Recensione Gungrave G.O.R.E.: un’occasione sprecata

Gungrave G.O.R.E. recensione

Durante la recensione di Gungrave G.O.R.E. ci è parso di tuffarci in un passato videoludico ormai dimenticato da tempo: l’era di Ps2.

La seconda console di Sony domina ancora oggi il mercato quando si parla di record di vendite e quel tempo viene ricordato dai nostalgici come l’epoca d’oro dei videogame.

Sono numerosi i titoli a cui si ripensa con affetto ancora oggi e Gungrave ce li ricorda un po’ tutti. Purtroppo però si porta dietro qualche criticità legata a quella stessa epoca. Questo è un vero peccato.

La Storia di Gungrave G.O.R.E.

La storia di Gungrave non si distacca affatto dall’omonimo cartone animato giapponese hard boiled e neo noir sanguinario degli anni ’90. Nonostante dobbiamo il design dei personaggi a Yasuhiro Nightow, creatore di Trigun, lo stile di narrazione ricorda molto più quello di Hellsing di Kota Hirano.

Come per Hellsing, anche Gungrave è una storia piena di cliché, violenza e stereotipi di vendetta. Solo che arriva con quasi 30 anni di ritardo rispetto la tabella di marcia.

La trama di quest’avventura bellicosa e vendicativa, ruota attorno a Bunji Kugashira e Brandon “Beyond The Grave” Hat. Quest’ultimo è il nostro protagonista.

I due erano legati da un forte sentimento di amicizia quando facevano parte del gruppo criminale Millennion. Dopo la morte e resurrezione di Brandon, divenuto l’anti-eroe Deadman Grave, i due si sono molto allontanati.

Nelle vicende di Gungrave, Bunji sfidò Grave nel tentativo di sconfiggerlo, ma fallendo miseramente. In Gungrave OD, divenne schiavo della droga SEED e si presentò davanti a Grave determinato a sconfiggerlo ancora, fallendo una seconda volta e perdendo la vita. In questo terzo capitolo, Bunji viene resuscitato e perde completamente le sue emozioni. Dovrà affrontare nuovamente Grave in quella che sembra essere una lotta senza fine.

Ovviamente, Grave si diletterà a smantellare organizzazioni criminali tra una ricerca e l’altra di Bunji. Mai come in questo caso possiamo affermare che la trama sia un semplice pretesto per palesare contro il nostro eroe orde e orde di nemici da macellare.

Purtroppo però, il gameplay lascia davvero molto a desiderare.

Il Gameplay

A ben vent’anni dall’uscita del primo titolo, lo studio di sviluppo sud coreano Iggymob ha il compito di dar vita al terzo capitolo della serie Gungrave.

I presupposti per creare un buon prodotto li ha tutti considerando anche la loro storia. Aver sviluppato Gungrave VR dimostra la voglia e l’interesse a portare avanti l’eredità di quella che fu una piccola perla di un tempo videoludico ormai passato.

Purtroppo però, ci dispiace dirlo in questa recensione, Gungrave G.O.R.E. puzza di vecchio e stantio. Sul lato del gameplay si è dimostrata una vera e propria delusione senza mezze misure.

Una giocabilità ridicola

Dai trailer mostrati, il gioco sembrava dinamico, rapido ed estremamente divertente. È invece legnoso e ripetitivo al punto da non riuscire a giocarlo in sessioni troppo lunghe senza avere mal di testa.

L’inizio è dei peggiori in assoluto.

In un lunghissimo tutorial dove Grave ha solo la capacità di sparare con la mira automatica sui nemici e schivare con una rigidità inferiore a quella della bara che si porta sulle spalle, l’intento di disinstallare il gioco ci appare come la migliore delle soluzioni.

Sfruttando la disponibilità su Game Pass, che ci permette di giocarlo grazie all’abbonamento, si va avanti riuscendo a sbloccare nuove capacità e abilità. Nonostante si riesca a sbloccare subito la scomoda mira manuale e intriganti attacchi ravvicinati, la soluzione per uccidere i nemici è sempre la stessa: si spara fino a raggiungere una determinata serie di combo e poi si spamma ossessivamente la Y (o il triangolo se giocate su Playtation) per scatenare gli attacchi ad area multipli che eliminano tutti i nemici attorno a Grave.

È quindi consigliato lasciar perdere completamente le schivate (lente e scomode), aumentare gli scudi e sparare a tutto ciò che si muove eliminando chiunque prima che la vita si esaurisca. Aspettate poi che lo scudo torni al valore massimo e ricominciate.

Per fortuna, a rompere la monotonia del gameplay, ci sono le abilità speciali. Non cambia molto sulla strategia da adottare per finire il gioco, ma almeno vi permettono di sgominare le orde nemiche con eleganti attacchi speciali.

Tecnicamente vecchio

Se teniamo in considerazione solo la base, ci troviamo di fronte un titolo senza infamia né lode.

Graficamente non è eccezionale, ma è comunque bello da vedere. Il suo stile tamarro rapisce i giocatori appassionati dell’action più puro. Anche la mira automatica, che si regola sui bersagli vicini nella direzione in cui guardiamo, fa il suo dovere… ma la gestione dei controlli e le battaglie, più che retrò, sono stantie.

Si passa il 90% del gioco con il dito sul grilletto per sparare, roteando la telecamere verso i nemici più pericolosi eliminandoli a uno a uno sperando finiscano il prima possibile. La possibilità di rigiocare gli stage, per ottenere un punteggio migliore alla fine del livello, è ferocemente castrata da monotonia e frustrazione.

Con l’avanzare del gioco si utilizzeranno sempre le stesse meccaniche, proseguendo lentamente per una campagna fin troppo altalenante. Troviamo la stessa sfilza di nemici sparsi per i lunghi corridoi che compongono i livelli, in un turbinio di ripetitività la cui monotonia è spazzata via solo dall’eccessiva difficoltà di alcuni particolari stage.

La sensazione di minestra riscaldata lascia spazio al sapore di un vino allungato con troppa acqua. Talmente ancorato al passato che sembra non si siano accorti che questo stile sia stato superato da più di vent’anni.

A guardarlo con malizia, pare che in Gungrave G.O.R.E. gli sviluppatori di Iggymob abbiano creato il mondo di gioco per poi riempirlo di mob senza un apparente criterio, ma non vogliamo essere eccessivamente cattivi in questa recensione.

A spezzare la monotonia, ci sono le battaglie con i Boss.

Lo scontro coi Boss

I Boss si dividono in due principali categorie: gli umanoidi e tutti gli altri. Quest’ultimi possono avere una natura meccanica o essere bio-armi mostruose. In entrambi i casi, abbatterli dona molta soddisfazione. Possiamo affermare, senza ombra di dubbio, che queste sono le sessioni di gioco più interessanti.

Ogni boss ha un suo stile estetico che lo differenzia (la maggior parte delle volte) dagli altri, anche se lo stile di combattimento talvolta sa di riciclato. Cosa che comunque non ci sentiamo di penalizzare. Anche in Bayonetta 3, da poco recensito, abbiamo riscontrato qualche riciclaggio che non intacca tuttavia la natura divertente del titolo.

recensione gungrave g.o.r.e.

Le limitazioni tecniche permangono, ma stranamente il gameplay funziona in questo caso. Non serve più restare fermi a sparare in attesa che gli scudi si rigenerino, ma tocca sfruttare ogni capacità in nostro possesso per sopravvivere al meglio.

Certo, Grave ha ancora l’agilità di un comodino, ma una sapiente schivata può salvarvi da danni veramente gravosi.

Con qualche miglioramento sul gameplay e impostato il gioco in stile Boss Rush, il voto della nostra recensione di Gungrave G.O.R.E. sarebbe stato ben diverso.

Concludiamo la recensione di Gungrave G.O.R.E. in negativo

Gungrave G.O.R.E. avrebbe potuto segnare il ritorno di una stupenda serie, ma purtroppo non è stato così.

Si tratta semplicemente di un’occasione mancata che difficilmente riesce a convincere. Seppur lo stile del titolo riesca a stupire nella sua tamaraggine da action B-movie, non convince nemmeno dal punto di vista del Trash.

Un vero peccato, che ci vede costretti a consigliarlo solo a chi vuol perdere un po’ di tempo, giocandolo magari gratis col Game Pass e voglia testare personalmente un gioco di 20 anni fa.

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Gungrave G.O.R.E. recensione
0
Good
50100
Pros

Molto tamarro ...

Alcune battaglie con i boss sono divertenti e appaganti

Cons

... ma troppo ripetitivo

Level design noioso e dimenticabile

Difficoltà distribuita a caso

Troppi nemici e troppi pochi modi per combatterli

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