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KINGDOM HEARTS 3: LA RECENSIONE
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KINGDOM HEARTS 3: LA RECENSIONE

by Stefania NettiDecember 31, 2019

Kingdom Hearts rappresenta un pilastro vitale della nostra infanzia, con la sua complessità intrinseca colma di diramazioni significative e con la freschezza di un mondo disneyano che non può mai definirsi infantile. È stato proprio il mondo Disney a trasmetterci, da piccoli, i primissimi valori importanti e puri, fondendosi col mondo Square Enix e dando vita a un saga mai vista prima. Tetsuya Nomura è il direttore di questo capolavoro videoludico, donandoci per anni una perla inestimabile che non stanca mai.

Nell’articolo di oggi, quindi, vogliamo parlarvi del tanto acclamato Kingdom Hearts III, già disponibile per PS4 e Xbox One, promettendovi l’assenza di qualsiasi spoiler in caso non l’abbiate ancora giocato.

 

INTRODUZIONE A UN’ATTESA INTERMINABILE

I fan saranno perfettamente a conoscenza degli interminabili anni di attesa per l’uscita di Kingdom Hearts III; anno dopo anno sembrava nascere quel bagliore di speranza, che si affievoliva quasi subito dopo. Nonostante i successivi capitoli come Birth By Sleep, Dream Drop Distance e altri, continuavamo ad attendere il terzo capitolo ufficiale con un’ansia implacabile; finalmente, poi, fu svelata la data d’uscita: 29 Gennaio 2019. Le domande e la curiosità aumentarono e si moltiplicarono scatenando un’euforia non indifferente, avendo finalmente un giorno specifico come punto di riferimento.

Erano passati esattamente 17 anni dal primo videogioco dell’omonima serie e i cuori trepidanti sono ormai adulti, reduci da molteplici esperienze ed emozioni di ogni tipo. Adulti, tuttavia, uniti ancora da quel flebile filo che parla di luce e oscurità e che tanto ci ha emozionati, al punto da tenerci attaccati allo schermo per ore.

Il viaggio che stiamo per affrontare nel terzo capitolo di Kingdom Hearts è per i nostalgici, i sognatori, i bambini che hanno atteso con così tanta ansia e gioia, così come i neofiti, i nuovi arrivati: coloro che stanno per conoscere la magia instancabile di più mondi fusi insieme, che ha dato vita all’apoteosi dell’amicizia, del coraggio, dei valori, dei sogni.

Cercheremo, tuttavia, di mettere da parte le emozioni per realizzare una recensione quanto più neutra possibile.

LA STORIA 

Per farvi capire perfettamente la trama, essendo questo il terzo capitolo, dovremmo riassumervi anche i titoli precedenti. Avendovi promesso, tuttavia, l’assenza di qualsiasi tipo di spoiler, ci limiteremo a spiegarvi il fulcro della storia di questo gioco.

Kingdom Hearts III riprende direttamente dal finale di Birth by Sleep -A Fragmentary Passage- in cui Sora, insieme ai suoi fedeli compagni Pippo e Paperino, parte per i vari mondi per poter riottenere il potere del risveglio, potere indispensabile per salvare i signori del Keyblade scomparsi.

Il Keyblade è una potentissima arma che possono usare pochi prescelti, con un cuore colmo di luce e fortemente puro. Sora rappresenta uno dei prescelti più importanti, nonostante avesse perso i suoi poteri in seguito a una guerra precedente estremamente delicata. Il compito principale sarà quello di prepararsi alla lotta finale contro l’Organizzazione XIII, la quale si preparerà a radunare i suoi ultimi membri per scontrarsi con i sette guardiani della luce: un gruppo di sette signori del Keyblade, col compito di difendere l’universo dalla malvagità dell’Organizzazione.

Riku, compagno d’infanzia di Sora, sarà maggiormente impegnato nella ricerca di Aqua -anch’essa maestra del Keyblade- nel Mondo Oscuro, affiancato dal Re Topolino.

Una nuova guerra è in atto, una guerra in cui luce e oscurità si scontrano -talvolta fondendosi- ma senza mai perdere la propria identità più intrinseca. La trama ruota attorno a Sora e i suoi amici, ma l’attenzione sarà focalizzata su quest’ultimo, come nella maggior parte dei titoli precedenti. Sarà possibile guardare diverse cinematiche che spiegheranno approssimativamente le vicende precedenti, ma se avrete intenzione di capirci seriamente qualcosa, vi consigliamo di recuperare necessariamente i vecchi titoli; il mondo di Kingdom Hearts è colmo di sotto trame, vicende di ogni tipo con molteplici personaggi, che diventano indispensabilmente un unico intreccio simbolico per la storia.

Il finale del gioco non soddisfa pienamente le domande pregresse dei fan, trovandosi di fronte un’enorme porta buia che non ci mostra dove possa portarci. Il DLC, tuttavia, sembra prometterci gran parte delle risposte che cerchiamo, donandoci ulteriore euforia e permettendoci addirittura di giocare nei panni di altri personaggi, come Kairi. Questa è, dunque, un’attesa decisamente inferiore rispetto a quella precedente, ma che ci lascia col fiato sospeso e con tanta voglia di procedere in questo labirinto storico. Ne approfittiamo per annunciarvi che il DLC Re:Mind uscirà ufficialmente il 23 gennaio 2020 su PS4 e 25 febbraio 2020 su Xbox One.

MAY YOUR HEART BE YOUR GUIDING KEY

Questa è probabilmente una delle citazioni più importanti di questa saga.

Il cuore rappresenta il fulcro di ogni cosa, con le sue sfumature colme di luce o con la sua profonda e spaventosa oscurità. Dentro esso regnano emozioni, desideri così intrinsechi da essere seppelliti in un vincolo introvabile. Quante volte ci è capitato di trovarci in un bivio, un passaggio buio da cui non sapere come uscirne?

“Ascolta il tuo cuore”.

Ebbene, è proprio in quell’organo vitale che risiede l’albero genealogico delle emozioni, la risposta alle nostre domande, la guida verso la luce.

Una guida che probabilmente Sora aveva dimenticato, dopo le innumerevoli e sconfortanti esperienze, perché, per quanto la luce possa essere potente, l’oscurità è in grado di scavare nelle nostre debolezze più forti, prosciugandoci di ogni energia. Nessun cuore oscuro, tuttavia, è in grado di scrutare la forza e purezza dell’amicizia, il valore dell’unione e del sacrificio.

Un cuore oscuro non vuole averne uno, e per questo non riuscirà ad avere la propria guida chiave.

GAMEPLAY

La struttura di questo gioco è prevalentemente fedele a quella dei titoli precedenti, permettendoci di esplorare i vari mondi Disney e interagire con personaggi che già conosciamo e che ci hanno sicuramente trasmesso innumerevoli emozioni in qualche modo. Durante l’esplorazione sarà possibile prendere una pausa dalla storia principale, potendo completare mini giochi molto stimolanti, alcuni dei quali davvero competitivi.

Le mappe sono colme di collezionabili e ingredienti, utili per un altro degli innumerevoli tool di questo gioco: la cucina. Essa vi consentirà di realizzare alcune ricette -con un sistema di interazione che quasi non ci farà sentire come se stessimo giocando a Kingdom Hearts- e poterle poi utilizzare come buff durante le nostre battaglie.

Prima di analizzare dettagliatamente ogni singola sfaccettatura del gameplay, tuttavia, soffermiamoci sul genere di questo gioco.

Stiamo parlando di un titolo Action RPG, in cui dovremo controllare l’ormai conosciuto protagonista: Sora. Egli dovrà procedere nella storia, tra vari mini giochi e missioni inerenti esclusivamente il mondo in cui ci si trova; mondi sicuramente colmi di svago, senza mai essere troppo dispersivi, tranne per alcuni luoghi di cui parleremo dopo. I mondi sono caratterizzati da diverse boss fight, nemici che spawnano all’improvviso e, a tal proposito, è addirittura possibile esplorare le galassie, anch’esse colme di compiti da eseguire (facoltativamente).

Il sistema di combattimento è estremamente interattivo e fluido, colmo di comandi, magie, fusioni, attrazioni, legami e chi più ne ha più ne metta. Oltre alla difficoltà standard, è anche possibile giocare in modalità critica, estremamente competitiva e adatta a chi ormai è decisamente familiare a questo gioco. Il vostro viaggio procederà gradualmente alternandosi tra piacevoli momenti di svago, combattimenti abbastanza stimolanti (approfondiremo questo argomento successivamente) e cinematiche colme di emozioni e tuffi nel passato. Durante l’avventura sarà addirittura possibile usufruire del nostro Gummifono, un cellulare col quale potremo fare innumerevoli cose, tra cui quella più divertente e social, ovvero fotografare.

UN SISTEMA DI COMBATTIMENTO CHE NON STANCA MAI

Come già detto, durante le varie battaglie potremo interagire in mille modi diversi.

Partiamo dalle basi: ciò che utilizzeremo sarà il nostro Keyblade il quale, in alto a sinistra, avrà una barra che si ricaricherà man mano che attaccheremo; questa barra ci consentirà di sbloccare un ulteriore attacco speciale premendo il tasto triangolo, arrivando alla “forma finale” dell’arma, in grado di recare danni non indifferenti. Ogni attacco speciale varia in base al tipo di Keyblade che abbiamo equipaggiato: possiamo utilizzarne fino a tre contemporaneamente, cambiandoli attraverso la freccia destra dei tasti direzionali, e ognuno ha una sua caratteristica specifica che va a fondersi col nostro stile preferito e personalizzato.

Un combattimento basato anche sulle immancabili magie, al quale il giocatore non potrà mai rinunciare, a differenza di alcuni elementi come i Legami: essi torneranno sicuramente utili in determinati mini giochi, ma non possono definirsi indispensabili, al punto che il giocatore spesso se ne dimenticherà, dando spazio agli attacchi finali del Keyblade e le magie.

Altra nuova caratteristica del sistema di combattimento sono le Attrazioni -meglio definite come “Giostre” – le quali saranno disponibili di tanto in tanto con un design spettacolare e ci permettono di rendere il tutto ancora più frenetico, infliggendo danni ai nemici seppur non in modo così drastico. Ciò che salta all’occhio è l’immensità di interazioni possibili che, in realtà, si limitano a pochissimi comandi: il combattimento è per lo più basato su uno smash button per attaccare col keyblade, attacchi magici e… fondamentalmente uno spam del tasto triangolo per sbloccare sia final form che Attrazioni.

Insomma, un combat system sicuramente non limitato, ma che può diventare dispersivo e che ci porta comunque a limitarci ad attacchi perlopiù basilari.

Attraverso il menu delle opzioni avrete anche modo di sbloccare le varie abilità che vi torneranno utili durante il gioco, così come l’equipaggiamento, le ricette preparate, gli oggetti a disposizione e i tasti assegnabili per ciò che vi occorrerà maggiormente durante il viaggio.

Moltissimi giocatori, tuttavia, hanno trovato il combattimento eccessivamente semplice rispetto ai titoli precedenti, al punto da non riuscire a godersi neanche la soddisfazione del completamento di una boss fight.

Una scelta sicuramente insolita dopo aver sviluppato così tanta esperienza coi titoli precedenti, tuttavia spiegata dal co-director di Kingdom Hearts: Tai Yasue.

Egli ha esplicato il motivo per cui la Square Enix abbia deciso di abbassare drasticamente il livello di difficoltà: il loro desiderio era quello di allargare il proprio pubblico, soprattutto per chi ancora non avesse avuto modo di conoscere il gioco; sapevano che la maggior parte dei fan si sarebbe fondamentalmente lamentata della facilità estrema e proprio per questo hanno deciso di inserire la modalità critica adatta a una schiera di utenza più esigente.

Sarà, quindi, davvero raro vedere la schermata di Game Over, se giocherete in modalità standard.

IL MONDO DISNEY: FULCRO RILEVANTE DI KINGDOM HEARTS

Per quanto possa sembrare apparentemente infantile, è stata proprio la Disney a trattare, in principio, il tema luce-oscurità: basti pensare al cuore puro e colmo di luce della principessa e il cuore oscuro e colmo di ombre della sua antagonista, la strega cattiva.

Un tema mai fuori luogo, che vede al centro dell’attenzione due elementi estremamente presenti anche nella vita reale: la lotta al potere, l’oscurità che cerca di sopraffare la potenza inestimabile della luce, sua perenne nemica. Per quanto i personaggi possano far parte del mondo disneyano, nulla di tutto ciò può essere definito infantile, anzi, la Square Enix ci ha dimostrato perfettamente come sia stata in grado di fondere più mondi insieme, dando vita a un’orchestra di emozioni, valori puri e genuini che forse, sinceramente, abbiamo dimenticato col trascorrere degli anni. Valori basati sul coraggio, sul non perdere la speranza, sul profondo legame di amicizia che ci permette di affrontare le avversità più oscure. A partire da Pippo e Paperino, fedeli compagni di Sora, ogni titolo ci fa immergere in questa realtà straordinaria. Questa volta ci saranno nuovi mondi da esplorare disegnati in modo perfettamente fedele alla versione originale, seppur riadattati al contesto videoludico. Abbiamo notato, tuttavia, alcune lacune in questo terzo capitolo, nulla di estremamente rilevante ma lievemente impattante.

Partendo dalla realizzazione dei mondi, alcuni sembrano più completi e strutturati di altri: un esempio lampante sono quelli del Mondo Dei Caraibi e Big Hero 6. Questi due mondi possono definirsi open world, permettendoci di esplorare enormi isole o arrampicarci su altissimi grattacieli godendo della vista di una San Fransokyo spettacolare. Mondi decisamente più curati di altri, come Arendelle e la Mostropoli di Monsters & Co, talvolta dispersivi o troppo lineari e ripetitivi.

La riproduzione stilistica dei mondi, in generale, è a dir poco spettacolare e priva di difetti grafici, ma dal punto di vista della trama abbiamo constatato delle lacune non indifferenti. Nei titoli precedenti abbiamo avuto modo di notare come ogni mondo fosse unito da un filo concreto e significativo per le vicende che si susseguono: ogni mondo aveva il suo significato preciso e indispensabile per il procedimento della storia, come pezzi di un puzzle che si uniscono e danno vita a una figura ben precisa. In questa occasione ci siamo sentiti come se ogni mondo fosse a sé stante, dando più importanza all’aspetto “Disney” in sé, piuttosto che al ritrovamento di un vero e proprio significato tangibile per la storia di Kingdom Hearts. Personalmente mi sono sentita come se i mondi di questo capitolo fossero necessari a un procedimento puramente tecnico del gioco, ma non significativo per la trama. È stato indubbiamente emozionante, tuttavia, esplorare mappe così ben realizzate, permettendoci di canticchiare le nostre canzoni preferite e perché no, far scendere anche una lacrimuccia di emozione.

E… I PERSONAGGI DI FINAL FANTASY?

Una delle assenze più tangibili è stata quella dei personaggi di Final Fantasy, una cosa particolarmente insolita per noi fan di Kingdom Hearts.

È stata sicuramente un’assenza che ci ha fatto sentire come se mancasse qualcosa, in un certo senso, eppure il co-director Tai Yasue ci ha fornito delle spiegazioni anche su ciò, essendo perfettamente a conoscenza delle lamentele, ma sembrava essere piuttosto sicuro di sé nell’intervista rilasciata durante la GDC 2019.

La scelta di voler trascurare i personaggi di Final Fantasy è stata puramente voluta, spinti dal voler concentrare tutta l’attenzione possibile sui veri protagonisti e personaggi di Kingdom Hearts, trattandosi della saga Xehanort e volendo colmare i vari tasselli costruiti nei titoli precedenti.

Fortunatamente nel DLC sarà possibile incontrarli nuovamente e chissà se la Square Enix riuscirà a soddisfare ogni richiesta dei fan.

GALASSIE E COSTELLAZIONI

Un grande ritorno è caratterizzato dalla nostra amata-odiata Gummiship, potendo esplorare liberamente le galassie in un open world completamente ricco di contenuti: costellazioni da trovare e fotografare, materiali da farmare, nemici di vario livello da sconfiggere potendo livellare esclusivamente la nostra Gummiship.

All’interno delle galassie troveremo anche dei boss, alcuni davvero competitivi e che richiederanno una personalizzazione specifica della Ship; nel negozio troveremo delle basi pre-impostate, ma potremo addirittura costruire la nostra navetta personale, partendo letteralmente da zero e bilanciandola in base alle nostre preferenze.

Lo stile di combattimento è puramente fedele a quello precedente, seppur nettamente migliorato e bilanciato; le sue dinamiche ricordano leggermente Nier: Automata, soprattutto con determinate musiche di sottofondo.

Sarà possibile vedere il livello di difficoltà dei nemici grazie ad alcune stelline rosse/gialle sulle loro figure, attenzione a non avvicinarvi troppo in quanto comincerebbe automaticamente la sfida. Un universo non a sé stante, quindi, in quanto sarà indispensabile per vari trofei e soprattutto per materiale che servirà a forgiare l’Ultima Weapon.

MINI GIOCHI

Alcune novità e tradizioni permeano questo terzo capitolo, offrendoci un’interazione che va ben oltre la semplice Main Quest. La quantità di attività da provare ci permetterà di giocare molte più ore, potendo scavare nel cuore di questo gioco assaporandone le mille sfaccettature.

Partiamo dai mini giochi, che troveremo nei vari mondi e che ci faranno provare quel misto di divertimento e competizione.

Ad Arendelle avremo modo di sfrecciare su una lunga scivolata innevata con lo scudo di Pippo, evitando ostacoli e compiendo acrobazie. A San Fransokyo potremo dare prova delle nostre abilità in una sfida a tempo, in cui dovremo raccogliere degli anelli luminosi e aumentare il nostro punteggio arrivando a destinazione. Nel Galaxy Toys spenderemo, probabilmente, più tempo del dovuto, in quanto questa sfida sarà davvero competitiva e dovremo capire bene le meccaniche e le tempistiche, in una lotta esclusiva tra Gigas: pugni e laser a tutto spiano. Nel Regno di Corona invece saremo dei simpaticissimi ballerini, cercando di coinvolgere gli abitanti in una danza gioiosa, colma di acrobazie e dalla scenografia decisamente ben realizzata.

Ottenere i punteggi richiesti vi permetterà di sbloccare un trofeo e ottenere l’Oliarco +, materiale indispensabile nel Crafting.

Alcuni mini giochi saranno più difficili di altri, dovrete solo capire il pattern con un po’ di allenamento, ma non avrete problemi limitanti nell’esperienza di gioco.

BUDINIFICI SETTE

I budinifici sette sono direttamente collegati alla cucina di Remy, in quanto otterremo come ricompense degli ingredienti indispensabili.

Si tratta di simpatici budini (Heartless) situati nei vari mondi, che ci metteranno talvolta a dura prova con alcune sfide. In base al punteggio, otterremo ricompense davvero interessanti e soprattutto indispensabili per il raggiungimento del Platino. Sarà facile riconoscerli, in quanto scorgeremo nel terreno il loro copricapo raffigurante il frutto simbolico che li rappresenta, ad esempio nel Monte Olimpo troveremo il Budino di Ciliegie.

Diverse saranno le prove: abilità e sfide a tempo.

Le prime sono incentrate prevalentemente sull’uccisione di più nemici possibili entro un certa tempistica, stando anche attenti talvolta ad alcuni ostacoli: in alcuni casi può capitare che, scontrandosi contro più ostacoli consecutivamente, o facendosi raggiungere da un nemico, la sfida possa interrompersi ancor prima dello scadere del tempo. In alcune prove di abilità dovremo rimbalzare sulle teste dei budini senza mai toccare terra, o improvvisarci paparazzi e cogliere il momento perfetto per immortalarli.

Per le sfide a tempo vi consigliamo di sfruttare le magie ad ampio raggio come Thundaga, in modo da pulire velocemente la mappa e aumentare il punteggio.

Non si tratta di prove estremamente difficili, ma richiederanno quasi sicuramente almeno più di una run.

Vi ricordiamo che ottenere il punteggio necessario in tutti i budinifici sette vi consentirà di sbloccare il trofeo “Incubo dei budini” e l’Oliarco +, fondamentale per la creazione dell’Ultima Weapon.

PORTALI DI BATTAGLIA

I portali di battaglia non sono una grande novità per i fan di Kingdom Hearts; sono situati nei vari mondi e consistono nell’affrontare tutti i nemici all’interno di essi.

Alcuni portali saranno più complicati di altri, ma otterrete ricompense molto utili e necessarie per la conoscenza della trama, i rapporti segreti. Troverete questi ultimi in ogni portale, ad eccezione del portale numero 0, privo di ricompense. Queste prove hanno livelli di difficoltà diversi, in cui troveremo altrettanti diversi Heartless e nemici più forti sui quali concentrarci, ma non ci daranno grandissimi problemi una volta capito il loro schema d’attacco. Il portale più difficile sarà il quattordicesimo, situato nel Cimitero dei Keyblade, in cui troveremo un boss segreto col quale poterci finalmente mettere alla prova e provare un po’ di competizione. Non vogliamo svelarvi troppi particolari stavolta, ma vi consigliamo di premunirvi di pozioni, Granrifocus, Grand’Etere e di usare la Fusione Furore in caso di pochi HP.

Sfruttare queste sfide sarà molto utile anche per livellare, in questo modo potrete raggiungere il livello 99 senza perdere troppo tempo, basterà dedicare un paio di ore ai combattimenti e il gioco sarà fatto. Personalmente consiglierei il portale di battaglia numero 1, situato nel Monte Olimpo, per livellare velocemente; armatevi di Thundaga e uccidete tutti i nemici, ogni run scorrerà più velocemente e vedrete il vostro livello salire a vista d’occhio.

UN SORA DECISAMENTE SOCIAL E…CUOCO

Come già anticipato precedentemente, una grande novità di questo titolo è la possibilità di accedere al Gummifono- il proprio telefono personale- e quindi fotografare l’ambiente circostante. Ogni foto sarà salvata nella galleria, opzione che ci ricorda molto Final Fantasy XV, anch’esso con un numero limitato di foto da poter salvare.

Sora potrà eseguire degli autoscatti, da solo o con chiunque vogliamo; i personaggi che inquadreremo si metteranno in posa e potremo dare il via ad un set fotografico davvero piacevole e bizzarro. Le fotografie, tra l’altro, saranno necessarie per alcune missioni nascoste: le Foto-Missioni dei Moguri e soprattutto i Lucky Emblem, simboli rappresentanti Re Topolino, che troveremo sparsi per la mappa e che ci serviranno per sbloccare un trofeo.

Ebbene, potremo anche accedere alla cucina direttamente a Crepuscopoli, nel Bistrot, in cui troveremo il nostro piccolo Chef conosciuto tramite il film animato Ratatouille.

Qui ci saranno diverse ricette da sbloccare, man mano che si otterranno gli ingredienti, e potremo dar prova delle nostre abilità culinarie, stando ben attenti a muovere con delicatezza o decisione i tasti richiesti. Ogni piatto preparato sarà accompagnato da un punteggio specifico: ottenere l’eccellenza in tutte le ricette non sarà particolarmente difficile, tranne in alcuni casi in cui bisogna capire bene con che velocità muoversi, come nel caso della rottura delle uova. Ogni piatto preparato sarà salvato nell’inventario e potremo usufruirne come buff, un tool decisamente utile e non a sé stante.

Ricordate, inoltre, che i Budinifici sette e la cucina sono direttamente collegati. Svolgendo le loro prove, otterrete degli ingredienti fondamentali per la preparazione di alcuni piatti. Vi consigliamo, quindi, di cercare di ottenere il punteggio richiesto per la massima ricompensa, in modo da possedere più frutti e non dover perdere troppo tempo.

UN TUFFO NEL PASSATO: ANNI ’80 E IL BOSCO DEI 100 ACRI

Accedendo al Gummifono sarà possibile rivivere l’esperienza dei giochi Retro degli anni ’80. Un feeling che ci porta in una via opposta, come se stessimo giocando tutt’altro, e che ci ricorda i bei vecchi tempi in cui non erano indispensabili i colori per potersi divertire. I mini giochi classici sono in totale 23, sparsi nei vari mondi, con un trofeo da sbloccare tranquillamente: basterà semplicemente giocarli tutti e ottenere un nuovo punteggio “più alto”. Non abbiamo altro da dirvi, vi consigliamo tuttavia di provarli e fare un tuffo nel passato, in modo da ricordare le nostre origini e apprezzarle al meglio.

Il nostro amato Winnie The Pooh, insieme ai suoi amici, farà ritorno in questo capitolo e ci delizierà con la sua tenerezza. Giungeremo in questo luogo inevitabilmente, procedendo nella storia principale, ma perderemo un po’ di tempo con i vari mini giochi e, ovviamente, dovremo aiutare il nostro orsetto a dargli il miele che tanto adora.

A tal proposito, uno dei mini giochi più importanti di questa mappa è il Flower Garden. Nel corso degli anni avrete sicuramente provato giochi stile Puzzle Bubble: ebbene, la meccanica è pressoché la stessa. Dovrete abbinare fiori dello stesso colore per farli scoppiare, in modo da aumentare il punteggio e caricare unabilità speciale eseguibile col tasto triangolo, in cui sarà raccolta una scorpacciata di frutti e fiori, liberando la zona e aumentando drasticamente il punteggio.

UN COMPARTO TECNICO IMPOSSIBILE DA CRITICARE

Seppur alcuni mondi non siano perfetti dal punto di vista narrativo, la grafica è stata curata in ogni singolo dettaglio. Noi fan siamo cresciuti con i valori di un Kingdom Hearts estremamente emozionante, nonostante la sua grafica fosse poco qualitativa, ma a noi non importava.

Non ci importava perché sul fronte narrativo questo titolo era stato in grado di trasportarci in un mondo colmo di emozioni, valori che andavano ben oltre la qualità grafica.

Questa volta, a distanza di 17 anni, ci aspettavamo un miglioramento e siamo stati completamente soddisfatti. I personaggi sono stati disegnati con una precisione e cura tale da sentirci immersi in un vero e proprio film, nonostante si stia parlando di una fusione con la Square Enix. I dettagli dei mondi sono a dir poco spettacolari, senza alcun cenno di distrazione o superficialità, dando quel tocco di magia perfino durante i combattimenti.

Probabilmente sono pochi i Combat Style così ben curati sia dal punto di vista tecnico che scenografico: ogni singola cosa in questo gioco è scenografica, con delicatezza e senza mai sprofondare nel ridicolo o nell’eccesso. Le texture degli indumenti, l’espressività dei personaggi e tanti altri elementi grafici contribuiscono ad aumentare l’intimità e la complicità tra gamer e gioco, sentendosi un tutt’uno. Un’attenzione maniacale per i dettagli che non passa assolutamente inosservata e che ci permette di godere a fondo di ogni singolo centimetro di mappa esplorato. Estremamente interessante è anche la vera e propria fusione con i vari mondi: non esiste mai un Sora statico, lui e i suoi compagni Pippo e Paperino mutano la loro forma in base al mondo in cui si trovano, senza far percepire alcuna differenza tra il mondo Disney e Square Enix. Se in Crepuscopoli assumiamo la forma tradizionale, nel mondo dei Caraibi diventiamo dei simpaticissimi pirati vestiti nel modo giusto e con dei carinissimi denti a tema, mentre nel mondo di Monster & Co. diventiamo dei mostri bizzarri a nostra volta.

Vogliamo focalizzare l’attenzione, però, sulla realizzazione del mondo di Big Hero 6: San Fransokyo. Si tratta probabilmente di uno dei mondi esteticamente più spettacolari: una sorta di open world realizzato perfettamente, con una sintonia di luci e colori perfetta sia di giorno che di notte. La magia della notte prende il sopravvento, permettendoci di esplorare le strade, scrutarne i dettagli, arrampicarci su altissimi grattacieli ed osservare la città dall’alto, col fiato sospeso e con gli occhi che luccicano, riflettendo una città così realistica e realizzata con una precisione impressionante.

Il gioco procede con una modesta fluidità grafica, permettendoci di godere pienamente del gioco e di ogni singolo aspetto di esso, senza aver constatato alcun problema. La PS4 PRO, tuttavia, supporta due modalità: la prima dedicata alla massina resa grafica, la quale soffre di alcuni cali di frame ma che non sono assolutamente limitanti per l’esperienza di gioco, e la seconda che scommette tutto sul framerate.

Dal punto di vista tecnico, quindi, non abbiamo assolutamente alcuna critica da fare, se non per la solita pecca della telecamera. Agganciare i nemici, riuscire ad attaccarli girando la visuale e giovando di un combattimento perfettamente fluido, non è sempre facile. Una pecca che ha accompagnato Kingdom Hearts prevalentemente dal principio, che necessiterebbe di alcuni miglioramenti, ma che non rende deleteria l’esperienza di gioco.

Per rendere la recensione effettivamente neutra, ne approfittiamo per parlarvi di altri elementi che non ci sono piaciuti particolarmente.

Dopo così tanti anni di attesa, ci aspettavamo molta più interazione: spesso ci ritroviamo col controller in mano, sommersi da innumerevoli cinematiche talvolta davvero lunghe, impedendoci di giocare come vorremmo. Cinematiche decisamente ben realizzate e prive di alcun difetto storico o grafico, ma avremmo preferito una diminuzione delle stesse, in modo da godere maggiormente dell’interazione videoludica. Sicuramente tra le critiche è presente anche l’estrema facilità dei combattimenti, che poteva quantomeno essere bilanciata senza sforare direttamente nell’estremo con la modalità Critica, ma abbiamo già approfondito questo argomento precedentemente.

I doppiaggi, invece, sono ben realizzati, nonostante ci facciano percepire la nostalgia di un Sora ormai cresciuto, maturo e con una voce giustamente diversa da quella alla quale eravamo abituati. Siamo, fondamentalmente, cresciuti con lui: il tempo è trascorso anche per i nostri personaggi preferiti, dovendo affrontare il mutamento caratteriale oltre che fisico.

L’unica lingua disponibile sarà l’Inglese, ma potremo tranquillamente impostare i sottotitoli in Italiano.

La colonna sonora cantata dalla nostra amata Utada Hikaru, invece, ci ha lasciati abbastanza perplessi. I titoli precedenti sono stati accompagnati da un genere decisamente più Pop e immersivo, che è stato in grado di emozionarci a distanza di anni. Basti pensare a “Simple and Clean”, le cui cover continuano ad essere pubblicate a distanza di anni; stiamo parlando di una canzone che ha trasmesso innumerevoli emozioni e ci ha lasciato la pelle d’oca, sia per la sua strumentale che per la magica e dolce voce della cantante. La collaborazione con Skrillex ha dato quel tocco di modernità che non guasta, ma non ci sentiamo di dirvi che possa essere una canzone memorabile, né perfettamente miscelabile col mondo di Kingdom Hearts.

ASPETTANDO IL DLC

Come annunciato precedentemente, il DLC Kingdom Hearts 3 Re:Mind sarà disponibile il 23 gennaio 2020 su PS4 e 25 febbraio 2020 su Xbox One.

Diversi tool renderanno il DLC ancora più accattivante, andiamoli ad analizzare.

La Photo Mode, che consentirà di creare veri e propri set fotografici, perfino con gli antagonisti, all’interno di varie ambientazioni ed effetti grafici a nostra scelta.

La Slideshow, che consente di creare un vero e proprio montaggio video delle foto scattate, aggiungendo transizioni ed effetti scenografici.

Fast Pass Mode, col quale sarà possibile cambiare la difficoltà del gioco, semplificandola con determinati parametri e consentendo di affrontare i momenti più ostici del gioco.

Black Mode, in cui i giocatori più competitivi potranno impostare la difficoltà a proprio piacimento, sempre in base a parametri, in modo da mettersi a dura prova e perché no, rimpiangere la semplicità di Kingdom Hearts 3.

CONCLUSIONI

Il mondo di Tetsuya Nomura è un’intramontabile fonte di emozioni, ormai scolpita nel cuore di noi fan. Chi ancora non dovesse conoscere questo gioco, non resterà assolutamente deluso.

Square Enix ha realizzato una saga colma di emozioni, che va ben oltre le apparenze e ha sempre qualcosa da insegnarci, seppur 17 anni dopo la sua comparsa. Kingdom Hearts è cresciuto con noi, è maturato con noi e ha ancora tanto da darci. Nonostante alcune piccolissime pecche, sappiamo che potrà sempre stupirci e mai deluderci, speriamo solo di non dover attendere più così tanto.

Ne approfittiamo per condividere grande euforia per il DLC, sperando non sia di durata troppo breve e che possa regalarci divertimento, spensieratezza, emozioni indescrivibili e risposte alle nostre domande. Ci scusiamo per la mancanza di alcuni dettagli, ma avevamo promesso l’assenza di qualsiasi tipo di spoiler. Potremmo, tuttavia, valutare una futura guida ai trofei, in modo da consigliarvi e aiutarvi, guidandovi in questa avventura magica.

VOTO 9.0

 

 

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