siamo resi conto che il nostro pubblico non è polarizzato: è un pubblico misto.

Il giocatore da tavolo che va dal creatore di videogiochi e gli lascia un feedback sul suo titolo, magari suggerendo un punto di vista diverso, offre un contributo che ha ancora più valore, perché arriva da qualcuno che ragiona con uno schema mentale diverso rispetto a quello abituale del settore.

Per noi la transmedialità è un punto di forza. All’inizio avevamo pensato, e questa è la verità, di creare tre eventi separati, verticali su ciascun ambito. Abbiamo deciso di non farlo e di continuare su questa linea, pur sapendo che comporta dei limiti. I mercati di gioco di ruolo, gioco da tavolo e videogioco sono diversi; anche i partner e le realtà coinvolte ragionano con logiche, budget e modalità differenti.

Ma, nonostante questo, per il pubblico e per i creatori è un valore aggiunto. E per noi questa è la cosa più importante.

Mattia: Diciamo che ci sono tantissimi ospiti di rilievo, sia volti che ci hanno già accompagnato nelle scorse edizioni, sia persone nuove. Stiamo parlando di content creator e professionisti, anche molto diversificati tra loro.

Avremo autori e figure importanti: ci sarà, ad esempio, Emanuele Acerbis, CEO di Novo Esports, e Claudio Di Biagio, che porterà qualcosa di molto importante e molto bello per l’evento, che stiamo ultimando e di cui parleremo più avanti.

Siamo contenti perché per noi l’aspetto degli ospiti è importante, ma non per il semplice nome o per il valore mediatico in sé. Personalmente, da Direttore Artistico, trovo orribile l’idea di prendere un influencer, metterlo in una sorta di gabbia e farlo diventare un’attrazione a cui le persone lanciano le noccioline.

Per noi le persone hanno valore per ciò che fanno. Quando proponiamo a qualcuno di partecipare attivamente con un contenuto e ci sentiamo rispondere: “Ma certo, ragazzi, che figata, sono carico!”, quello è il punto.

Non vogliamo ospiti che servano solo a tirare pubblico, perché altrimenti diventa un semplice meet & greet. E i meet & greet, per noi, non sono la visione che abbiamo per l’evento.

Fabio: Questo perché io e Mattia abbiamo una formazione più drammaturgica degli eventi. Ringraziamo per questo Roberta Carpani, docente di Drammaturgia degli Eventi, e Lucio Argano, docente di Organizzazione degli Eventi. Abbiamo studiato gli eventi e su questo ringrazio davvero tanto quelli che sono stati i nostri mentori, perché ci hanno insegnato una visione dell’evento non come una semplice macchina da soldi o come qualcosa per dare sfogo al proprio ego, ma come un’opera teatrale.

Un evento è, sostanzialmente, un susseguirsi di azioni: azioni che programmi o azioni che chiedi alle persone di compiere. E queste azioni devono avere una finalità.

Come diceva Mattia, per noi la cosa importante è proprio questa: la nostra finalità ultima non è semplicemente che le persone si divertano. Il divertimento è il mezzo. La soddisfazione personale è il ponte che accompagna il pubblico da un mondo, quello da cui siamo partiti, in cui il Covid aveva disintegrato ogni possibile evento legato all’indipendente a Milano, a un mondo in cui le persone, attraversando questo ponte fatto di gioco, divertimento e attività, arrivano a conoscere e ad avvicinarsi a forme di intrattenimento più alte.

“Alte” non nel senso di inaccessibili o riservate a pochi, assolutamente no. Noi siamo fermamente convinti che la media delle persone sia perfettamente in grado di conoscere e apprezzare il valore di un gioco indipendente. Il problema è che spesso è difficile creare dei touchpoint con queste persone e farle uscire dalla comfort zone.

Esistono grandi marchi, grandi prodotti e grandi contenuti, spesso più facilmente fruibili e, oggettivamente, anche qualitativamente altissimi, perché dietro hanno investimenti importanti. Ma tendono a monopolizzare l’attenzione.

Quello che vogliamo fare noi è dire: “Ti facciamo divertire, ti facciamo vivere un’esperienza che ti rimane, ma allo stesso tempo cerchiamo anche di educare”. Educare non perché ci sentiamo superiori, ma perché siamo i primi ad avere bisogno di esporci a questo mondo. Noi lo facciamo organizzando; alle persone chiediamo di farlo giocando e divertendosi.

Anche gli ospiti sono pensati con questo approccio. Quando coinvolgiamo aziende o realtà più commerciali — che investono per essere presenti sabato e domenica — la nostra premessa è sempre la stessa: vogliamo un contenuto di qualità per il pubblico. Il taglio deve essere pop, ma deve lasciare qualcosa.

Una persona che dedica tempo in quel contesto non può limitarsi ad ascoltare una marchetta. Non è un valore aggiunto né per noi né per loro. Questo è il nostro approccio.

Cotoletta d'oro

Il premio la Cotoletta d’Oro

  • La Cotoletta d’Oro è uno dei momenti più attesi dell’evento. Che valore ha per voi questo premio e in che modo coinvolge il pubblico e gli sviluppatori?

Mattia: Allora, la Cotoletta d’Oro è la nostra versione low budget di una cotoletta stampata in oro massiccio, una cotoletta in 3D stampata da Alessandro, fratello di Fabio.

È un premio che, nelle prime edizioni, è stato assegnato esclusivamente ai videogiochi. Quest’anno, invece, ce ne saranno tre: uno per i videogiochi, uno per i giochi da tavolo e uno per i giochi di ruolo. Abbiamo voluto renderlo ancora più democratico.

Nelle scorse edizioni i partecipanti ricevevano un bollino, un adesivo da poter attaccare su un cartellone con il logo del gioco esposto. Quest’anno stiamo lavorando a una modalità di voto più digitale, perché ci aspettiamo davvero tante persone e la gestione fisica degli adesivi sarebbe stata scomoda, anche a livello di spazio.

Quello che rimane invariato è il principio: le persone arrivano all’evento, provano i giochi e votano. È il pubblico a scegliere i vincitori nelle tre categorie.

Insieme al premio, i vincitori riceveranno anche altri riconoscimenti, “beni, servizi, opportunità” che vogliamo offrire come ringraziamento concreto per il loro lavoro.

Fabio: Aspetto importante della Cotoletta d’Oro è che i premi associati non li annunciamo prima dal momento che un premio, per sua natura, tende a generare competizione ma il nostro evento nasce con l’obiettivo di creare collaborazione.

Fin dall’inizio, quindi, abbiamo raccontato la Cotoletta d’Oro come qualcosa di goliardico, divertente. Un gioco nel gioco. È successo di tutto: gente che cercava di accaparrarsi voti in ogni modo possibile, persone venute in cosplay, amici e parenti chiamati a votare.

Il punto però è questo: non vogliamo creare una competizione vera e propria, strutturata, perché andrebbe contro i nostri valori. Per noi non esiste un gioco migliore di un altro in senso assoluto.

Dall’altro lato, però, ci piace l’idea che il pubblico possa contribuire ed esprimere le proprie preferenze. Abbiamo quindi cercato una misura intermedia: evitare un premio che crei competizione malsana, ma allo stesso tempo mantenere un riconoscimento che, nella sua dimensione goliardica e divertente, restituisca valore.

Grazie ai nostri partner, aziende che hanno messo a disposizione prodotti, servizi e opportunità, il premio non è solo simbolico. Quello che viene assegnato al vincitore della Cotoletta d’Oro si traduce in un valore concreto, utile per portare avanti il proprio progetto.

L’anno scorso ha vinto CiaoGigi, studio fondato da Edoardo Tebaldi ed Emma Brugnara (entrambi alumni di NABA), e assieme al premio hanno ottenuto una giornata in Slitherine per scoprire come funziona il lavoro di un grande publisher internazionale.

Questo è anche il motivo per cui non stiamo ancora svelando nel dettaglio quali saranno i premi.

Le attività presenti a Cotoletta8bit

  • Per chi si avvicina per la prima volta a Cotoletta8bit, quali momenti o attività sono imperdibili?

Fabio: In realtà, se dovessimo raccontare Cotoletta in due parole, l’attività principale è una sola: giocare. Entri, trovi le aree e giochi.

Quest’anno, però, abbiamo aggiunto una novità importante: una quarta area, dedicata all’arte. Spesso e volentieri la parte artistica passa un po’ in sordina. Le persone magari ci prestano attenzione, ma non si soffermano davvero su chi c’è dietro, su come nasce un progetto artistico, su tutto il processo creativo.

Abbiamo quindi fatto un primo passo in questa direzione: in uno degli edifici di NABA abbiamo dedicato un intero piano a talk e workshop in ambito artistico, oltre a una piccola mostra indipendente. Sarà un’esposizione dei lavori preparatori alla realizzazione di giochi indipendenti italiani che oggi stanno andando anche molto bene.

Parliamo quindi di concept art, studi, iterazioni, tutto ciò che precede il prodotto finale. A questi saranno associati anche i lavori degli studenti di NABA e delle altre scuole partner dell’evento che sono AIV Accademia Italiana Videogiochi, MIND Academy, Skyup Academy, TheSign e Techtalent Factory.

Ci sarà poi una jam artistica, che sarà un’occasione per chi partecipa, soprattutto artisti, di disegnare e realizzare un’opera insieme ad altre persone che fanno lo stesso mestiere, magari in ambiti diversi. È un momento utile per socializzare, fare rete, ma anche per ottenere un riconoscimento: le opere realizzate verranno esposte, votate dal pubblico e ci sarà un premio dedicato agli artisti.

Per cui sì, Cotoletta è fatta di giochi, ma è anche fatta di arte e di tutto quello che sta dietro alla creazione di un gioco.

Mattia: Cotoletta è giocare. Se sei un appassionato di videogiochi, giochi da tavolo o giochi di ruolo, il nostro consiglio è semplice: vieni e prova almeno un videogioco, almeno un gioco da tavolo e almeno un gioco di ruolo.

Abbiamo poi due momenti cerimoniali importanti, perché la dimensione drammaturgica per noi è fondamentale: la cerimonia di apertura, in cui raccontiamo le attività e diamo il via all’evento, e la cerimonia di chiusura, in cui tiriamo le somme e assegniamo i premi.

Quest’anno, però, ci sarà anche una “cerimonia di mezzura”, il sabato sera, una sorta di momento centrale tra apertura e chiusura. Sarà una piccola attività che per noi sarà davvero divertente e che consigliamo a tutti di non perdere.

Si tratterà di un doppiaggio live: Federico Maggiore, doppiatore professionista, estrarrà da un cilindro delle modalità particolari con cui doppiare i trailer di alcuni videogiochi presenti all’evento, quelli che noi dello staff abbiamo trovato più interessanti o curiosi. Potrebbe capitare, ad esempio, di sentire un gioco molto serio doppiato con un accento russo o con l’interpretazione di una persona ubriaca.

Per noi è un momento di grande coinvolgimento del pubblico. È divertente, ma allo stesso tempo permette di far conoscere alcuni dei giochi presenti e di valorizzare le capacità di un professionista del settore come Federico.

Questa attività si terrà in G.04, l’Aula Magna di NABA, che sarà anche il palco delle cerimonie di apertura e chiusura e uno dei cuori principali dell’evento.

Fabio: Se Mattia ha citato il doppiaggio live con Federico Maggiore come attività imperdibile, io aggiungo un’altra iniziativa di quest’anno: la lotteria “Cabinato d’Asporto”.

È una piccola iniziativa che abbiamo messo in piedi, non senza difficoltà, mettendo in palio un cabinato con dentro Street Fighter I, II e II. Le persone potranno acquistare i biglietti della lotteria e provare a vincere il cabinato.

Credo che questa possa essere una delle attività più interessanti di quest’anno, quantomeno per la possibilità di portarsi a casa un ricordo indelebile dell’evento. Perché, diciamocelo, avere un cabinato in casa è quasi un’esperienza mistica.

  • Noi vi ringraziamo per la disponibilità, ma prima di andare vorremo che ci raccontaste un aneddoto su Cotoletta.

Fabio: L’aneddoto che posso raccontare riguarda l’anno scorso. Adesso lo prendiamo a ridere, ma in quel momento è stato piuttosto tragico.

Una settimana prima dell’evento, era lunedì e Cotoletta sarebbe stata il sabato, mi sono ritrovato al pronto soccorso con un’appendicite. Nel pieno dell’agonia non avevo nemmeno realizzato che mi avrebbero dato dei giorni di malattia. Alla fine mi hanno dato due settimane.

Mi sono quindi ritrovato nell’impossibilità di partecipare all’evento. So che può sembrare folle, ma durante quella settimana ho fatto tre prelievi per cercare di capire se i valori stessero rientrando. Non mi hanno operato, per mancanza di posti in ospedale, mi hanno dato l’antibiotico e mi hanno rimandato a casa.

Il venerdì sera sono andato in guardia medica perché il mio medico di base non poteva togliermi la malattia. Ho praticamente supplicato: “Vi prego, domani ho un evento, toglietemi la malattia perché altrimenti non posso andare”. Mi hanno guardato e mi hanno detto: “Guardi, lei non sta tanto bene. Torni a casa e si riposi”.

Così quell’evento l’ho fatto un po’ da hacker: sono rimasto a casa a coordinare tutto in videochiamata. Mi chiamavano per chiedermi dove mettere un tavolo, come gestire una situazione, cosa fare in un determinato momento. Me lo sono goduto in questo modo.

Al momento è stato tristissimo, ma a posteriori anche divertente. Mattia ha colto l’occasione per trasformare la cerimonia di chiusura in qualcosa di completamente diverso dal previsto, tutto incentrato sul fatto che io fossi praticamente morto o comunque in convalescenza. Ed è andata così.

Mattia: Fondamentalmente, per ogni assenza di Fabio ne abbiamo approfittato per far conoscere meglio i membri del resto del team. Sul palco sono saliti Alice – senza la quale nulla di tutto questo sarebbe stato possibile per me, Leonardo, e Giorgio.

Diciamo che diverse persone hanno indossato simbolicamente gli abiti di Fabio, calandosi nel ruolo con più o meno successo. Però, alla fine, è andata bene. E sono contento.

 

Facebook Comments

Articoli Correlati


© Copyright © 2019-2024 videogiochitalia.it All Rights Reserved

Scroll To Top