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Journey: l’analisi di un viaggio virtuale
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Journey: l’analisi di un viaggio virtuale

by Stefania NettiJune 11, 2020

Journey, sviluppato da Thatgamecompany, è un videogioco che plasma con nitida eleganza il connubio tra arte visiva e poesia idilliaca.

La console di lancio fu la PlayStation 3 a partire dal 14 marzo 2012, per poi approdare su PlayStation 4 e PC, attraverso lo store di Epic Games. Ne approfittiamo per anticiparvi che da oggi 11 giugno è anche su Steam e, come sempre, vi elencheremo i requisiti minimi e raccomandati.

Sono diversi i premi ricevuti, centrando perfettamente il fulcro simbolico che lo sviluppatore ha cercato di trasmettere, in modo delicato e logorante al tempo stesso.

Uno dei traguardi più importanti è stato proprio vincere ai BAFTA in qualità di:

  • Artistic Achievement.
  • Online – Multiplayer.
  • Audio Achievement grazie ai Sound Designers: Steve Johnson, Austin Wintory e Keith Leary.
  • Original Music.
  • Game Design.
  • Game Innovation.

Il titolo che stiamo per analizzare appartiene alla categoria dei giochi Indie ma, a nostro parere, definirlo una semplice avventura videoludica sarebbe aberrante. Si tratta di un viaggio che va ben oltre i canoni ludici già conosciuti, portando il giocatore a un puro lavoro di introspezione e interpretazione, lasciando spazio a significati intrinsechi di cui l’uomo si è ormai dimenticato.

TRAMA

La trama di questo gioco ha una forma prettamente interpretativa e istintuale, fondata su un lavoro che punta alla ponderazione. Il viaggio comincia inquadrandosi su una distesa desertica, immensa e misteriosa, fermando l’attenzione su una figura incappucciata di cui non si conosce alcun dettaglio.

Egli, tra folate di vento e rovine di un’antica e gloriosa civiltà, scorgerà un unico dettaglio certo, dettato dal puro istinto di sopravvivenza: una montagna, apparentemente lontana e astratta, dalla luce rasserenante e incorrotta. La storia ruota, in una danza armonica, attorno a un potere inspiegabile di cui è dotato il protagonista, che utilizzerà in particolar modo grazie a una sciarpa ornata da strani simboli. Questo indumento magico potrà essere potenziato durante il tragitto, man mano che la figura purpurea troverà tra le rovine gli stessi simboli luccicanti raffigurati sulla sciarpa.

L’istinto del giocatore guiderà il personaggio nel disfacimento di un mondo sconosciuto, scomparso e risucchiato da qualcosa di totalmente ignoto; esplorando i diversi paesaggi e scoprendo pitture rupestri, egli potrà conoscere meglio la precedente evoluzione, partendo dalla trionfante ascesa al totale fallimento.

L’unica certezza, come già detto, è il raggiungimento della montagna, il cui viaggio sarà dipinto da scenari diversi e dalle tonalità disparate e uniche. Tutto il resto, per nostra fortuna, è un tesoro inestimabile da interpretare e su cui confrontarsi con estrema empatia.

L’ANALISI DELLA STORIA

“Quando arriva la sconfitta, accettala come un segnale che i tuoi progetti non erano validi, ricostruisci quei progetti, e issa di nuovo le vele verso il tuo agognato desiderio.”

Citazione tratta da Napoleon Hill.

Cosa può suscitare la scoperta di un potere, un’energia colma di vibrazioni in grado di plasmare qualsiasi cosa?

La nostra analisi si fonda su ciò che può appartenere alle basi del fallimento evolutivo, la cui causa ruota attorno all’abuso di un potere magico in grado di creare civiltà, ponti, palazzi, risorse inestimabili di tecnologia. Si tratta dello stesso elemento che permea la figura purpurea, visualizzata come messia atto alla ricerca della salvezza; un messia che, col suo potere, poteva dare nuovamente vita alla civiltà perduta, inabissata, sconfitta dalla propria sete di imponenza.

Le creature di stoffa rappresentavano una fonte vitale per gli abitanti del deserto, la cui magia venne sfruttata, facendo progredire a vista d’occhio cultura, piante, acqua, dando colore e vigore a un ambiente così spoglio e arido. Quando l’eccesso soccombe, tuttavia, la fonte primordiale di energia comincia ad esaurirsi, e nulla è più come prima. Le creature purpuree iniziarono a sparire, prive di forza, e le civiltà cominciarono a poco a poco a collassare e fallire inesorabilmente. Gli abitanti cercarono disperatamente di attingere a nuove fonti di energia, costruendo serpenti di pietra in grado di rintracciare le creature rimanenti da cui assimilare le vibrazioni magiche: tutto fu vano, il deserto divenne un cimitero di golem, rovine pietrose, un tappeto sabbioso pregno di egoismo e, forse, di ignoranza.

La figura incappucciata a inizio gameplay sembra comparire dal nulla, attratta da una stella cadente: che una creatura di stoffa avesse già raggiunto la montagna prima della sua apparizione?

Lo sviluppatore ha lasciato carta bianca al giocatore, dando libera interpretazione e personalizzazione su ciò che esso sperimenta; la trama può essere vista sotto diversi aspetti, analizzata in mille sfumature e sfaccettature, ed è esattamente ciò che risalta la preziosità del contenuto ludico. La possibilità di ripercorrere più volte lo stesso viaggio, traendone ogni volta significati diversi su cui discutere razionalmente, rappresenta il meccanismo della vittoria a cui ambire: ciò significa che un apparente contenuto virtuale è pienamente in grado di portare l’uomo a riflettere, porsi domande, chiedersi se anche il nostro mondo reale abbia sbagliato rischiando il fallimento.

Durante questa esperienza sarà possibile incontrare i resti privi di vita dei golem, costruiti per dare la caccia alle rimanenti forme magiche esistenti. Dentro di essi sarà possibile trovare figure di stoffa somiglianti a creature marine, le quali -dopo averle liberate- si riveleranno di aiuto nel superamento di alcuni ostacoli. Se potessimo paragonare questo mondo fittizio alla realtà, potremmo trarne teorie particolarmente interessanti e veritiere. L’antica civiltà cominciò a progredire velocemente grazie all’abuso della fonte magica, non attraverso i propri sacrifici o la saggezza. Nella vita tutto ha un prezzo, in particolar modo la magia, che in questo caso comincia a plasmarsi in oscurità e ignoranza.

Cosa succede quando quest’ultima inizia a soccombere, offuscando qualsiasi scenario luminoso? Cosa succede quando la conoscenza si spegne e l’ignoranza prende il sopravvento?

Il mondo crolla, i colori si sbiadiscono, la musica assume tonalità tenebrose e ciò che non è stato costruito con solide basi viene inghiottito dalla sabbia cocente. La figura purpurea potrebbe essere interpretata come una scintilla di speranza, una fonte di conoscenza che alimenta il mondo ma che va trattata nel modo giusto, con cautela e rispetto verso il prossimo.

La montagna, dal fascio luminoso pregno di purezza e redenzione, è l’unica certezza a cui la creatura esile si aggrappa come un’ancora di salvataggio, in un loop stremante cinto da continue stelle cadenti.

Il gioco d’altronde si chiama Journey e, per noi, rappresenta il cerchio della vita; che possa trattarsi di una persona, un luogo o una circostanza specifica, c’è una montagna che aspetta tutti noi, il nostro fine ultimo da cui trarre qualcosa di vitale.

LA MEDITAZIONE CHE SPOSA L’ARTE

La mente umana è in grado di visualizzare e immaginare qualsiasi cosa, fungendo da rifugio nascosto in momenti di necessità. Chi ha provato l’arte della meditazione sa di cosa stiamo parlando: ognuno di noi può plasmare nella propria mente un luogo in cui rifugiarsi, che sia un giardino segreto, un lago o un bosco popolato da cervi, rappresentati come spiriti guida. Journey rappresenta quel giardino sconosciuto da cui trarre conforto, in cui nessuno può disturbare la nostra quiete.

Proprio come il protagonista, seduto sulla sabbia, mi sono ritrovata in una sorta di Grounding and Centering in cui, come la figura incappucciata, sono riuscita a liberarmi del caos attorno e dentro la mia mente, incanalando la concentrazione e le energie nel mio corpo e nell’esperienza ludica. Si tratta di un gioco che stimola più sensi, volgendo alla consapevolezza in una sorta di meditazione. Nonostante non sia presente un gameplay corposo o complesso, lo sviluppatore ci guida in un museo scorrevole di paesaggi ipnotici e mozzafiato, dimostrando quanto un’esperienza videoludica possa rivelarsi magnetica, seppur distaccandosi dai canoni commerciali ormai visti e rivisti.

Ogni sfondo modella la propria tavolozza di colori, assimilando sfumature diverse e impressionanti, degne di essere definite artistiche. Ciò che centra il cuore è proprio il valore dell’arte, presente in modo vivido all’interno di una realtà virtuale. Chi predica che i giochi non siano significativi è cieco dinanzi a simili quadri dinamici; Thatgamecompany ha scelto accuratamente le migliori tonalità e prospettive, facendo sentire il giocatore come se stesse sperimentando un’esperienza a tratti onirica.

C’è da specificare che, come per ogni cosa puramente soggettiva, la resa emotiva varia in base ai gusti e alla sensibilità delle persone: restando in tema, chi è predisposto alla meditazione e crede nelle sue potenzialità, riesce a trarne benefici, altrimenti sarebbe completamente inutile.

Giocare nel totale silenzio, privi di qualsiasi fonte di distrazione, è il primo consiglio che vi diamo affinché possiate godere appieno di questo titolo. La preziosità dello scenario ludico è enfatizzata dal vento che carezza il manto cremisi, la sabbia cocente che ad ogni passo si solleva, plasmandosi in scintille color oro baciate dal tiepido tramonto. Quadri ornati da drappeggiate meduse purpuree, il cui fine è guidare il messia verso la terra promessa, tramite graziosi voli pregni di magia. Distese di neve glaciale che non ostacolano il viaggio verso la speranza, nonostante la tempesta ne offuschi la via con la violenza dettata dalla disperazione. È un mondo che mostra la meraviglia della natura, riprendendone i colori sgargianti dopo la scomparsa asfissiante della civiltà egoista, la quale si nutrì di abusi e prepotenza. Non è un caso che, man mano che la figura incappucciata cerca di avvicinarsi al suo obiettivo, la natura cominci a ribellarsi in un grido di profondo sgomento.

Nascita, splendore, scoperta, ostilità, abbattimento, morte; un ciclo che si ripete in un loop angosciante, da cui il giocatore trae le conclusioni più personali ed emotive che possano esistere.

LA VALORIZZAZIONE VERSO IL PROSSIMO: UN SISTEMA CO-OP INTELLIGENTE

Sono innumerevoli i giochi all’insegna della collaborazione: FPS, MMORPG e qualsiasi genere ci permetta di instaurare una conversazione col prossimo, grazie alla connessione Internet. Abbiamo conosciuto diversi giocatori, affrontato missioni insieme, creato Clan, coltivato amicizie sfociate nella vita reale. Abbiamo perfino litigato, segnalato persone a causa della “troppa” libertà di comunicazione che ognuno, come giusto che sia, gestisce come ritiene opportuno, entro i limiti della correttezza.

Cosa succede, invece, quando si ha l’opportunità di giocare con qualcuno senza avere alcun mezzo di comunicazione disponibile?

Ne approfittiamo per anticiparvi che sarà possibile giocare insieme a un amico, ma avrete bisogno del Plus se disponete di una PS4; se giocherete con la connessione ad Internet attiva, avrete modo di incontrare altri giocatori durante il tragitto, con cui potrete decidere di affrontare l’intero percorso di gioco. Vogliamo soffermarci in particolare su questo dettaglio, in quanto Thatgamecompany ha ideato un sistema di cooperativa a dir poco geniale e produttivo.

L’unico mezzo di comunicazione sarà il canto del protagonista: nessuna chat scritta o vocale, nessuna identità rivelata se non a fine gioco. L’istinto farà da padrone.

Non sarà difficile avere il dubbio di trovarci di fronte a un’IA, soffermandoci ad osservare il personaggio identico a noi e sperando di rilevarne un giocatore reale. In un viaggio del genere, persi nel deserto senza avere idea di cosa fare, dove andare e senza sapere chi siamo, trovare qualcuno è rasserenante come se quella solitudine ci avesse realmente spaventato. D’altronde si sa, viaggiare da soli è bello e terapeutico ma, in compagnia, tutto assume sembianze diverse e indescrivibili: è probabilmente questo il punto forte del gioco, un titolo in cui ciò che proviamo è una profonda solitudine e confusione, esaltate dalla musica spettacolare che analizzeremo nei prossimi paragrafi.

I due giocatori, incontratisi tra le sabbie cocenti e dispersive, o tra creature marine di stoffa e glifi di pietra, potranno scegliere di proseguire insieme, aggrappandosi quasi disperatamente all’unico strumento di comunicazione: il canto criptico plasmato in un simbolo di cui nessuno dei due conosce il significato. Qualsiasi cosa i due viaggiatori vogliano dirsi, cercheranno di confortarsi tramite quell’unico tasto che dice tutto o niente.

“Sono qui, non andartene. “

“Rifugiamoci qui, lì è pericoloso.”

“Sono felice che tu sia con me.”

“Mi sono perso, dove sei?”

“Grazie, è stata una bellissima esperienza.”

Un mondo intero, racchiuso in un unico tasto; una punizione, un insegnamento verso l’essere umano che, continuamente, spreca le proprie parole in contesti inutili, deleteri, senza capirne l’importanza. Non conta chi è al tuo fianco, non importa il nome, la provenienza, il sesso: quella figura esile è proprio come te e, insieme a te, sta sfidando quel viaggio misterioso verso la montagna, librandosi in volo e aspettandoti senza proseguire da solo.

Il non sapere, molte volte, può essere curativo e sacro, ed è in grado di farci apprezzare la modalità multiplayer, facendoci distaccare dai canoni asfissianti e tossici che ormai troviamo su molte piattaforme.

Perfino nei momenti più difficili, in cui i due personaggi sfideranno i cambiamenti climatici che ne logoreranno le forze, essi cercheranno di dare conforto, in un canto debole e triste, ma colmo di speranza e forza. Essi solcheranno le sabbie dorate, slittando velocemente e pervasi da una gioia infinita, la cui melodia sovrasta qualsiasi comunicazione possibile.

Il momento della separazione, a fine gioco, riuscirà ad essere straziante, come se conoscessimo la figura cremisi da sempre: è un’esperienza pura, genuina, priva di negatività e in cui l’elemento principale è la compagnia nell’incognita.

Non importa chi sei, con te mi sto divertendo e sto provando emozioni indescrivibili: tutto il resto è superfluo, me ne accorgo ora che sei lì, ad aspettarmi senza abbandonarmi, nonostante io ci abbia messo un po’ a raggiungerti. Me ne accorgo quando sono ferita e col tuo canto cerchi di chiedermi se sto bene. Me ne accorgo quando ci libriamo in volo e, come due bambini, premiamo ripetutamente l’unico tasto di comunicazione possibile. Me ne accorgo quando crediamo di esserci persi, in preda all’euforia per lo scenario, spingendoci a vicenda, come per dirci: “Non farlo più, credevo non saresti tornato”. Me ne accorgo quando a fine percorso tu, compagno sconosciuto e misterioso, sei stato in grado di far scorrere una lacrima di commozione sul mio viso.

Molti giocatori, probabilmente con la mia stessa sensibilità, hanno provato qualcosa di molto simile e no, non è nulla di strano o inspiegabile: è Thatgamecompany che ci ha fatto aprire gli occhi sui nostri errori, sul nostro modo a volte frivolo di comunicare, sul nostro egoismo nei confronti del mondo e della natura.

Due ore di gioco, solo due, sono in grado di sconvolgere ogni cellula del nostro corpo, come un pugno allo stomaco di cui, forse, avevamo bisogno.

BRANDELLI DI STOFFA E MANTI BIANCHI

Abbiamo introdotto la figura dei golem di pietra, dei personaggi color cremisi, delle creature marine, ma non abbiamo ancora parlato di quella forse più importante: la figura incappucciata dal manto bianco. Esse possono essere incontrate solo ad ogni fine area, dopo aver raggiunto l’altare di pietra, e saranno proprio loro, come in una sorta di visione, a raccontare delle antiche gesta della civiltà ormai estinta. Nessuno sa con certezza chi siano né cosa rappresentino, ma potrebbero essere collegate ai capi tribù, fulcro inesorabile di profonda saggezza.

Lo sviluppatore californiano ci mostra le creature in modo da percepirne immediatamente l’imponenza: sono alte, pregne di luminosità, dalla sciarpa bianca e lunga, segno di grande potere e conoscenza. Dal punto di vista filosofico potremmo associarle perfettamente al concetto di sapienza, guidando l’essere purpureo verso la meta a cui è destinato.

La sensazione che provai, incontrandole per la prima volta, fu quella di percepire un grido di disperazione e aiuto rivolto nei confronti del mio personaggio: sebbene la loro potenza fosse tangibile, loro avevano bisogno di me per ritrovare la salvezza. Non avremo mai la certezza che queste supposizioni siano vere, ma la perla rara di questo titolo è poter parlare e ipotizzare traendone ogni volta analisi diverse.

Per quanto Journey possa sembrare un mondo desolato, privo di essenza e quasi angosciante, c’è più vita di quanto non possa sembrare: oltre alle figure bianche e le creature marine, brandelli di stoffa dal colore spento riempiranno il paesaggio. Il protagonista, grazie ai suoi poteri, potrà ridare vita alla stoffa lacerata, la quale si plasmerà in ponti, scale e trasporti meravigliosi verso la prossima area. Probabilmente saranno proprio dei futili resti di stoffa a portarci verso la meta, facendoci intuire quanto possa essere essenziale ciò che apparentemente non lo è. Ciò ci fa anche capire una delle cose più importanti: col nostro canto potremmo salvare il mondo, dare vita e colori a ciò che ne è ormai privo. Con una singola melodia potremmo cambiare un piccolo pezzo di mondo, ed è esattamente ciò che si plasma in un parallelismo con la vita reale. Non importa quanto la speranza sembri sprofondare negli abissi, il nostro canto è forte ed è fonte di potere, non serve volare e possedere sciarpe magiche per salvare il mondo.

GAMEPLAY E COMPARTO TECNICO

Journey non promette un gameplay particolarmente dinamico, esso vi insegnerà solo a librarvi in volo, tutto il resto spetterà a voi. Vi anticipiamo, tra l’altro, che la durata del gioco è davvero breve, ossia di due ore, massimo tre se procedete con estrema calma.

Tre saranno le interazioni principali: esplorazione, potenziamento della sciarpa e conseguente possibilità di planare verso le innumerevoli distese artistiche. I tre elementi sono, in un certo senso, concatenati in una singola identità interattiva, donando una certa fluidità ludica, priva di tempi morti. Il volo è una caratteristica vitale, in quanto renderà l’esperienza maggiormente immersiva: la semplice camminata, soprattutto nel deserto, sarebbe davvero lenta e noiosa. Quest’abilità tuttavia ha una durata precisa e, ad ogni suo utilizzo, il protagonista necessiterà di cercare altre fonti di magia per usufruirne nuovamente. Nella mappa saranno sparsi diversi simboli luminosi, al cui interno è riflesso un’emblema che richiama l’antica lingua della civiltà: man mano che saranno raccolti, permetteranno di potenziare e allungare la sciarpa e, quindi, di aumentare il tempo di volo. Questi oggetti collezionabili saranno indispensabili se avrete intenzione di giocare in solitaria; nella modalità Co-op, invece, la magia sarà illimitata, in quanto i due personaggi ricaricheranno la magia reciprocamente. L’esplorazione può sembrare terribilmente monotona a inizio gameplay, ma vi assicuriamo che tutto muterà trascinandovi in un vortice irrefrenabile di emozioni. Anche il canto gioca un ruolo essenziale nel gioco, in quanto vi permetterà di usufruire appieno del volo e di scoprire gli antichi misteri della civiltà attraverso murali enigmatici; come già detto prima, inoltre, le melodie fungeranno da conversazione con le altre entità.

Altro dettaglio intrigante è la possibilità di guardarsi attorno col sensore di movimento del sixasis, dando un piccolo tocco di originalità all’esperienza.

Da come si può intuire, tuttavia, Journey non spicca per possedere un gameplay ben definito: si tratta di un’esperienza prevalentemente coinvolgente, meditativa e prettamente atmosferica, in un loop di scenari che danno vita ad uno spettacolo audio-visivo. Nessun combattimento, nessun dialogo, nessuna frase scritta, nessuna trama: è come un’attrazione al buio in cui entri e non sai cosa trovi, ma da cui esci sconvolto e, forse, migliore.

Fu il piccolo studio di Tricky Pixels ad occuparsi della Remastered del 2015, apportando alcune migliorie ad un titolo che era già spettacolare nel 3 anni prima.

Una delle caratteristiche più interessanti è il Cross-buy: il gioco per PS4 è gratuito per chi già lo possiede in versione digitale su PS3, in modo da poter affrontare il viaggio nuovamente, godendo dei piccoli -ma splendidi- miglioramenti. Tra quelli più evidenti spicca la risoluzione, partendo da 720p con un frame rate pari a 30 fps, arrivando a 1080p con 60 fps: nessun calo di frame riscontrato, si può godere del gioco in totale tranquillità e fluidità. Graficamente non sono stati apportati cambiamenti rilevanti, se non alcune modifiche sull’illuminazione e le texture, rendendo i paesaggi degni del miglior quadro artistico.

Vogliamo concentrarci in particolar modo sul quadro musicale a cura di Austin Wintory, compositore americano: il suo talento di enorme spessore ha dato vita all’intera esperienza videoludica, meritando la candidatura ai Grammy come miglior colonna sonora per Visual Media. Le sue composizioni colmano alla perfezione ogni sfaccettatura, intrecciandosi come pezzi di puzzle in una tempesta di archi e flauti: note forti e decise, pregne di speranza e dolore al tempo stesso, che ci accompagnano passo dopo passo, senza mai abbandonarci. L’unica vera compagna di viaggio è proprio lei, la musica, incalzando ad ogni impeto di vento, ad ogni movimento leggiadro verso il cielo limpido, tenendoci per mano fino alla fine. I suoi strumenti riecheggiano narrando di una civiltà perduta, sparsa tra ceneri di sabbia, facendosi furba e spensierata nei frangenti più colorati.

La mia esperienza audio-visiva è stata estremamente gratificante, grazie anche al possedimento di un ottimo impianto audio che ne ha semplicemente valorizzato la preziosità originale. È un genere unico, una macchina del teletrasporto che ci fa vivere il moderno mondo cinematografico, portandoci successivamente in un’atmosfera puramente celtica, alternando musicalità dalle tonalità disparate. Nulla può interrompere quest’esperienza che va vissuta tutta d’un fiato: probabilmente uno dei motivi per cui non sono presenti cutscenes, se non a fine stage per svelare la storia della civiltà.

Si potrebbe accennare un parallelismo ben specifico a una scena del film Alla ricerca di Nemo, in cui Marlin e Dory devono attraversare l’energica Corrente Orientale Australiana, di una velocità straordinaria. È così che ci sentiremo in certi momenti: dei piccoli pesci trasportati dalla splendida corrente creata da Thatgamecompany.

Vi ricordiamo che è possibile trovare la Collector’s Edition, la quale include anche i due titoli precedenti: FlOw e Flower.

REQUISITI TECNICI PER LA VERSIONE SU PC

Nel caso voleste provare la versione disponibile sullo store di Epic Games e sulla piattaforma Steam, vi elenchiamo i requisiti minimi e raccomandati.

Requisiti minimi

  • Processore: Intel Core i3-2120 o AMD FX-4350
  • Memoria: 4 GB di RAM di sistema e 1 GB di RAM video
  • Scheda video: Nvidia GTS 450 o AMD Radeon HD 5750
  • Memoria: 4 GB
  • Note aggiuntive: Set di istruzioni AVX necessario

Requisiti raccomandati

  • Processore: Intel Core i3-2120 o AMD FX-4350
  • Memoria: 4 GB di RAM di sistema e 2 GB di RAM video
  • Scheda video: Nvidia GTS 450 o AMD Radeon HD 5750
  • Memoria: 4 GB
  • Note aggiuntive: Set di istruzioni AVX necessario

Lingue supportate (solo testo)

  • Inglese, spagnolo-Spagna, spagnolo-Messico, tedesco, francese, italiano, polacco, portoghese-Brasile, turco, thailandese, olandese, giapponese, russo, svedese, cinese semplificato, cinese tradizionale, coreano

PERCHÉ AFFRONTARE IL VIAGGIO, PERCHÉ NON FARLO

Journey è un’esperienza intensa, inedita, vestita di colori sgargianti, tenui e oscuri che stupiscono il giocatore man mano che prosegue. È una storia su cui riflettere e poter discutere, seppur breve, propagando la valorizzazione alla comunicazione sana. Il paragrafo sulla modalità Co-op è un motivo sufficiente, chiaro e cristallino, e colpisce nell’intrinseco labirinto emotivo di una persona empatica.

Il duro lavoro dietro, la ricerca verso un gruppo specifico di giocatori, i valori e le innumerevoli sensazioni, sono i motivi principali per cui consigliamo di provare questo titolo.

Se tuttavia amate i giochi con un gameplay dall’identità ben definita, o storie specifiche ed esplicitamente raccontate, ve lo sconsigliamo fortemente.

Vi spieghiamo le motivazioni in modo schietto e razionale: non è un gioco facile da comprendere né tanto meno da apprezzare. Si tratta di un titolo criptico, un vedo-non vedo, un “io ti mostro un disegno e tu devi dirmi cosa rappresenta per te”. Qualora non foste amanti del genere rischiereste di iniziare il percorso in totale confusione e, sfortunatamente, di concluderlo con un maggior disorientamento. Thatgamecompany ci abbandona in un deserto, non ci dice cosa fare o dove andare: siamo noi, soli, in un mondo sconosciuto di cui non sappiamo né sapremo molto, se non sfruttando l’intuito. Alcuni giocatori hanno dichiarato di essersi addirittura annoiati ma, si sa, il mondo videoludico è una galassia, i cui pianeti rappresentano i gusti estremamente personali e assolutamente non criticabili. Un po’ come quel film che ci fa piangere perché tocca corde dell’anima a noi sensibili: ognuno ha i propri punti deboli e ogni vibrazione sussiste in modo soggettivo.

Personalmente cominciai l’esperienza ludica in modo abbastanza distaccato e critico, non riflettendomi particolarmente nel genere, apparentemente. È come quel cristallo che brilla più degli altri, regalando energie positive: Journey, a differenza delle mie aspettative, si è rivelato un cristallo prezioso, ma decisamente nascosto. Certi titoli, a volte, è meglio che restino così: in una piccola ombra fredda, riscaldata dalle mani giuste.

CONCLUSIONI

Journey è un incanto videoludico che si può o amare od odiare. È un titolo che dimostra, con grande astuzia, quanto un gioco apparentemente vuoto sia colmo di significati, velati ammonimenti e profondo amore per l’arte, oltre che per la vita. È una perla nascosta, piacevole da vivere, stimolando l’esecuzione di più run, per il puro piacere di librarsi in volo e percorrere ancora una volta scenari così ipnotici e poetici. È un’esperienza che, seppur breve, può scaldare il cuore e spingerci a chiederci un’unica cosa:

“A cosa penso quando mi avvicino a quella montagna? 

Chi/cosa è, per me, quella meta luminosa e ricca di linfa vitale?” 

Vi lasciamo con l’intero album musicale del gioco, in cui potrete scoprire i retroscena delle composizioni, gli autori dei disegni ufficiali e il modo in cui musica e gioco si sono fusi in un’unica, spettacolare, identità.

Buon viaggio.

 

VOTO 9

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About The Author
ste@mail.it'
Stefania Netti
2 Comments
  • olymar@hotmail.it'
    Marco
    June 11, 2020 at 15:03

    « A ciascuno è dato il suo giorno.
    È tempo che io venga da te.
    Perso è il mio ritorno a casa.
    Sono nata per questo.
    Su questa strada, nessuno va.
    Su questa strada, tramonto d’Autunno.
    Sono nata per questo.
    Non abbiate pietà di me.
    Sono nata per questo. »

    Queste, le parole pronunciate in varie lingue antiche, ormai dimenticate nel tempo, nell’ultima traccia mentre scorrono i titoli di coda, un brano che riesce forse a racchiudere l’essenza di questa grande opera.

    Appena finito di leggere tutto d’un fiato.
    Journey rimane, a mio parere, pura arte, sotto più punti di vista. Un’onirica esperienza evocativa, in grado di stimolare la nostra psiche e le nostre più profonde riflessioni sulla vita stessa, sia durante la traversata che alla sua fine, e anche dopo aver spento la console.
    È certamente uno di quei titoli che ti rimane dentro.
    Una cosa che ho notato, per quanto concerne questo senso di viaggio, questo cammino verso la redenzione, una liberazione o una rinascita, ho trovato, per assurdo, delle similitudini con Hellblade: Senua’s Sacrifice, anche se in una forma largamente diversa, essend molto più cupa, dark e sanguinolenta. Ma oserei dire che la sostanza, sotto certi versi, è pressoché la stessa: un lungo viaggio introspettivo verso l’accettazione e la creazione del nuovo sé, che sia nell’aldilà (ovvero la fine, la morte), o nella vita terrena (un inizio, la nascita).
    Proprio come in Journey, a secondo da quale prospettiva si vuole leggere l’opera.
    Con questa recensione poi hai senza alcun dubbio centrato il segno nella sua interezza, cogliendone i messaggi più profondi, raffigurati in quelle poetiche immagini che molti di noi hanno amato e ammirato lungo il cammino.
    Posso immaginare poi quanto questo titolo abbia contribuito a renderti migliore di quella che già eri, come quell’ultima scintilla che ha fatto avviare la macchina, e di quanto ti sia sentita affine all’alter ego di questa magnifica avventura.
    Sono contento che ora ti senta davvero fiera di stessa, è un passo avanti non da poco verso la continua crescita personale che tutti dovremmo indistintamente seguire nel nostro viaggio, o meglio… Nel nostro “Journey”.

  • Pomponio49900@gmail.com'
    August 4, 2020 at 21:48

    Very nice design and good articles, nothing else we need : D.

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