L’iniziativa Stop Killing Games, che aveva raccolto le firme necessarie per ottenere una valutazione ufficiale da parte delle istituzioni europee, è stata respinta dalla Commissione Europea.
Ma cosa significa davvero questa decisione? E quali potrebbero essere le conseguenze per il futuro dei videogiochi? Proviamo a fare chiarezza.
Indice
Perché Stop Killing Games era importante? E cosa cambia dopo la bocciatura?
Prima di tutto, è utile capire di cosa si tratta. Stop Killing Games (SKG) è un movimento nato per tutelare i consumatori e preservare l’accesso ai videogiochi anche dopo la loro rimozione dal mercato. L’iniziativa è stata lanciata nel 2024 da Ross Scott in seguito alla chiusura di The Crew, gioco di guida che richiedeva una connessione costante a Internet nonostante fosse principalmente un’esperienza single player.
L’obiettivo della campagna era semplice: garantire ai giocatori la possibilità di continuare a utilizzare i titoli acquistati anche dopo la fine del supporto ufficiale da parte degli sviluppatori o degli editori. Alla base della richiesta c’era il principio secondo cui chi compra un videogioco dovrebbe poter continuare ad accedervi, senza rischiare di perderlo a causa della disattivazione dei servizi online.
Nonostante abbia riconosciuto l’importanza del tema, la Commissione Europea ha concluso che una normativa specifica sarebbe difficile da introdurre nell’attuale quadro legislativo. Secondo Bruxelles, le norme esistenti in materia di diritto d’autore e proprietà intellettuale rendono particolarmente complessa l’imposizione di obblighi generalizzati all’intera industria videoludica.

Nel frattempo, molti utenti hanno puntato il dito contro Yves Guillemot, CEO di Ubisoft, accusandolo di aver preso parte a un incontro riservato con la Commissione Europea organizzato da Video Games Europe circa due settimane prima della risposta ufficiale all’iniziativa.
Sebbene sia comprensibile che l’attenzione si sia concentrata su Ubisoft – l’azienda la cui decisione di chiudere i server di The Crew ha dato origine all’intera vicenda – al momento non esistono elementi concreti che dimostrino un’influenza diretta sull’esito della valutazione. Per questo motivo è preferibile attenersi ai fatti ed evitare speculazioni in attesa di eventuali sviluppi.
La decisione della Commissione rappresenta senza dubbio una battuta d’arresto per il movimento, ma non segna necessariamente la fine della discussione. L’Unione Europea ha infatti dichiarato di voler collaborare con gli operatori del settore per definire un codice di condotta volontario, volto a stabilire linee guida e buone pratiche sulla gestione dei videogiochi quando vengono ritirati dal mercato o quando i servizi online vengono dismessi.
Parallelamente, Bruxelles lavorerà insieme alle associazioni dei consumatori e alle autorità competenti per migliorare la conoscenza dei diritti già riconosciuti agli utenti. Un primo rapporto sui progressi di queste iniziative è atteso entro la fine del 2026.
Per il momento, quindi, il tema resta aperto. La proposta di Stop Killing Games non ha ottenuto il via libera richiesto, ma il dibattito sulla conservazione dei videogiochi e sui diritti dei consumatori nel mercato digitale è tutt’altro che concluso. Noi continueremo a seguire la situazione e vi aggiorneremo non appena emergeranno novità.

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