Se ci avessero detto, anni fa, che vent’anni dopo l’uscita dell’ultimo capitolo della serie ci saremmo ritrovati a scrivere una Recensione di Onimusha, probabilmente non ci avremmo creduto.
Eppure, Capcom ci ha sorpreso regalandoci un nuovo capitolo di una delle sue storiche serie d’azione. Ma sarà riuscito a essere all’altezza del nome che porta? Dopo aver portato a termine la nostra avventura, durata circa 30 ore su Xbox Series X, ecco le nostre considerazioni.
Indice
La storia di Miyamoto Musashi, o quasi
Questo nuovo capitolo di Onimusha ci mette nei panni del leggendario Miyamoto Musashi, impegnato nella ricerca della perfezione della propria tecnica di spada. Il suo viaggio lo conduce in una Kyoto distopica, ormai invasa da un oscuro male conosciuto come Miasma, una misteriosa presenza che anticipa l’arrivo di creature orrende e spietate, alcune delle quali chiaramente ispirate al folklore giapponese.
In breve tempo, la regione sprofonda nel caos.
Musashi si ritrova suo malgrado coinvolto in questa guerra contro le forze demoniache, fino a rimetterci la vita. È proprio la morte, però, a segnare l’inizio della sua vera avventura: trasformato in un Onimusha, il guerriero ottiene il potere necessario per affrontare queste creature e tentare di riportare la pace nella regione.
Rifiutando questo compito, morirebbe.

Una storia fatta di personalità potenti
A un primo impatto, la storia di Onimusha: Way of the Sword potrebbe sembrare estremamente semplice e lineare. Non entreremo nei dettagli per evitare qualsiasi spoiler, ma nelle prime ore l’impressione è quella di trovarsi davanti a una narrazione costruita principalmente per introdurre alcune figure di spicco della storia giapponese e, soprattutto, fornire a Musashi un buon motivo per affettare demoni.
Con il proseguire dell’avventura, tuttavia, la situazione cambia. Pur mantenendo una struttura narrativa semplice, la trama comincia ad arricchirsi grazie a un cast di personaggi dalla caratterizzazione sorprendentemente riuscita. Alcuni riescono a conquistare la nostra simpatia e a farci empatizzare con le loro vicende, mentre altri, quasi inaspettatamente, finiscono per suscitare sentimenti diametralmente opposti.
Come una spirale che si allarga progressivamente, la trama di Onimusha: Way of the Sword continua così ad espandersi, introducendo nuovi alleati, nemici e interessanti missioni secondarie. Il risultato è una storia che, pur senza rinunciare alla propria linearità, riesce a diventare via via più coinvolgente, rendendo piacevole non soltanto affrontare le battaglie, ma anche scoprire dove porterà il viaggio di Musashi…
… e nel nostro caso, a eliminare alcuni nemici che hanno saputo farsi odiare con i loro modi di fare.
Onimusha: Way of the Sword non è un gioco che fa della narrativa il proprio fulcro, come possono esserlo The Last of Us Part II o God of War Ragnarok. Eppure, ogni intermezzo e dialogo con i comprimari riescono a mantenere alta l’attenzione, spingendoci a voler scoprire cosa accadrà avanzando.
Il gameplay: la Via della Spada può essere ardua e tortuosa
Arriviamo al vero fulcro di Onimusha: Way of the Sword: il gameplay.
Il titolo mette in campo uno dei sistemi di combattimento più solidi proposti da Capcom negli ultimi anni, ma per analizzarlo come si deve è necessario soffermarsi sui diversi strumenti a disposizione del nostro caro Miyamoto Musashi.

Gli spadai forgiano, le spade tagliano e i Samurai…?
A un occhio poco attento, soprattutto per chi non ha familiarità con la serie, Onimusha: Way of the Sword potrebbe sembrare l’anello di congiunzione tra un Hack and Slash e un Soulslike. La realtà, però, è ben diversa: sono proprio i primi capitoli di Onimusha ad aver contribuito a gettare alcune delle basi che avrebbero poi influenzato entrambi i generi.
Miyamoto Musashi si muove sul campo di battaglia con la grazia e la precisione che ci si aspetterebbe da un samurai esperto. Non è una macchina da guerra alla Dante o alla Bayonetta, capace di mietere vittime danzando tra i nemici, ma nemmeno un guerriero dai movimenti rigidi e fortemente vincolati alle proprie abilità, come spesso accade nei Soulslike.
Lo spirito del samurai è stato sapientemente estrapolato dalla storia e fuso con i sistemi di combattimento dei primi Onimusha. Il risultato, rielaborato con la tecnologia moderna, è un sistema di lotta sorprendentemente articolato, che trova nelle numerose tecniche di Musashi il proprio punto di forza.
Troppi parry? No, è l’arte della spada
Quando abbiamo iniziato la nostra avventura e con abbastanza tempo a disposizione per immergerci nel gioco come meritava, avevamo già sentito diverse lamentele riguardo all’eccessiva presenza dei parry.
Dopo aver completato il gioco, però, ci sentiamo di dire che questa percezione è, almeno in parte, fuorviante. Il problema nasce probabilmente da una rappresentazione del duello tra spadaccini ormai fortemente condizionata dai colossal hollywoodiani e dai Soulslike, dove il combattimento con la spada viene spesso trasformato in una lunga sequenza di colpi, schivate e parate.
In Onimusha, invece, la spada è qualcosa di molto più letale.
Miyamoto Musashi è una figura realmente esistita ed è rappresentato come un guerriero perfettamente consapevole che, in un vero duello, un solo fendente può essere sufficiente per uccidere l’avversario o decretare la propria fine. Per questo motivo, il suo stile di combattimento si basa sulla precisione, sulla lettura dell’avversario e sulla capacità di sfruttare il momento giusto per colpire.
Per certi versi, potremmo paragonarlo a Sekiro, ma con un approccio decisamente meno Arcade.
Musashi può deviare gli attacchi nemici e aggredirne la postura, fino a far perdere loro l’equilibrio e lasciarli completamente scoperti a colpi particolarmente dannosi. Ma il sistema non si limita alla semplice deviazione degli attacchi.
Una schivata eseguita con il giusto tempismo permette, infatti, di portarsi in una posizione di vantaggio e colpire il nemico mentre è vulnerabile. Ancora più interessante è la possibilità di attaccare nell’esatto istante precedente all’impatto del colpo avversario, sfruttando quel brevissimo momento in cui il nemico abbassa la guardia per coglierlo completamente impreparato.
Quest’ultima meccanica diventa particolarmente spettacolare negli scontri più concitati, quando Musashi si trova a incrociare la propria lama con quella dell’avversario. In quei momenti è necessario essere più rapidi del nemico nel cambiare l’attacco, leggendo i suoi movimenti e riuscendo a sorprendere l’avversario nel momento più opportuno.
È proprio in situazioni di questo tipo che Onimusha: Way of the Sword riesce a regalare alcuni dei suoi momenti migliori. Alcuni combattimenti, soprattutto quelli contro i boss, ci hanno persino ricordato la sapiente regia dei duelli di Akira Kurosawa: pochi movimenti, grande tensione e la sensazione che ogni singolo colpo possa essere quello decisivo.
Duelli all’ultimo sangue con i boss
L’apice del gameplay viene raggiunto negli scontri con i boss di Onimusha: Way of the Sword, soprattutto quando Musashi si trova ad affrontare avversari dalle sembianze umanoidi, ognuno caratterizzato da uno stile di combattimento ben distinto.
Ed è proprio il modo in cui combattono a diventare parte integrante della loro caratterizzazione. Le loro tecniche, i movimenti e il modo in cui affrontano Musashi riescono a raccontarci qualcosa della loro personalità, senza bisogno di affidarsi esclusivamente ai dialoghi.
Un esempio su tutti è l’astuto Ganryu Sasaki, che abbiamo avuto modo di affrontare anche durante il provato della demo. Il suo stile di combattimento rispecchia perfettamente la sua natura e trasforma lo scontro in un vero e proprio duello di tecnica e tempismo.
Anche alcuni nemici Elite e i Mini Boss riescono a regalare combattimenti avvincenti e tecnici, rappresentando una piacevole variazione rispetto agli scontri contro i nemici più comuni. Questi ultimi, infatti, tendono inevitabilmente a diventare più prevedibili con il passare delle ore e rischiano di trascinare il combattimento verso una certa monotonia.
Purtroppo, non tutti gli avversari di Musashi riescono a mantenere lo stesso livello qualitativo.
Qualche piccola nota dolente
Onimusha: Way of the Sword non è un gioco perfetto e qualche piccolo problema lo abbiamo riscontrato, soprattutto negli scontri contro i nemici quadrupedi, come le tigri modificate e il cucciolo di Dokyo.
La cosa curiosa è che, paradossalmente, uno dei momenti narrativi che abbiamo apprezzato maggiormente ci ha regalato anche alcuni degli attimi più frustranti dal punto di vista del gameplay. Abbiamo tuttavia apprezzato i diversi puzzle ambientali contestualizzati al titolo.
I nemici quadrupedi non ci sono sembrati ispirati quanto le loro controparti umanoidi e, nonostante gli sviluppatori abbiano scelto di farci affrontare questi scontri all’interno di arene piuttosto ampie, ci siamo ritrovati fin troppe volte a fare i conti con una telecamera ballerina e poco collaborativa.
Si tratta, fortunatamente, di una piccola nota dolente che non compromette in maniera significativa l’esperienza complessiva. Un aspetto che, tuttavia, speriamo possa essere ulteriormente affinato, perché con qualche accorgimento in più anche questi scontri avrebbero potuto raggiungere il livello qualitativo delle migliori battaglie del gioco.

Esplorazione e missioni secondarie
Un altro elemento del gameplay da tenere in considerazione quando si parla di Onimusha: Way of the Sword è sicuramente l’esplorazione del mondo di gioco.
Miyamoto Musashi dovrà infatti farsi strada tra i demoni mentre cerca di purificare una Kyoto ormai invasa dal Miasma. La città è in gran parte esplorabile, anche se non avremo immediatamente accesso a tutte le sue aree. Nelle prime fasi dell’avventura potremo infatti visitare soltanto una porzione della mappa, mentre il proseguimento della storia ci permetterà di liberare e raggiungere nuove zone, incontrando nuovi PNG con cui interagire e nuove missioni secondarie da portare a termine.
Si tratta di una scelta che abbiamo particolarmente apprezzato, soprattutto perché evita di trasformare l’esplorazione in una gigantesca caccia ai punti interrogativi, come spesso accade in molti titoli open world. Way of the Sword preferisce invece proporre al giocatore piccoli porzioni di Kyoto da esplorare progressivamente, mantenendo l’attenzione su ciò che si trova realmente sul percorso.
Una struttura che si rivela particolarmente piacevole anche per i completisti, che possono dedicarsi con calma a risolvere i problemi delle singole aree prima di proseguire con la storia. E, lo ammettiamo, è esattamente quello che è successo a noi: più volte ci siamo ritrovati a mettere da parte la missione principale per esplorare ogni angolo della zona appena sbloccata e aiutare i suoi abitanti.
Comparto tecnico e accessibilità
Abbiamo avuto modo di giocare a Onimusha: Way of the Sword su Xbox Series X e, dopo aver dato un’occhiata alle numerose opzioni disponibili, abbiamo deciso di mantenere le impostazioni predefinite, senza intervenire né sui parametri grafici né su quelli relativi alle prestazioni.
Una scelta che ci ha permesso comunque di apprezzare un comparto tecnico solido, ormai quasi una certezza quando si parla delle produzioni Capcom su console. Anche nelle situazioni più concitate, dagli scontri con numerosi nemici fino alle battaglie con i boss, con diversi elementi presenti contemporaneamente su schermo, il gioco si è comportato egregiamente.
E nonostante le temperature tutt’altro che clementi di questa estate, la nostra Xbox Series X ha retto senza particolari problemi, senza evidenziare fenomeni di surriscaldamento o cali di frame rate.
Per quanto riguarda l’accessibilità, Way of the Sword propone praticamente tutte le opzioni che ormai ci aspetteremmo di trovare in una produzione tripla A moderna, comprese quelle dedicate alle diverse forme di daltonismo e una modalità di difficoltà più accessibile, pensata per chi non è particolarmente avvezzo a questo genere di combattimenti.
Un’opzione che, a dire il vero, non abbiamo sentito particolarmente necessaria: già alla difficoltà normale, infatti, il gioco non si è dimostrato eccessivamente ostico, ma è giusto comunque offrire la possibilità di sceglierla.

Comparto sonoro e doppiaggio
Altri due elementi che meritano una menzione sono il comparto musicale e il doppiaggio.
Partiamo dalle musiche: non abbiamo particolari note dolenti da segnalare. Le composizioni sono belle e suggestive e riescono ad accompagnare efficacemente ogni momento dell’avventura, passando dalle sequenze più adrenaliniche a quelle più rilassate senza mai risultare fuori posto.
Sul doppiaggio italiano di Onimusha, invece, vale la pena soffermarsi un po’ di più.
Negli ultimi anni il doppiaggio italiano sembra essere diventato sempre meno frequente nelle produzioni videoludiche internazionali, con diverse multinazionali che continuano a preferire un numero limitato di lingue per il parlato. Capcom rappresenta, fortunatamente, una delle realtà che continuano a investire con convinzione nella localizzazione italiana, proponendo doppiaggi di ottimo livello. Basti pensare a produzioni recenti come Resident Evil Requiem e Pragmata.
Per questo motivo, oltre ad aver apprezzato la possibilità di vivere l’avventura di Musashi completamente in italiano, ci sentiamo di dedicare una menzione speciale a tutti gli interpreti che hanno lavorato al progetto, a partire dal direttore artistico e adattatore dei dialoghi Andrea “Dek” De Cunto, fino all’intero team di doppiaggio.
Tra le voci del cast spicca naturalmente quella di Roberto Palermo, che presta la propria voce a Musashi, ma meritano una menzione anche interpreti di grande esperienza come Marco Balzarotti, storica voce italiana di Batman nelle serie animate e nei videogiochi, e Jolanda Granato, conosciuta anche per aver dato voce a Kagura in Gintama e a Cassandra in Assassin’s Creed Odyssey.
Il risultato finale è un doppiaggio curato, convincente e perfettamente integrato nell’esperienza di gioco. Ci piacerebbe davvero vedere più produzioni videoludiche investire con la stessa convinzione nel doppiaggio italiano.
Si conclude qui la Recensione di Onimusha: Way of the Sword
Negli anni, Capcom è diventata per molti videogiocatori sinonimo di qualità, grazie a una lunga serie di produzioni capaci di lasciare il segno. Personalmente, credo che Onimusha: Way of the Sword meriti di entrare nell’olimpo dei migliori titoli della casa videoludica nipponica.
Non è un gioco perfetto e non manca qualche piccola sbavatura, soprattutto sul fronte di alcuni scontri e della gestione della telecamera. Al netto di questi difetti, però, Way of the Sword riesce a offrire un’avventura estremamente piacevole, sorretta da una storia avvincente e, soprattutto, da un sistema di combattimento divertente, appagante e capace di dare grandi soddisfazioni una volta imparati i suoi meccanismi.
È un titolo che ci sentiamo di consigliare tanto agli appassionati dei giochi d’azione più navigati quanto a chi, magari, vuole avvicinarsi per la prima volta a questo genere. La curva di apprendimento è ben calibrata e lascia al giocatore tutto il tempo necessario per comprendere e padroneggiare la Via della Spada.
Onimusha: Way of the Sword segna dunque il grande ritorno di una serie che, dopo una pausa durata vent’anni, dimostra di avere ancora molto da dire. Non possiamo che sperare che questo sia soltanto l’inizio di un nuovo percorso e di poter tornare presto a vestire i panni di un Onimusha in un nuovo capitolo.

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Onimusha: Way of the Sword

Ottimo sistema di combattimento
Boss fight molto appaganti
Bisognerebbe bilanciare alcuni nemici
Tocca sistemare le telecamere negli spazi stretti