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Le delusioni videoludiche del decennio
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Le delusioni videoludiche del decennio

by Giorgio 'Gixerius' IzzoJanuary 1, 2020

Dopo esserci crogiolati con i giochi più iconici del decennio, di cui vi consigliamo la lettura, è tempo di parlare dei giochi più deludenti del periodo 2010-2019. Anche in questo caso è giusto chiarire che non parleremo semplicemente di giochi brutti, ma di titoli che avevano tutto il potenziale (e il budget) per divenire piccoli capolavori senza esserci però riusciti.

Aliens: Colonial Marines

Da uno studio importante come Gearbox ci si aspettava un gran titolo, ed invece Aliens: Colonial Marines arrivò sugli scaffali ricco di bug e glitch, imperdonabili per una produzione di tale livello. A questi difetti si aggiungevano una veste grafica ben al di sotto di quanto mostrato nei trailer, un’intelligenza artificiale risibile e la totale mancanza dell’atmosfera tipica dell’opera di riferimento. Il tentativo di sfruttare il brand senza confezionare un prodotto degno di nota fu malamente accolto dai fan e dalla critica specializzata.

Resident Evil 6

Dopo un quinto capitolo godibile ma di puro stampo action, ci si aspettava un ritorno a quei livelli di equilibrio raggiunti in Resident Evil 4, titolo capace di riunire tradizione ed innovazione nel campo Survival Horror. Così non fu, Capcom tirò fuori un prodotto sicuramente godibile ma ricco di incongruenze ed eterogeneità. Un gioco che fu un po’ di tutto senza eccellere in alcun settore ma anzi, riciclando sezioni di gioco da affrontare due o anche tre volte, vestendo i panni di personaggi diversi. La tiepida accoglienza fu probabilmente il motivo che portò al reboot ideologico operato in Resident Evil 7, il quale ha aperto un nuovo e brillante ciclo per la saga, impreziosito successivamente dal remake del secondo capitolo (e probabilmente così sarà anche per il terzo gioco, in arrivo nel 2020).

Duke Nukem Forever

Un’attesa pressoché infinita e tanto hype per questo gioco, che dopo uno sviluppo tra i più travagliati della storia, arrivò sugli scaffali nel 2011. Cercando di far leva sul carisma del personaggio e la sua schiera di fan, venne rilasciato un prodotto visivamente scadente e con una IA dei nemici pessima. Sullo stesso livello si attestavano le fasi shooter ed il level design, insomma ci si aspettava ben di meglio per il ritorno di uno dei personaggi più iconici del medium.

Evolve

Presentando un innovativo (per l’epoca) multiplayer asimmetrico, Evolve arrivò sul mercato a seguito di una realizzazione mediocre ma godibile. La mancanza di contenuti al lancio, uno scarso bilanciamento ed un’eccessiva politica di DLC furono la causa di un declino inarrestabile. Il danno fu in parte arginato dall’aver reso il gioco un free-to-play. Dopo un picco di utenza che ha fatto ben sperare i publisher, il gioco ha ripreso a perdere utenti fino alla decisione finale di chiudere i server, nel settembre 2018.

Crackdown 3

Ultimo grande prodotto della Microsoft pre-Phil Spencer, Crackdown 3 avrebbe dovuto spianare la strada su Xbox One grazie ai suoi scenari altamente distruttibili. Dopo uno sviluppo travagliato di circa 5 anni, il prodotto è finito schiacciato sotto il peso delle sue stesse ambizioni. E così un gioco che era vicino alla cancellazione arrivò sul mercato, deludendo i fan storici e mettendo in mostra limiti e problemi. Crackdown 3 perde la partita anche se confrontato con i suoi stessi predecessori, come mostrato in questo video dell’utente Youtube Crowbcat.

Fallout 76

Da una saga così apprezzata, seppur orfana degli sviluppatori usciti per fondare Obsidian, ci si aspettava un debutto nel multiplayer online di maggior spessore. Ecco quindi che ci troviamo dinanzi ad un Fallout 76 ricco di bug, un comparto tecnico piuttosto grezzo ed un PvP mal realizzato. Gli sviluppatori stanno cercando di mettere una pezza con una grande espansione in arrivo nel 2020, ma l’impressione è che difficilmente riusciranno a togliersi di dosso l’etichetta di un prodotto volto al mero profitto.

Metroid Prime: Federation Force

Raramente troveremo un titolo Nintendo in questo genere di articoli, questo perché la compagnia giapponese preferisce ritardare o cancellare i prodotti di cui non è convinta. E’ il recente caso di Metroid Prime 4, il cui sviluppo è stato cancellato e riavviato con la storica software house che si era occupata dei primi tre capitoli, Retro Studios, per dare ai fan un sequel degno di questo nome. Appare quindi inspiegabile quello che avvenne all’E3 2015 dove, dopo 5 anni di assenza, il marchio Metroid si ripresentò in veste di uno spin-off poco caratterizzato e manchevole dell’atmosfera e della cura tipiche della saga. Impressionante è il numero di dislike sul video-reveal di Metroid Prime: Federation Force, che ancora oggi è in rapporto di 9 a 1 sui like.

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