“La pagina ha il suo bene solo quando la volti e c’è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro. La penna corre spinta dallo stesso piacere che ti fa correre le strade. Il capitolo che attacchi e non sai ancora quale storia racconterà è come l’angolo che svolterai uscendo dal convento e non sai se ti metterà a faccia con un drago, uno stuolo barbaresco, un’isola incantata, un nuovo amore.”
C’è un ingrediente in particolare in grado di rendere davvero indimenticabile una storia. Italo Calvino lo descrive molto bene nel suo “Il Cavaliere inesistente” (1959) e lo fa con una semplicità e una chiarezza quasi disarmante.
Parla, in particolare, di quella sensazione che spinge il lettore a voltare la pagina di un libro con la smania di sapere come andrà a finire, di quel fascino per l’ignoto in grado di trascinarlo verso qualche spettacolare o terrificante sorpresa. Insomma, di quello che potremmo semplicemente descrivere come il senso dell’avventura, motore che pervade tutte le grandi storie di fantasia.
Ma c’è un motivo se abbiamo scelto di parlare di senso dell’avventura proprio in apertura della recensione di the Blood of Dawnwalker perché la nuova opera prima di Rebel Wolves pubblicato da Bandai Namco Entertainment fa una cosa che ogni grande GDR e ogni grande storia dovrebbe fare: renderci liberi di scegliere come raccontare il nostro viaggio.
Quale strada percorrere, quale sfida affrontare, che tipo di eroe essere, lasciandoci trascinare dalla curiosità e dalla voglia di scoprire cosa si nasconde dietro la prossima pagina. È proprio questa libertà a trasformare il viaggio di Coen in qualcosa di profondamente personale, perché non esiste un unico modo per attraversare la Valle di Sangora, né tantomeno una sola maniera di affrontare gli eventi che ne sconvolgono gli equilibri.
Abbiamo trascorso oltre 60 ore in compagnia di questo giovane vesperale, tessendo le fila di un viaggio che a conti fatti si è rivelato essere molto più che una semplice storia di vampiri. Non un’opera perfetta, certo, ma un GDR duro e puro in grado di lasciare davvero il segno nel panorama di genere e soprattutto nel cuore di chi ha amato davvero le avventure del celebre strigo.
Vi spieghiamo più approfonditamente il perché in questo articolo, nel frattempo vi ricordiamo che potete acquistarlo in sconto su Instant Gaming, anche tramite Gift Card PS Store, Card Xbox, o Steam scontate.
Indice
La storia: tenta giorni e trenta notti
Ambientato nell’Europa del XIV secolo, the Blood of Dawnwalker racconta la storia di Coen, un giovane ragazzo che vive insieme alla propria famiglia nella Valle di Sangora, una regione devastata dalla guerra e dalla piaga della Peste Nera.
In questo clima di povertà e profonda incertezza, tutto viene ulteriormente sconvolto dall’arrivo dei Vrakhiri, una stirpe di vampiri che approfitta della debolezza degli abitanti della valle per conquistare il potere e instaurare un nuovo regime sotto la guida del loro signore, Brencis. Nel caos che ne consegue, Coen viene trasformato in un Dawnwalker, una creatura sospesa tra la propria natura umana e quella vampirica, che si ritrova costretto a mettere da parte ogni certezza per cercare di salvare la propria famiglia.
Da questo momento prende il via una corsa contro il tempo che rappresenta il vero cuore dell’avventura: Coen avrà infatti soltanto trenta giorni e trenta notti per liberare suoi cari e affrontare Brencis, decidendo di volta in volta come utilizzare il poco tempo a sua disposizione e – soprattutto – quali scelte adoperare.
Se c’è un aspetto che fa brillare la produzione di Rebel Wolves questa è senza dubbio la scrittura. Reduci dall’esperienza di The Witcher, gli sviluppatori hanno messo a punto un tessuto narrativo profondo, ricco di sfumature e modellato per accogliere una fitta rete di scelte e conseguenze in grado di alterare lo scorrere del racconto e l’evoluzione di Coen.
Ogni singola opzione di dialogo, ogni decisione presa lungo il cammino verso i titoli di coda contribuirà a definire non solo la lista dei possibili finali (noi ne abbiamo provati 3 dei sette totali disponibili), ma anche i rapporti con i personaggi, le fazioni e con la nostra natura di vampiro. La campagna principale si accompagna infatti a una grande quantità di missioni secondarie, spesso tutt’altro che semplici parentesi narrative, che ci permettono di conoscere più da vicino gli abitanti della valle, le loro paure, le loro speranze e i conflitti che si nascondono dietro la guerra contro i Vrakhiri.
La caratterizzazione dei personaggi poi è eccelsa: Coen è un eroe dalle abilità sovrannaturali, ricco di virtù e visceralmente legato alla sua famiglia, ma anche profondamente umano e tormentato da un senso di colpa legato al suo passato che gli impedisce di vivere serenamente la propria vita al di fuori del contesto della valle.
La sua trasformazione in Dawnwalker poi viene rappresentata non come un semplice espediente narrativo, ma come un conflitto interiore che accompagna il protagonista per tutta la durata dell’avventura e che lo porta a interrogarsi continuamente sulla propria identità, sulle proprie scelte e sul confine tra ciò che è giusto e ciò che è necessario fare per raggiungere il proprio obiettivo.
E la stessa identica cura la ritroviamo poi nella caratterizzazione dei comprimari, personaggi spesso moralmente in bilico, e capaci di infondere carattere alla mitologia del gioco, alimentando il fascino di questo racconto fatto di sangue e giochi di potere.

Minuti contati: gestione del tempo e progressione
Come sottolineato in apertura, Coen avrà trenta giorni e trenta notti per portare a termine il suo obiettivo. E qui veniamo ad un altro elemento cardine della produzione di Rebel Wolves: la gestione del tempo. In The Blood of Dawnwalker, infatti, il tempo è una vera e propria risorsa nelle mani del giocatore che dovrà capire come impiegarlo abilmente per completare gli obiettivi disseminati lungo la sconfinata valle di Sangora.
Ogni giorno e ogni notte è scandito da otto slot orari e ogni quest richiederà uno specifico dispendio di tempo. Ma non solo: a far scorrere in avanti le lancette dell’orologio non saranno solo le missioni. Cercare un tesoro nascosto, ripulire un covo di banditi, soccorrere un personaggio in pericolo e altre specifiche attività richiederanno tempo e starà a noi capire come ridistribuire le ore a disposizione durante le fasi esplorative.
Tra l’altro ci sono anche alcune specifiche missioni che potranno essere portate avanti solo di giorno o solo di notte (ciascuna contraddistinta dal simbolo del sole o della luna), o quest che hanno i minuti contati (contrassegnate dal simbolo dell’orologio) e che dovranno essere completate entro poche ore. Ciò vuol dire che saremmo portati costantemente a fare delle scelte.
Durante le nostre 60 ore di gioco abbiamo portato a termine gran parte delle missioni secondarie disponibili, scegliendo però di lasciare da parte numerose attività a disposizione (senza contare ovviamente le missioni aggiuntive disponibili per le linee narrative dei personaggi secondari).
Insomma, è chiaro che una singola run non basta per completare il gioco al 100% ed i molteplici finali disponibili ne sono la prova. Si tratta, quindi, di una scelta che funziona particolarmente bene non solo ai fini della rigiocabilità, ma anche nella caratterizzazione stessa dell’esperienza di gioco, poiché trasforma ogni giornata in una partita a scacchi dove bisogna pianificare gli spostamenti e scegliere quali incarichi affrontare.
Tra l’altro – cosa non meno importante – anche l’acquisizione di nuove abilità richiede il più delle volte delle ore di addestramento per Coen. Il nostro protagonista, infatti, potrà fare affidamento sulla presenza di un nutrito albero delle abilità, opportunamente diviso in tre macro-sezioni: stregoneria, maestria con la spada e vampirismo.

A seconda dello stile di gioco scelto e della build, potremmo scegliere quale approccio prediligere tenendo sempre conto che le mosse vampiriche potranno essere adoperate solo al calar della luna. E le cose qui si fanno parecchio interessanti poiché non solo alcune abilità potranno essere sbloccate solo tramite il ritrovamento e la lettura di specifici tomi, ma anche perché vi sono delle abilità uniche che potranno essere acquisite solo portando a termine delle particolari quest.
Per farvi un esempio, siamo riusciti ad acquisire un talento vampirico molto potente solo dopo aver bevuto il sangue di un nemico sconfitto in battaglia. Inoltre, tutte le abilità del ramo vampirismo richiederanno anche un alto livello di Corruzione che cresce sempre di più man mano che Coen consuma sangue. Ma di sorprese The Blood of Dawnwalker ne ha davvero parecchie, anche banalmente per quanto concerne l’equipaggiamento.
L’armamentario presente in The Blood of Dawnwalker è, infatti, davvero sconfinato e capace di offrire una discreta varietà di approcci al combattimento. Coen può fare affidamento su ben quattro diverse tipologie di armi, accessori e pezzi d’equipaggiamento (comune, superiore, eccellente ed epico), ognuno caratterizzata da statistiche e proprietà specifiche, che possono adattarsi maggiormente a determinate build.
A questi si aggiungono poi equipaggiamenti e accessori leggendari che possono modificare ulteriormente le caratteristiche del protagonista, spingendoci a cercare nelle varie aree della mappa nuove soluzioni per rendere Coen sempre più efficace in battaglia.

Sistema di combattimento e impianto ruolistico: luci e ombre
Il giorno e la notte, però, non alterano solo la natura del protagonista, ma anche le sue possibilità in combattimento. Di giorno, infatti, Coen è un essere umano e può contare solo sulla sua spada e sulle abilità di stregoneria per difendersi. È più debole e può recuperare l’energia soltanto attraverso il cibo o con appositi unguenti curativi.
Di notte, invece, Coen è un vampiro e ciò vuol dire che può spostarsi sui tetti tramite la Traslazione Astrale e sfoderare i suoi artigli per ferire i nemici. Non solo: la sua condizione gli impone anche di tenere a bada la sua sete di sangue.
Poiché se è vero che Coen può dissanguare nemici e creature selvagge per abbeverarsi in battaglia, è altrettanto vero che il nostro protagonista potrebbe anche rischiare di ferire qualche altro essere umano, se eccessivamente affamato. Ad esempio, nelle fasi iniziali dell’avventura ci è capitato di perdere letteralmente il controllo sulle nostre scelte e di finire per dissanguare un nostro alleato contrariamente a quella che era la nostra volontà.
In ogni caso, è senza dubbio interessante vedere l’impatto che ha questa sua duplice natura ha sull’approccio agli scontri. E qui, però, veniamo direttamente all’elemento più controverso dell’intera produzione di Rebel Wolves: il sistema di combattimento.
Di base, quest’ultimo – analogamente a quanto già visto in titoli come Kingdom Come Deliverance 2 – si fonda su un sistema direzionale che permette al giocatore di scegliere la direzione dei propri fendenti, alternando attacchi dall’alto, dal basso e dai lati per cercare di colpire il nemico nei suoi punti più scoperti. E lo stesso vale per per le parate, che dovranno essere orientate nella direzione dell’attacco avversario per riuscire a respingerlo efficacemente.

A differenza, però, di quanto accade nel gioco di Warhorse Studios, però, il sistema di Rebel Wolves risulta decisamente più essenziale, ripetitivo e meno preciso, finendo per restituire una sensazione di controllo non sempre soddisfacente. Gli scontri uno contro uno riescono comunque a essere abbastanza godibili, ma quando sul campo entrano in gioco più avversari contemporaneamente la situazione tende rapidamente a diventare caotica, anche a causa di animazioni e tempi di risposta che non sempre aiutano il giocatore a leggere correttamente ciò che sta accadendo sul campo.
Il risultato è un sistema che, pur cercando di introdurre una componente tecnica e ragionata negli scontri, finisce spesso per risultare poco profondo soprattutto sul fronte strategico. A peggiorare poi ulteriormente la situazione ci pensano poi tutti i problemi che riguardano la gestione della telecamera, che possono rendere ancora più difficile comprendere la posizione dei nemici per reagire tempestivamente agli attacchi.
Detto questo, non si può di certo dire lo stesso dell’impianto ruolistico che – neanche a dirlo – pesca com’è evidente a piene mani dall’esperienza confezionata per le avventure del celebre strigo, donando al giocatore un titolo capace di enfatizzare la componente esplorativa per via delle numerose attività secondarie, incarichi e segreti disseminati per tutta la valle.
Ma non solo: oltre alle conseguenze legate alle scelte operate durante le quest, The Blood of Dawnwalker mette infatti sul piatto un interessante sistema di reputazione: man mano che il protagonista indebolirà le difese di Brencis, ostacolando le attività dei vassalli vrakhiri, il suo nome inizierà a riecheggiare nella valle.
Questo comporterà diverse conseguenze: poiché Coen non solo riuscirà a farsi dei nuovi alleati grazie alla sua nomea, ma inizierà ad essere davvero temuto dai suoi nemici portando Brencis ad emanare degli editti atti ad ostacolare il viaggio di Coen. Un elemento che aggiunge dunque un ulteriore livello di profondità all’esperienza di gioco, rendendoci spettatori di un mondo che cambia e si evolve in base alle nostre azioni.

Comparto artistico e sonoro: tra folklore e mitologia
Uno degli elementi più riusciti della produzione di Rebel Wolves appare sicuramente il suo immaginario che pesca a piene mani dal folklore slavo e dalle leggende medievali dell’Est Europa. La storia di Coen si svolge nella fittizia Valle di Sangora, una regione sconfinata popolata da creature feroci, presenze sovrannaturali, strani giganti e vampiri.
Per costruirne l’identità, gli sviluppatori sono partiti da un’attenta ricerca storica, guardando soprattutto al ricco patrimonio mitologico delle regioni dei Carpazi. Non a caso molte delle creature che popolano Sangora nascono infatti dalla rielaborazione di antiche leggende locali, mentre villaggi, abitazioni e paesaggi prendono ispirazione da dipinti, manoscritti e testimonianze dell’epoca medioevale.
Il risultato è un mondo in cui realtà storica e fantasia riescono a convivere in maniera naturale ed è proprio questo intreccio che dona alla mitologia del gioco un’identità così particolare. Anche i vampiri, che qui prendono il nome di Vrakhiri, vengono rappresentati secondo i canoni più classici (trasformazione notturna, canini in vista, sete di sangue ecc…) ma con qualche piccola accortezza che ne reinterpreta le origini e la mitologia donando a queste creature uno spessore decisamente più umano e ambiguo.
C’è poi da dire che, al di là della scrittura sopraffina di cui abbiamo già precedentemente parlato, è possibile ritrovare nella produzione di Rebel Wolves anche una cura particolare nella costruzione e nella caratterizzazione degli ambienti. Ogni oggetto sembra voler raccontare una sua storia: dalle abitazioni più umili che appaiono spoglie e decadenti fino ad arrivare alle botteghe e ai luoghi di culto dove ogni suppellettile o segreto non sembra essere stato lasciato al caso.

Passando, invece, alle note dolenti, The Blood of Dawnwalker mostra purtroppo un profilo tecnico molto grezzo tra costanti bug, cali di frame rate, animazioni poco rifinite e fastidiosi effetti di pop-in. Abbiamo giocato l’avventura su Xbox Series S, dove il problema risulta particolarmente evidente soprattutto nelle fasi di esplorazione, con elementi dello scenario che scompaiono a distanza ravvicinata e una resa generale non sempre all’altezza delle ambizioni produttive.
Si tratta di difetti che, pur non compromettendo l’esperienza nel suo complesso, finiscono inevitabilmente per spezzare l’immersione e ricordarci di essere di fronte ad un prodotto che avrebbe avuto bisogno di un’ulteriore fase di rifinitura. Ovviamente, trattandosi di un gioco di ruolo così esteso, era inevitabile aspettarsi la presenza di sporcature e difetti di questo tipo, ma speriamo che possano essere in gran parte risolti grazie all’arrivo di future patch correttive.
Ottima, invece, la colonna sonora, composta per l’occasione da Nikola Kołodziejczyk, Piotr Musiał e Mikolai Stroinski e arricchita da brani orchestrali affiancati da archi, percussioni e voci che esaltano la componente epica e i toni medievali dell’avventura.
Menzione d’onore, infine, anche per lo splendido doppiaggio in italiano che restituisce grande personalità ai protagonisti e ai numerosi comprimari, rendendo particolarmente piacevoli i dialoghi e contribuendo a rendere ancora più coinvolgente l’esperienza narrativa. Un’aggiunta che si pone come ulteriore elemento di arricchimento di una produzione capace di distinguersi per la sua grande attenzione riservata alla componente narrativa e alla costruzione del suo affascinante universo. Trovate qui la lista completa dei doppiatori.
The Blood of Dawnwalker recensione: il commento finale
The Blood of Dawnwalker è un vero e proprio diamante grezzo: un action GDR che, pur mostrando tutta una serie di lacune sotto il profilo ludico e tecnico, appare ricchissimo, affascinante e contraddistinto da un carisma unico. La storia di Coen ci trasporta all’interno di un immaginario storico vivo e pulsante dove la realtà storica si intreccia con l’elemento soprannaturale per dare vita ad un’epopea dark fantasy che non smette di coinvolgere ed ammaliare per tutta la durata dell’avventura.
L’opera prima di Rebel Wolves eredita molti dei punti di forza della saga di The Witcher a partire dalla scrittura che ci regala la presenza di comprimari e quest capaci di lasciare il segno, fino ad arrivare al world building solido e ricco di sfaccettature. Insomma, The Blood of Dawnwalker è un grande, grandissimo GDR: un acquisto obbligato se siete amanti del genere e soprattutto se siete tra i fan delle avventure dello strigo.
La saga di Coen molto probabilmente avrà un seguito (il finale lascia aperto lo spiraglio per un sequel) e noi, dal canto nostro non vediamo l’ora di vedere nuovamente Rebel Wolves all’opera, curiosi di scoprire come lo studio saprà far evolvere le idee già messe in campo con questo promettente esordio.
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Il sistema di combattimento non è all’altezza delle ambizioni della produzione