Intervista a Federico Maggiore, doppiatore, voce di Skinny in The Wardrobe e Detective Gallo

Informazioni sul gioco

Ospite di oggi, nel nostro consueto appuntamento con i doppiatori, è Federico Maggiore, voce di Skinny di The Wardrobe, avventura grafica sullo stile dei titoli degli anni ‘90, paradigma di un genere che segnò profondamente il mondo videoludico. The Wardrobe è un progetto totalmente made in Italy sviluppato nel 2017 tramite una raccolta crowdfunding, attraverso Eppela.com, sito web di raccolta fondi per progetti di varia natura.

Il gioco presenta una sceneggiatura piena di battute sottili che infrangono costantemente la quarta parete, grazie alla presenza del protagonista, che, interagendo spesso con il videogiocatore mediante uno scambio di battute piuttosto ironiche, dà quel tocco di versatilità ad un gameplay tradizionale tipico dei punta e clicca. A mio parere, ciò che riesce ancor di più ad emergere tra i dettagli squisitamente tecnici di un videogioco, è la cura rigorosa nel doppiaggio da parte del doppiatore Federico Maggiore, che trasforma Skinny in una vera macchietta difficile da dimenticare.

Federico Maggiore nasce a Lucera nel 1989, a 20 anni debutta con l”Alcesti di Samuele’ di Alberto Savinio, e prosegue la sua formazione con la compagnia del Teatro dei Limoni di Foggia. Dal 2011 è voce ufficiale di multiplayer.it, nel frattempo lavora per spot pubblicitari a livello nazionale, quando nel 2020 diventa il voice over del programma House of Esports, condotto da Daniele Bossari su DMAX.

Federico Maggiore con Daniele Bossari mentre registrano House of Esports

 

  • Come ti sei avvicinato al mondo del doppiaggio? Sei soddisfatto del tuo percorso raggiunto fino ad ora?

Ciao Antonello, grazie a te e a Videogiochitalia per avermi contattato, sono molto felice di poter parlare di doppiaggio, videogiochi e avventure grafiche nello specifico, perché è proprio grazie a Monkey Island 2 che probabilmente è nata la mia passione per il doppiaggio.

Praticamente ero piccolo e giocavo a vari videogiochi e quando mi capitò il titolo della LucasArts rimasi colpito: c’era il protagonista che voleva diventare un temibile pirata, una storia molto avvincente, ma anche un personaggio buffo nel quale io mi rivedevo. Mi piaceva quella comicità, quell’umorismo e di conseguenza mi sono affezionato a tutte le avventure sviluppate della LucasArts, come per esempio Day of the Tentacle e tante altre.

Cominciando a giocare a questi titoli, immaginavo quali potessero essere le voci di quei personaggi che popolavano il genere punta e clicca, anche perché nel frattempo guardavo cartoni animati, film e pubblicità, tutte registrate sulle videocassette messe su da mamma e papà, per esempio sentivo Topolino magari parlare in italiano poi in americano e mi domandavo “Qual è la sua voce?”.

Con queste domande che mi affastellavano, nel tempo iniziai a registrarmi per sentire come suonava la mia di voce. Inizialmente mi piaceva, ma arrivato al periodo adolescenziale, purtroppo quello più duro e triste, cominciai a non provare più gusto nel farlo, anche perché non mi piaceva il suono della mia voce. Arrivo alla fine delle superiori, frequento la facoltà di Lettere moderne, ma nel frattempo volevo fare qualcosa che mi aiutasse in questo, quindi pensai che è un corso di dizione potesse andar bene. Invece scopro che è il mondo del teatro che serviva, anche perché a me piaceva già improvvisare, travestirmi, immedesimarmi in qualche personaggio, però l’elemento che preferivo erano le voci, erano quelle che mi affascinavano di più e allora il teatro, che è fatto di questo, oltre che di palco, di luci e di tanta ansia; mi piaceva ed è grazie a una ragazza che iniziò a spiegarmi quanto fosse bello questo mondo che mi appassionai del teatro, ma anche di lei, tanto che poi alla fine ci siamo sposati.

In sostanza, tutto è nato con i video de Il segreto di Monkey Island, il cartone animato, non il videogioco, o meglio, basato sul videogioco però riassunto in 5 minuti. Quindi, se già il gioco è di per sé divertente, immagina quanto lo fosse un cartone animato che, con una velocità incredibile, riusciva a riassumere tutto il videogioco. Dunque volevo doppiarlo e, dopo un anno di teatro e con un minimo di capacità, lo realizzo e decido di caricarlo su YouTube, iniziando a raccogliere le mie prime soddisfazioni.

Successivamente, vestito nei panni del protagonista di Monkey Island 2, vado a Lucca e incontro una persona che mi parlava dietro lo stand di Multiplayer.it, ma mai a pensare che quella persona avesse visto il mio doppiaggio su YouTube e che gli piacesse Guybrush (Il protagonista di Monkey Island) e, parlando di doppiaggio e del sito, mi fece presente che stessero cercando una voce per il canale. Due mesi dopo, forse meno, mi contattarono per propormi di lavorare per loro. In conclusione, entrai nella redazione di Multiplayer.it e, da quel momento, la collaborazione che dura tutt’oggi mi ha fatto molto bene, perché mi ha messo sempre in costante allenamento e nel frattempo sono arrivate anche occasioni, tra cui ovviamente The Wardrobe, in seguito anche Detective Gallo; di recente ho cominciato anche a doppiare in sala, perché in questi anni non ho avuto la possibilità di andare né a Roma né a Milano e sono arrivato un po’ tardi, però ho cominciato con i primi turni di doppiaggio verso giugno dell’anno scorso a Roma e quell’esperienza ormai me la porto nel cuore. Ora continuo qui a Milano, dove mi sono trasferito. Attualmente sono anche la voce di House of Esports, un programma che va in onda su DMAX.

 

  • Com’è stato prestare la voce a Skinny in The Wardrobe? Raccontaci la tua esperienza di questo fantastico progetto Made in Italy.

Sì, è stato veramente un progetto fantastico, mi trovavo già in contatto con questa azienda di localizzazione publishing italiana, che mi aveva già messo alla prova con la voce di Poki che sarebbe l’autore di Deponia, un contenuto aggiuntivo per l’edizione che includeva i primi tre episodi. Quella è stata già per me è una grandissima soddisfazione, ma mai pensare che sarei arrivato a doppiare un personaggio principale di un’avventura grafica, per me è un sogno che si stava realizzando, e soprattutto italiana.

Questo implicava che non c’era un doppiaggio precedente, in sostanza un progetto totalmente nuovo. Quindi mi sento con l’autore del gioco, che ovviamente doveva farmi fare questo provino, facendomi presente quali fossero i requisiti per questa voce praticamente simile a Stewie Griffin, perché il personaggio Skinny è piccolo, praticamente un ragazzino, che però ha una voce già matura. Nonostante fossi scettico su questa decisione, facendo un po’ di prove su come fossi in gioco, accettai l’idea perché capivo quale fosse il senso umoristico, questo gioco di contrasto.

Nel frattempo, io e l’autore del gioco, Francesco Liotta, siamo diventati grandi amici tanto che abbiamo deciso di portare il gioco nelle fiere e ci siamo divertiti tantissimo. In più aggiungo come piccolo aneddoto che non sono stato soltanto la voce di Skinny, ma anche del quarterback, un energumeno grosso che parla con una cadenza particolare, anche perché doveva essere caratterizzata a tal punto da non essere poi riconoscibile con la voce di Skinny, che praticamente è la mia. Io per Skinny non ho dovuto creare una caratterizzazione, quanto più, un modo di parlare distaccato, cinico, quasi strafottente.

 

  • Puoi raccontarci quanti sacrifici ci vogliono per formarsi come doppiatore? Che consiglio daresti a chi vuole avvicinarsi in questo settore?

Indubbiamente tanti sacrifici, però quando c’è la passione diventa tutto molto più leggero, non è un peso, a meno che non ci siano poi quei periodi dove attendi una risposta e di conseguenza inizi a farti dei dubbi perché purtroppo siamo umani. Io credo che un po’ tutti gli attori siano molto timidi e abbiano bisogno poi di una conferma, qualcosa che li faccia sentire anche capaci, perché c’è questa voglia di emergere lo ammetto, ma ci sono direttori di doppiaggio che non si fanno problemi a dirti che non sai fare il tuo lavoro, o che non sei capace. Per esempio, ho scoperto che molti colleghi, più che altro mostri del doppiaggio, hanno ricevuto il loro “no” e di questo sono anche contento perché è bene ricevere ogni tanto degli stop che ti fanno riflettere, momenti di crisi dalle quali si può emergere più forti.

Il percorso è lungo, serve sicuramente una forte base teatrale, perché è impossibile pensare di risolvere con un corso di dizione, o peggio ancora, di doppiaggio. I corsi di doppiaggio non sono mai molto ben visti nell’ambiente, perché spesso i ragazzi pensano di poter fare soltanto quello. Si arriva in sala a fare i provini, bisogna avere tanta formazione per arrivare pronti davanti al leggio, bisogna tenere conto di tanti fattori: l’emozione, il direttore di doppiaggio che in un attimo scopre dalla prima battuta se sei capace oppure no, quindi, in sostanza, bisogna arrivare ovviamente pronti, più versatili e capaci di interpretare di tutto, saper ridere e piangere, l’utilizzo del diaframma deve essere una tecnica ben padroneggiata e questo non si può fare in poco tempo, bisogna che ci sia tanto studio dietro.

Inoltre, bisogna anche tenere in conto che Roma e Milano sono le capitali del doppiaggio e quindi bisogna prendere una casa in affitto, spostarsi se già non si è residenti, e tutto questo ovviamente magari fa pensare ad un piano B che ti aiuti a sostenerti economicamente, perché ci sono molti momenti di silenzio tra una prova e l’altra, tra un turno di assistenza al doppiaggio. Tra le cose, anche quello è stato un po’ martoriato come momento per iniziare ad entrare nel mondo del doppiaggio, perché le Major insomma si sono accorte di vari problemi che ci sono stati, episodi spiacevoli in cui i ragazzi hanno portato il cellulare e hanno ripreso e caricato magari su Facebook notizie che non dovevano assolutamente trapelare, quindi il problema di chiudere le sale di doppiaggio, renderle più impenetrabili. Ovviamente diventa un problema per chi si approccia, però, con costanza, passione e tanta determinazione e soprattutto pazienza ce la si fa. E posso dire che è un mondo abbastanza meritocratico, in cui se sei bravo il direttore se ne accorge e riesci ad emergere.

 

  • Ti ringraziamo per la disponibilità, ma prima di andare vorremmo sapere qualche aneddoto curioso sulla tua vita da doppiatore e anche da videogiocatore.

Intanto grazie a te e a Videogiochitalia, di aneddoti sul doppiaggio mi ricordo il primo turno importante di doppiaggio a Roma: esco dalla sala gioioso, con la testa fra le nuvole e poi prendo l’autobus per arrivare in centro, prendendo una cosa dalla tasca mi rendo conto di aver portato con me il badge, cioè la scheda per entrare in sala di doppiaggio, ovviamente dovevo restituirla all’ingresso invece me la sono portata in giro.

Per parlare di qualcosa inerente ai videogiochi, le fiere per esempio. Quando siamo andati io, l’autore del gioco e a volte anche parte del team durante gli eventi che si sono svolti a Lucca o alla Milan Games Week per vendere il gioco, perché stiamo parlando di un’avventura grafica italiana vecchia scuola che inizialmente pensavamo faticasse per uscire un po’ dalla nicchia, invece è stata apprezzatissima da tanti videogiocatori giovani perché piena di citazioni e al tempo stesso molti si rivedono anche nel modo di fare di Skinny, con il suo atteggiamento irriverente tanto che insulta continuamente il giocatore, e questo ha fatto sì che si appassionassero tanti fan. In queste fiere è stato bello ricevere il sorriso di tanti ragazzi che hanno giocato e quando capivano che la voce di Skinny proveniva dalla mia bocca, si rendevano conto che Skinny era vivo e quella cosa mi ha ricordato anche di quando io da piccolo adoravo poter vedere personaggi famosi proprio dei videogiochi e quindi mi sono messo nei loro panni e mi sono sentito soddisfatto di aver dato loro una giornata fuori dal comune. Un evento unico in cui un personaggio di fantasia si incontra con la realtà.

C’è un aneddoto che non posso non esimermi dal raccontare: era la Milan Games Week del 2017 ed avevamo la nostra postazione di The Wardrobe con alcune parti di gameplay e con il poster che mostrava la locandina del gioco; in quel particolare anno c’era un ospite eccezionale che io non avrei mai creduto di poter vedere dal vivo, ovverosia Tim Schafer, l’autore di Grim Fandango, Psychonauts, Brutal Legend ed i primi Monkey Island. Lui era lì, io lo avevo già visto da lontano e stavo impazzendo, quando a un tratto arriva dalle parti nostre, parlando di Grim Fandango, perché c’era la mostra che raccoglieva tutti i suoi giochi. Ovviamente  sistemiamo in modo tale per far apparire una citazione di Grim Fandango all’interno del nostro gioco The Wordrobe, quindi mettiamo la schermata in quel preciso momento, Tim guarda il gioco, rimane un po’ allibito, nota il poster con al centro Skinny nella sua posa con tutti i personaggi dietro e fa questo commento in americano: “Uno scheletro come protagonista? Gli scheletri non hanno mai portato fortuna nei videogiochi”. Risata generale perché ovviamente si riferiva era al famosissimo Manny Calavera che invece è andato benissimo grazie al gioco di Grim Fandango.

Non ne ho parlato ma c’è stato anche Detective Gallo, un personaggio che è entrato nel mio cuore , non come Skinny, ma tuttavia un personaggio molto divertente, un Humphrey Bogart originale e cartoonesco.

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