Intervista a Emanuela Pacotto, doppiatrice – voce di Claire Redfield, Bulma, Nami, Sakura, Jessie

Ospite di oggi nel nostro consueto appuntamento con i doppiatori di videogiochi è Emanuela Pacotto, voce di alcuni dei personaggi più importanti del mondo dell’animazione, delle serie TV e ovviamente del medium che tanto amiamo, ossia i videogiochi.

Emanuela inizia la sua carriera nel 1975, partecipando a concorsi canori e servizi pubblicitari. Avvia la sua professione come doppiatrice interpretando la versione recitata di Kiss Me Licia, da lì inizio un vero e proprio cammino affermandosi in alcuni ruoli degli anime più visti in Italia. Emanuela presta la sua voce a Bulma in Dragon Ball, Nami in One Piece, Jessie in Pokémon e Sakura Haruno in Naruto. Per quanto concerne il mondo videoludico, menzioniamo solo alcune delle decine di interpretazioni: Claire Redfield del remake di Resident Evil 2, Catherine-B320 “Kat” di Halo Reach, Alice, di Alice: Madness Returns, Triska di Bulletstorm. Inoltre, è la voce ufficiale di Fortnite della modalità Battaglia Reale.

 

  • Cosa ti ha spinto ad entrare nel mondo del doppiaggio? 

Probabilmente il destino, erano gli anni ’80 e sono stata scelta per interpretare il ruolo di Marika, nel telefilm cult e anche un po’ trash, di Love me Licia. Ho cominciato la mia carriera di doppiatrice doppiando me stessa, per cui devo dire che sono entrata nel mondo del doppiaggio in maniera del tutto casuale, poi mi sono innamorata subito del mondo del doppiaggio e forse il mondo del doppiaggio si è innamorato di me.

 

  • Sappiamo che hai doppiato una moltitudine di personaggi televisivi, dei cartoni animati e dei videogiochi, quanto è importante sposare le emozioni per interpretare al meglio un personaggio?

Credo sia fondamentale, almeno per come concepisco io il lavoro del doppiatore. Io penso sempre che un attore, perché ricordiamo che un doppiatore prima di tutto deve essere un attore, non deve interpretare un personaggio, ma essere quel personaggio, per riuscire in qualche modo ad essere il più credibile possibile e quindi riuscire a trasmettere delle emozioni. Credo sia fondamentale essere sempre cosciente di quello che stiamo facendo, perché comunque all’interno del doppiaggio sappiamo che ci sono tante sfumature diverse a seconda di quello che leggendo; se io sto doppiando un cartone animato piuttosto che un videogioco, l’importante è essere consapevoli di quello che si trova a leggio.

In sostanza, se io sto lavorando per doppiare un videogioco, non è quindi soltanto il doppiare un personaggio, la cosa importante per esempio è essere a conoscenza che molte volte in un videogioco tu non hai un’immagine da doppiare, ma accompagni il giocatore in un’avventura. Magari la parte che stai doppiando in realtà sono i comandi di gioco o dei suggerimenti per il giocatore, per cui è importante che tutto sia assolutamente vero e soprattutto coinvolgente. Se sono consapevole che sto accompagnando il giocatore in questa avventura, io lo immagino nella sua stanzetta con la cuffia in testa immerso nel suo videogioco, so che il mio approccio vocale è fondamentale, per cui sposare le emozioni e sposare in totale quello che stai facendo è indispensabile. Così sai che riesci a giocare con le emozioni e a rendere quello che stai facendo molto più ricco e fruibile.

 

  • Qual è stato il personaggio più difficile da doppiare? E a quale sei più affezionata?

Non c’è un personaggio che è stato particolarmente difficile da doppiare, magari ce n’è stato qualcuno uno più faticoso rispetto a un altro, però non estremamente difficile. Perché in genere cerco di calarmi nel personaggio e quindi in realtà non trovo difficoltà, non sento la fatica, ovviamente finché non arriva la fine turno che magari mi raccattano come uno straccio. In quel momento stai vivendo quella situazione e quindi non ti rendi neanche conto della fatica o della difficoltà.

Ho un ricordo di quando muovevo ancora i primi passi e un collega mi disse: “Ok, adesso l’hai provata, hai capito cosa devi fare, hai i tempi, le pause, le battute. Adesso dimentica tutto e falla come solo tu la faresti questa battuta”. È stato un consiglio che io ancora mi porto dietro adesso, nel senso che è fondamentale per riuscire a regalare emozioni vere a chi ti ascolta e, dall’altra parte, facendo così non senti la fatica.

Di fronte a ogni nuovo personaggio c’è sempre un nuovo esame, una piccola difficoltà, ma affronto il tutto come se fosse una vera sfida. In quest’ottica poi mi diventa veramente difficile scegliere anche un personaggio preferito, anche perché io sono legata a tantissimi personaggi molto longevi come Bulma di Dragon Ball, Nami, Barbie, Sakura, Jessie, per cui è davvero difficile scegliere tra personaggi che mi stanno accompagnando da decine di anni. Mi sento realmente affezionata a tutti i miei personaggi, cioè una madre non può scegliere quale dei suoi figli preferisce, voglio bene a tutti.

 

  • Quali sono i consigli che daresti a nuovi e aspiranti doppiatori?
Jessie, membro del team Rocket nei Pokemon, doppiata da Emanuela Pacotto.

Le nuove generazioni sono chiaramente nate e cresciute in un contesto completamente diverso rispetto a quello in cui sono nati e cresciuti i doppiatori della mia generazione, perché in questa epoca va tutto veloce, sembra tutto assolutamente a portata di mano, tutto fruibile, dunque la sensazione è che ai giovani di oggi sia tutto assolutamente possibile senza tanto impegno, questo è il concetto che passa purtroppo.

Invece voglio far presente il fatto che quando si entra nel campo artistico, i vari mestieri non sono proprio alla portata di tutti, in sostanza non tutti possono dipingere, suonare, ballare. Per diventare un primo ballerino, non basta neanche allenarsi 10 ore al giorno, ma ci sono tutta una serie di cose che servono, per esempio, una certa fisicità, una certa grazia, tante cose che bisogna mettere insieme per riuscire a farsi strada nel campo artistico. Questo vale anche per il doppiaggio, quindi per i giovani aspiranti doppiatori, consiglio di avvicinarsi al mondo del doppiaggio con enorme rispetto: il primo passo è quello di iscriversi a un corso di recitazione, perché prima di tutto bisogna imparare a recitare, prima di imparare la tecnica del doppiaggio. Appoggiandosi a un corso di recitazione una persona può comprendere se gli piace realmente questo settore in quanto potrebbe magari a non apprezzarlo in realtà. Inoltre un corso di recitazione permette anche di capire se siamo portati per la recitazione, in quanto recitare delle battute non è proprio come leggere l’elenco del telefono.

Ammesso di avere le doti, perché quando ho frequentato l’accademia d’arte dei filodrammatici, il nostro presidente diceva: “Attori si nasce non si diventa”. Questo è vero, bisogna nascere con delle doti. Quindi, ammesso che chi vuole diventare doppiatore abbia tutte le doti per poterlo fare, a quel punto armatevi di tanta umiltà, pazienza e tanta forza e coraggio, perché dovrete lavorare duramente. Perché se in questi tempi moderni sembra tutto più accessibile, è vero anche che, se una volta il doppiatore non si doveva neanche cosa fosse, adesso invece in tantissimi vogliono fare i doppiatori. Perciò diciamo che è diventata una guerra, nel senso che c’è veramente una gara pazzesca, dovete dimostrare non di essere bravi, di più. Sono anni che faccio questo mestiere e pure ogni giorno ancora imparo delle cose. Pertanto, per chi comincia ripeto massima umiltà, perché ho avuto veramente a che fare con persone che davanti al leggio sembravano arroganti, ovvero con un atteggiamento poco consono al contesto.

 

Trishka in Bulletstorm, doppiata da Emanuela Pacotto.
  • Noi ti ringraziamo per la disponibilità, ma prima di andare vorremmo sapere un curioso aneddoto sulla tua carriera da doppiatrice.

Me ne vengono in mente diversi però visto che siamo su Videogiochitalia e quindi si parla del mondo videoludico, ricordo però di un vecchio videogioco. Ora come ora tutte le domande o tutte le curiosità sono riguardo a Claire Redfield, che è stato l’ultimo personaggio grosso che ho doppiato, o a Fortnite, che adesso mi vede come protagonista. Mi viene in mente questo vecchio videogioco che spero ricordiate, che era Alice: Madness Return. La figura di Alice era una figura molto particolare, parecchio dark e di riferimento avevamo soltanto l’immagine di Alice e file audio originale, che per noi italiani, giuro, suonava un po’ come quando dobbiamo fare il verso prendendo in giro un inglese con quel tipico accento. Discutendone con il direttore siamo giunti alla conclusione che non era possibile doppiarlo in questo modo, dato che sembrava come se facessimo la caricatura del personaggio, quindi abbiamo optato per darle un tono un po’ più alienato e dark, come se fosse sbadata. La scelta si è dimostrata vincente, perciò molte volte per quello che riguarda il doppiaggio dei videogiochi entra in gioco un po’ l’esperienza.

Un altro aneddoto che mi viene in mente è riguardo un vecchissimo titolo dal nome Bulletstorm, che spero che in tanti conosciate. Ricordo di essere arrivata al doppiaggio e mi hanno detto: “Emanuela, ma tu le dici le parolacce?” Per me non c’è nessun problema se sono contestualizzate. Grazie a questo personaggio ho detto tutte le parolacce che non ho mai detto in vita mia ed è stato bellissimo, poiché in genere ho un aspetto molto tenero e caruccio. Questo episodio ha scatenato veramente di tutto fra i ragazzi che mi seguono, perché sembrava strano sentire una doppiatrice dire le parolacce, quando di solito doppio personaggi molto corretti.  Questa cosa mi ha divertito molto, perché ha fatto scoprire il lato dark di me stessa e poi, come dicevo, siamo attori, quindi facciamo di tutto e di più.

Con questo vi saluto spero che vi siate divertiti, grazie ancora di avermi invitato è un bacio a tutti e grazie di essere stati con me.

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