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DOOM, LA RECENSIONE
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DOOM, LA RECENSIONE

by Danilo FilicettiFebruary 19, 2020

Riprendere in mano una serie come quella di Doom, così popolare negli anni ’90, e adattarla ai giorni nostri non deve essere stata per niente un’operazione semplice da parte di id Software, specie se la serie in questione ha contribuito in modo fondamentale alla proliferazione degli sparatutto in prima persona. 

La fama e la caratura di Doom sono il risultato di aver consolidato il genere, creato con un altro pezzo di storia che porta il nome di Wolfenstein 3D, da parte della stessa software house, senza badare a limiti in termini di violenza, azione e follia, che uniscono demoni e tecnologia in sanguinosi scontri.

Il reboot del gioco – arrivato anche su Nintendo Switch il 10 Novembre 2017 grazie a Panic Button – non solo è riuscito a ridare linfa ad una serie ormai spenta quasi del tutto (Doom 3 risale ormai al 2004), ma anche a creare probabilmente uno dei migliori FPS degli ultimi 15 anni, cosa che speriamo si replichi anche con il prossimo DOOM Eternal.

TRAMA

“La trama in un videogioco, è come la trama in un film porno. Ti aspetti che ci sia, ma in fondo non serve a niente.” Jhon Carmack

Nonostante l’abbandono di John Carmack da id Software, questa frase deve essere rimasta ben salda nelle menti degli sviluppatori della software house texana, visto e considerato quanta importanza viene data alla trama di DOOM. Il valore di una buona narrazione all’interno degli FPS ha fatto la fortuna di molte IP del genere – Halo e Half Life su tutti – riuscendo a dare ancor più qualità artistica ad una tipologia di videogioco che soffriva di questa assenza. Indipendentemente da quale sia stata la vostra reazione alla frase riportata in alto, l’assenza di una buona trama all’interno di un’opera videoludica è sempre una grave mancanza.

Nella nostra avventura vestiamo i panni di un soldato privo di memoria, risvegliato in catene all’interno di un sarcofago aperto e situato in una base umana su Marte. La zona è invasa da demoni, arrivati sul pianeta tramite un portale dimensionale aperto per sfruttare l’energia del mondo infernale, necessaria per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Il compito del nostro eroe sarà quello di sconfiggere tutti i mostri e chiudere il portale, così da scongiurare l’apocalisse. 

Lo sviluppo e la piega che prenderà la vicenda non solo non vi stupirà, ma non sarà per nulla di vostro interesse, visto e considerato che l’unica cosa che vi terrà incollato alla schermo – uccidendo demoni e mostri – sarà solamente un gameplay frenetico e intrigante. Fortunatamente la narrazione è molto scorrevole e lineare, priva di qualsivoglia complicazione che possa portare il giocatore a logorasi, adempiendo perfettamente al suo compito: fungere da ottimo pretesto per andare avanti nei livelli a uccidere orde di creature deformi. L’assenza di cutscene inoltre non aiuta per niente una storia che già di per sé non brilla per immedesimazione ed emozioni, anzi, contribuisce in maniera molto significativa ad un distaccamento quasi totale dal protagonista, se non fosse per la caratteristica visuale in prima persona.

GAMEPLAY E AMBIENTI

DOOM è il suo gameplay. Come in ogni FPS che si rispetti, il gameplay è la parte centrale del gioco, la base su cui tutto si poggia, specie quando abbiamo una trama così piatta. DOOM si impone in un panorama ben definito, che la saga stessa ha contribuito – in maniera consistente – a creare. Non aggiunge nulla di nuovo al genere, anzi va a ripescare formule oramai sorpassate, provando – e riuscendo- a modernizzarle, risultando quasi fresco. I movimenti del personaggio sono la componente primaria del gameplay, unita ovviamente ad un abile uso delle armi. Scordatevi infatti le camminate sui muri, i voli con i Jetpack, o gli attacchi speciali dovuti a qualche strano potere, diventati ormai lo standard degli sparatutto odierni. Muoversi è la parola d’ordine: l’ambiente di gioco non vi fornirà coperture, se non quelle ambientali, e la barra della vita si ricaricherà solo mediante l’uso di kit medici sparsi per la mappa, mentre lo scudo sarà utilizzabile trovandolo in giro per le varie aree.  

Le armi, oltre ad essere di vario tipo e a fornire più modi per distruggere e massacrare i nemici, rappresentano un’importante evoluzione della serie. Ognuna di esse, tranne quelle speciali, può essere modificata grazie ai droni da campo, che vi forniranno due possibili potenziamenti da scegliere. Ogni modifica può essere migliorata mediante i punti potenziamento, ottenuti tramite il completamento delle sfide missioni attivate a inizio livello, oppure tramite la vostra abilità nel combattimento. Inoltre, a seconda della quantità di danni che infliggerete ai demoni, questi saranno evidenziati prima in blu, e successivamente, una volta vicini, in rosso, in modo da poter avviare, mediante l’apposito tasto, un’uccisione epica che varierà a seconda delle angolazioni da cui attaccherete. Come le armi anche l’armatura Praetor può essere potenziata, spendendo i token Praetor, anch’essi sparsi in giro per la mappa. I token possono essere utilizzati per potenziare l’armatura in 5 sezioni diverse, mentre per aumentare in modo permanente le statistiche di salute, armatura e munizioni dovremo trovare le celle di energia Argent. Esistono anche delle rune, che altro non sono che dei potenziamenti passivi, ottenibili tramite una serie di sfide a tempo, posizionate lungo il percorso. 

Il vostro stile di gioco varierà a seconda della difficoltà che sceglierete. Infatti, con l’aumentare di questa, aumenteranno non solo i nemici, ma anche il danno subito, cosa che metterà a dura prova la vostra abilità nei movimenti.

DOOM non è di certo un open world o un sandbox, ma le aree – soprattutto quelle all’aperto – sono molto vaste e strutturate su livelli. Importante l’utilizzo della mappa, che, oltre a non farvi perdere mai la bussola, appare essenziale per non saltare nessuna zona, per non lasciarsi sfuggire nessun potenziamento o segreto. In alcune zone, specificatamente costruite per le classiche orde, si possono anche trovare alcuni potenziamenti temporanei, come il Quad Damage in grado di quadruplicare il danno, o la Velocità, che non solo incrementa la velocità dei movimenti, ma anche la cadenza di fuoco e la ricarica.

Fondamentale il resoconto di fine missione, suddiviso in tre sezioni che ci permettono di avere un quadro completo su quanto raccolto, portato a compimento e abbandonato, così da riuscire a terminare al 100% il livello. 

Malgrado una ripetizione di fondo nel gameplay, DOOM riesce nella sua semplicità a colpire là dove è necessario, divertendo e non stancando mai, specialmente a chi è amante degli sparatutto duri e puri.

MULTIPLAYER

Negli ultimi quindici anni il comparto multigiocatore è diventato di fondamentale importanza nei videogiochi, soprattutto negli FPS. Nonostante sembrerebbe impossibile non aspettarsi un multiplayer di livello anche in DOOM, purtroppo non tutto è andato per il verso giusto. Co-sviluppato con lo studio Certain Affinity, famoso anche per aver collaborato nella realizzazione di alcuni titoli della serie Halo, il multiplayer di DOOM risulta essere una semplice aggiunta ad un gioco che già di per sé offre molto, senza però andare ad innovare dove effettivamente ce ne fosse più bisogno. La divisione nelle classiche modalità degli sparatutto multipalyer non basta a catalizzare su di sé l’attenzione, anzi non fa altro che spostare il giocatore sul singleplayer. Certo la possibilità di diventare un demone nel corso delle partite aggiunge un pizzico di varietà, ma non basta a renderlo un grande multiplayer. Va però tenuta in grande considerazione – anche se interessa un gruppo limitato di persone – la funzionalità SnapMap, che altro non è che un editor di mappe. Le molteplici possibilità che questa modalità offre regalano un piacevolissima varietà negli scontri con altri giocatori. Come ogni modalità di editor nei videogiochi, potrebbe non interessare a tutti e molti potrebbero solo dedicarsi a giocare queste mappe più che a crearle, ma rimane un’aggiunta interessante.

COMPARTO TECNICO

Il comparto tecnico è probabilmente l’aspetto più contraddittorio di tutto il gioco. Se da un lato la grafica e i dettagli non gridano al miracolo, dall’altro il frame rate e la fluidità sono ai limiti della perfezione, merito del sapiente uso da parte degli sviluppatori del motore grafico id Tech 6. Che lo giochiate su console di inizio generazione, su Xbox One X, Playstation 4, o anche su un PC performante, il frame rate rimane stabile in tutte le sezioni del gioco, dimostrandosi sempre molto fluido anche nelle parti più concitate. Come detto in precedenza, però, l’aspetto grafico presenta non pochi problemi, non è infatti raro vedere texture non sempre caricate che vanno a rovinare l’esperienza visiva. I dettagli estetici invece presentano una cura più attenta alle armi ed ai nemici: le prime sono costruite con premura e precisione, i secondi riprodotti fedelmente, con un’attenzione particolare sui più iconici della serie.

Tutto ciò che concerne la parte relativa alle musiche, invece, si sposa alla perfezione con le caratteristiche dell’universo di DOOM, fatto da azione, massacro e da quella componente splatter così identitaria per la serie. L’appartenenza principalmente al genere metal – espandendosi però anche nell’elettronica – è la prerogativa della colonna sonora, che non va solo ad accompagnare il gameplay così scatenato, ma è parte fondamentale dell’esperienza di gioco. Indimenticabili sono alcune delle tracce – che vi invitiamo caldamente a recuperare anche senza mettere mano al gioco – come ad esempio BFG DIVISION, pezzo che troveremo più volte durante i combattimenti. Non a caso la colonna sonora, composta da Mick Gordon – famoso per aver lavorato anche alle musiche di Wolfenstein: The New Order- , è stata vincitrice del premio per il Best Music/Sound Design dei Game Awards 2016. Per fare un piacere alle vostre orecchie vi alleghiamo il video dell’esibizione del compositore durante la cerimonia di premiazione.

La forza delle musiche dunque sta proprio nell’essere così importanti per il gameplay, unendosi alla perfezione con quest’ultimo, regalando momenti di pura adrenalina. Va infine menzionato anche il doppiaggio che risulta ottimo nonostante una trama ed una narrativa di mediocre livello.

CONCLUSIONI

Il nuovo DOOM se ne frega di tutto e prova a ristabilire le regole del genere non solo da un punto di vista di meccaniche, ma anche da quello dell’aspetto estetico, tanto da considerare più importante le performance della grafica. Nella sua semplicità risulta perfetto, diventando un un ponte generazionale capace di far avvicinare i più giovani ad un caposaldo dei videogiochi e di far tornare i più vecchi, allontanatisi per via di un’evoluzione del genere mai accettata. L’assenza di spessore alla trama non va a rovinare un gioco così ben calibrato e costruito, ma ad un’analisi più obiettiva è sicuramente una nota negativa da registrare e giudicare nel complesso di una recensione; mentre un multiplayer di poco valore va lievemente a minare quanto fatto nel comparto singlepalyer. Nonostante tutto, DOOM rimane il gioco che più incarna il vero spirito degli sparatutto e che, senza la minima ombra di dubbio, si attesta tra gli FPS più importanti di questa generazione.

VOTO:8

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