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Intervista a Katia Sorrentino: Doppiatrice di Days Gone, Gears 5 e Spider-Man
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Intervista a Katia Sorrentino: Doppiatrice di Days Gone, Gears 5 e Spider-Man

by Antonello SantopaoloSeptember 23, 2019

Un aspetto che ho sempre ritenuto fondamentale nel complesso di una produzione videoludica, soprattutto per immedesimarsi maggiormente in una storia, quello è il doppiaggio nella nostra lingua. Nel corso dell’evoluzione del media videoludico abbiamo riscontrato alcune prove attoriali disastrose ed altre invece eccellenti e non è un caso che molti giochi multipiattaforma ed esclusivi (sia di casa Microsoft che dell’ammiraglia Sony) siano rigorosamente doppiati in Italiano.

Il nostro paese vanta una scuola di doppiaggio storica con altrettanti doppiatori di valore internazionale ed è proprio grazie a loro se molte volte ci siamo emozionati per un’interpretazione del nostro attore hollywoodiano preferito. Lo stesso discorso vale per i videogiochi: non potrò mai dimenticare l’intero doppiaggio della saga di Mass Effett, come dimenticare di Marcus e la Squadra Delta in Gears Of War, il monologo di Vaas in Far Cry 3, i più recenti God Of War, Marvel’s Spider-Man o l’ultima fatica di SIE Bend Studio, ossia Days Gone.

Concludendo, il doppiaggio sarà costantemente un ingranaggio fondamentale per ogni forma di prodotto audiovisivo e conoscere, anche se solo per la durata di un’intervista, una bravissima doppiatrice come Katia Sorrentino in attività dal 2010 con molti cartoni animati, serie tv e videogiochi, è davvero un piacere: tra le sue interpretazioni ricordiamo: Mei in Overwatch, Kait Diaz in Gears Of War, Mary Jane in Marvel’s Spider-Man, Rikki Patil in Days Gone e tante altre. Iniziamo dalla prima domanda che credo sia abbastanza scontata:

  • Cosa ti ha spinto ad entrare nel mondo del doppiaggio?

Dunque, in realtà in questa stanza c’è già un indizio grosso come una casa (indica tutti i fumetti che riempiono la libreria alle sue spalle NdR ), perché sono letteralmente cresciuta come ho detto in innumerevoli occasioni, a pane e cartoni animati, soprattutto cartoni animati di tipo giapponese. In realtà sono sempre stata appassionata fin da piccola di tutto ciò che è inerente a quelle che possiamo definire le arti performative, quindi il canto, la danza e la recitazione, però i cartoni animati hanno avuto un ruolo chiave nella mia vita: ero quasi “drogata”, nel senso che non me ne perdevo uno, ho guardato praticamente tutte le trasmissioni dei primissimi anni ’90, come per esempio Ciao Ciao, Bim bum bam, Solletico, Zap Zap TV ed ero innamorata di tutti quei personaggi che seguivo con così tanta passione. Probabilmente avrò avuto intorno ai 5-6 anni quando mi fu spiegato dai miei genitori che, se questi personaggi avevano vita, era in qualche modo merito anche delle loro voci e che queste appartenevano a delle persone realmente esistenti e da lì mi sono interessata tantissimo al mondo del doppiaggio e mi sono detta: “Lo vorrei fare anch’io” perché in qualche modo era l’unica maniera possibile per far sì che potessi diventare uno degli eroi di quelle storie fantastiche.

 

 

  •  Sei particolarmente legata ai tuoi personaggi? Che tipo di rapporto hai avuto con il personaggio Rikki Patil? Raccontaci la tua esperienza.

Decisamente, magari non a tutti, però alla maggior parte sì, o perché ho avuto modo di interpretarli per diverso tempo, o perché in alcuni di essi ho trovato diversi punti in comune con la mia personalità e poi da sempre considero il lavoro del doppiatore non un lavoro esclusivamente di imitazione, quindi limitato a riportare nella nostra lingua qualcosa che è già stato fatto a monte in un’altra lingua, ma anche di estrema empatia e quindi è come se andassi a creare una connessione con i personaggi a cui presto voce. Per quanto riguarda Rikky, è un personaggio con cui non ho sviluppato un fortissimo legame, perché non ho avuto modo di doppiarla per così tanto tempo e perché è una tipologia di personaggio che mi piace tanto, ma che da un po’ di tempo a questa parte mi ritrovo a interpretare molto spesso e quindi parlo di donne con un certo tipo di personalità e un carattere forte estremamente indipendenti; questo mi piace molto, però sono abituata a interpretare personaggi del genere.

 

  • Qual è stato il personaggio più difficile da doppiare? E a quale sei più affezionata?

Beh, quasi senza ombra di dubbi, credo sia stato Clover, una lemure presente all’interno di una serie di animazione intitolata “Tutti pazzi per Re Julien”, che è uno spin-off tratto da un famoso film, Madagascar; Il personaggio è letteralmente fuori di testa, d’altra parte se mi hanno scelto un motivo ci sarà (sorride NdR). All’interno della stessa battuta c’è una quantità di cambi intenzionali a dir poco impressionante, quindi passiamo dall’essere assolutamente disperati alla schizofrenia più totale, con una velocità di articolazione d’espressione da paura e quindi è stata veramente una bella sfida, una bella palestra, un’esperienza che ringrazio di aver potuto vivere perché mi è senz’altro servita. Poi, in generale, trovo complicato avere a che fare con personaggi più grandi di me, ad esempio ho doppiato Bakia in una serie TV per ragazzi intitolata “Penny on Mars”, dove interpretavo la mamma della protagonista; inizialmente ero molto perplessa, questo perché, ogni volta, nel tentativo di trovare una dimensione vocale credibile sentivo come se stessi perdendo ciò che era collegato all’interpretazione, probabilmente perché mi mancava un bagaglio di esperienza di vita da riportare nel doppiato, spero di migliorarmi tantissimo sotto questo punto di vista. Poi i personaggi a cui mi sento più affezionata sono davvero tanti, volendone citare qualcuno per quanto riguarda i videogiochi, sicuramente Mary Jane in Marvel’s Spider-Man che è un personaggio che mi è piaciuto tanto e che ha fatto sì che entrassi veramente tanto in contatto con buona parte del pubblico appassionato di videogiochi, Mei di Overwatch che quando ho avuto modo di doppiare il corto a lei dedicato, è stata veramente una bellissima esperienza, toccante oserei dire; mi è piaciuta Kait Diaz in Gears Of War, invece per quanto riguarda il doppiaggio canonico, sento di avere diversi punti in comune con Leonor, che è uno dei personaggi principali nella telenovela “Una Vita”, mi è piaciuto tanto interpretare K.T in un telefilm per ragazzi anni a dietro intitolato “Anubis”, mi sono sentita una bambina al parco giochi quando sono stata scelta per interpretare il Power Ranger giallo nel telefilm “Power Rangers RPM”, mi è piaciuto tanto interpretare Sinon in Sword Art Online 2, doppiare Rin Tohsaka in Fate/stay Night Unlimited Blade Works, oppure interpretare Juliet Ashton nel film “Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey”. In conclusione, sono veramente tantissimi, non basterebbe una giornata per citarli tutti.

 

  • Raccontaci qualche aneddoto sulla tua vita da doppiatrice e sul lavoro svolto per Days Gone.

Allora 8, 9 volte su 10, quando ci ritroviamo a doppiare un videogioco, questo succede quasi sempre senza alcun tipo di riferimento se non l’onda audio originale: non so se voi avete mai provato a incidere la vostra voce tramite un microfono e quindi un computer e successivamente lavorarci su un programma specifico, noterete che la vostra voce prende forma, ossia la famosa traccia audio, per l’appunto, è soltanto guardando quella, per di più la traccia audio è in lingua originale; noi dobbiamo capire quanto è lunga o corta una battuta, dove cadono le pause ascoltando l’audio, come è stata interpretata una battuta, con che intensità, con quale intenzione e non è sempre semplicissimo, anche perché, a differenza del doppiaggio classico, abbiamo le nostre battute ma non abbiamo quelle degli altri, non le possiamo leggere, quindi non sappiamo a che cosa stiamo rispondendo nella maggior parte dei casi. A meno che non ce lo dica il direttore o la direttrice del doppiaggio, il punto che anche a loro questo materiale alle volte manca, perché magari un videogioco è ancora in fase di sviluppo e quindi è veramente in qualche modo un salto nel vuoto e come potrete immaginare, questo complica non di poco una lavorazione ed è sicuramente uno dei motivi principali per cui, quando ci troviamo a videogiocare qualcosa, molti dialoghi non tornano magari a livello di emissioni, di intenzioni, ecco; cercate di capire perché a volte alcuni lavori non sono esattamente come vorremmo. Altre volte, invece, per fortuna, abbiamo altri riferimenti, come ad esempio i video, ovvero le famose cutscenes e nel caso di Days Gone alcune di esse cerano e quindi è stata proprio tutt’altra cosa lavorare così, è stato come doppiare ciò che dovremmo fare a tutti gli effetti e quindi spero che il risultato per questo motivo sia stato decisamente più accettabile.

  • Quali sono i tuoi progetti futuri in ambito videoludico? Puoi anticiparci qualcosa?

Ne ho in cantiere almeno due o tre e anche di una certa rilevanza, per mia immensa fortuna, che dovranno uscire tra più o meno tempo, però purtroppo e mi dispiace davvero tanto, non posso nella maniera più assoluta farne menzione in anteprima, questo perché soprattutto, quando abbiamo a che fare con i videogiochi, firmiamo degli accordi di riservatezza per cui ci impegniamo a mantenere il più totale riserbo e quindi potremmo andare anche incontro a dei problemi piuttosto seri. Però, se mai aveste voglia di continuare a seguirmi, vi prego di perdonare l’orribile momento pubblicità” per spiegarvi come ricevere eventualmente degli aggiornamenti: potete aggiungermi su Instagram cercando “La. Sorrentino” tenendovi aggiornati non appena potrò farlo. Vi ringrazio per l’attenzione che avete voluto dedicarmi, ringrazio chi avrà avuto la pazienza di aver letto questa intervista e tutti gli appassionati del doppiaggio e dei videogiochi. Grazie ancora!

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