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The Last of Us: 5 cose che non sai
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The Last of Us: 5 cose che non sai

by Wrex CrimsonMay 11, 2020

Non siamo obbligati a farlo,questo lo sai vero?”
“Dopo quello che abbiamo passato, non può essere tutto inutile.”
Joel e Ellie prima dell’incontro con Marlene.

The Last Of Us è un gioco che ha letteralmente collezionato migliaia di fan in tutto il mondo, gli stessi fan che ora sono in fibrillazione per l’attesissimo Part II, previsto per il prossimo 19 giugno. L’hype è alle stelle nonostante lo stesso titolo sia stato rinviato più volte. Una delle cose più cose interessanti di questo mondo, Lore a parte, è la quantità di curiosità inserite all’interno del gioco, come le origini dell’idea che ha dato vita all’avventura di Ellie e Joel, o quante persone si siano effettivamente occupate del progetto di Naughty Dog.

In questo articolo ne vedremo solo alcune perché abbiamo in serbo un’accurata analisi su ogni aspetto del gioco: Lore, curiosità, vere storie (ovvero gli scenari narrativi non spiegati nel gioco) e interventi di personaggi famosi. Diamo inizio, quindi, a questo nuovo appuntamento che conterà oltre 20 articoli e video dedicati al titolo in questione.

The Last Of Us: American Dreams

Purtroppo, solamente chi ai tempi prenotò la Collector Edition si trovò fra le mani The Last Of Us: American Dreams n.1, il primo di quattro fumetti in lingua originale editi dalla nota casa editrice americana Dark Horse Comics. La storia racchiusa in questi fumetti funge da prequel per il DLC Left Behind, in cui vediamo come Ellie, all’epoca tredicenne, giunge al collegio militare e di come abbia poi incontrato Riley, l’amicizia che nasce con lei e alcuni particolari su Winston (il soldato che andava a cavallo), nonché il primo incontro con le Lucciole. Tuttavia gli approfondimenti rilevanti verranno trattati prossimamente, man mano che verranno presi in esame i vari personaggi in questa serie di articoli.

Luci, Lucciole o Fireflies?

In questo caso non si tratta di una curiosità sul gioco ma di un dettaglio modificato nella versione italiana. Anche se un gioco viene tradotto nella lingua dello stivale e quindi gode di una localizzazione, scritte sui muri come graffiti, manifesti da ricercato, news che passano in digitale su uno schermo olografico, tendenzialmente restano nella lingua originale. Normalmente si ottiene la traduzione di essi nella nostra lingua interagendo proprio con tali elementi.

In linea con la filosofia di Marlene, che voleva dipingere la propria milizia come un punto di riferimento per uscire dal buio di una società ai limiti della sopravvivenza, viene scelto il nome di un insetto che brilla al buio: la lucciola (in inglese “firefly”). Considerando che tale parola possa essere fraintesa da persone assai maliziose, per scongiurare battute a sfondo sessuale, si decise di modificare la traduzione, trasformando “Lucciole” in “Luci”. La cosa potrebbe anche finire qui, se non fosse che questo riadattamento invalidi uno dei punti più peculiari e belli di Ellie. Lei stessa afferma di non sapere nulla del mondo al di fuori delle mura della zona di quarantena, tutto ciò che sa lo ha letto nei libri. Durante il viaggio verso la città di Bill, ad un certo punto, Ellie si ritrova circondata dalle lucciole. Sorpresa, la sua esclamazione è proprio questa:

“Hey guarda… delle lucciole. Voglio dire, lucciole vere!”

Dato che non esistono lucciole finte, molti giocatori non hanno mai capito questa battuta riferita alla milizia di Marlene. Sia chiaro, amiamo il doppiaggio italiano se fatto bene e ci discostiamo da coloro che a spada tratta, difendono quello originale senza possibilità di appello, ma riteniamo eccessivo snaturare un significato come in questo caso.

Tuttavia, vorremmo proporre una piccola riflessione: in giochi come Far Cry New Dawn (per citarne uno fra tanti) abbiamo un’arma che spara seghe circolari, falciando chiunque si trovi sulla traiettoria della lama. Essa viene chiamata senza mezzi termini Sparaseghe.

Era davvero necessario cambiare “Lucciole” in “Luci” solo per paura di qualche battuta puerile che oltre a non essere coerente con il collegamento insetto-milizia, invalida anche le battute e i riferimenti dei personaggi?

Il Cordyceps

L’Ophiocordyceps Unilateralis esiste realmente, anche se per nostra fortuna non danneggia l’uomo. Si tratta di una famiglia di funghi parassiti che attacca insetti come ragni e formiche; una volta che il micelio raggiunge il cervello dell’insetto, ne modifica il comportamento e i movimenti. L’insetto diventa una marionetta e il parassita il Master of Puppets. Quando essa muore, sprigiona spore, emesse da escrescenze che spuntano dalla testa o dall’addome, che vengono poi inalate da altri insetti, ripetendo il ciclo di riproduzione. Fu proprio questo insieme di caratteristiche a stuzzicare l’interesse di Naughty Dog, in cerca di un’idea per una nuova storia che avrebbe dovuto essere a tema zombie. In una puntata di un documentario trasmesso dalla BBC chiamato Planet Heart venne esaminato proprio questo virus parassita. Al posto di creare una storia di zombie con un virus misterioso che sfugge da chissà quale laboratorio del male, il documentario su Cordyceps gettò le basi per i primi script.

Ovviamente era necessario anche un contesto. In questo frangente il team non solo si ispirò al tanto dibattuto Io sono leggenda – col buon vecchio Will Smith – per il comportamento degli infetti, ma prese anche ispirazione da City 17 di Half Life 2 per ricreare fedelmente una zona di quarantena gestita dalla tirannia dell’esercito, riproponendo anche la stessa aria di tensione tra civili e militari.

Quante persone hanno partecipato alla realizzazione di The Last Of Us?

Alla fine di ogni videogioco, dopo esserci gustati la cutscene finale (ammesso che questo ne abbia una), vediamo una sfilza di nomi comparire sullo schermo: cast, produttori, designer, direttori, tecnici. Spesso rimaniamo a bocca aperta nel vedere quante persone abbiano dato il loro contributo perché quel progetto prendesse vita. Ma la cosa interessante è proprio qui!: per assurdo, non fu l’intero team di Naughty Dog a lavorare su TLOU, ma solo metà. Questo perché l’altra metà era impegnata con Uncharted 2: Il covo dei ladri.
Ecco che oltre a vendere milioni di copie e vincere il premio “Gioco dell’anno”, The Last Of Us rappresenta anche l’esempio del detto “Se voglio, posso”.

Curiosità finale: Quanto tempo ricopre l’arco narrativo?

Il gioco è diviso in stagioni: affrontiamo insieme ai due protagonisti l’estate, l’inverno, l’autunno e la primavera. Infatti, gli eventi narrati sono ambientati nel 2033 e il gioco termina nella stessa stagione con la quale comincia dopo il prologo, nel 2034.
Se vogliamo includere anche il prologo, la lenta discesa nella follia di Joel (di questo ne parleremo in un altro articolo) inizia ben 20 anni prima, nel 2014, allargando ulteriormente l’arco narrativo della vicenda.

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