Human augmentation: dalla realtà a Cyberpunk 2077

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Informazioni sul gioco

In ormai varie occasioni abbiamo avuto modo di introdurvi al mondo del cyberpunk nella prospettiva dell’arrivo nelle nostre case del prossimo Cyberpunk 2077, e lo facciamo anche oggi parlandovi della cosiddetta human augmentation.

Se infatti finora abbiamo parlato di tutta una serie di videogiochi a tema (ed è in preparazione uno speciale sul mondo cyberpunk al di fuori del gaming), anche grazie a un corposo video su Youtube, oggi è il momento di addentrarci più nello specifico in questo sottogenere della fantascienza.
Infatti, fra le varie sfaccettature che possiamo trovare nel cyberpunk (nonché nel prossimo videogame di CD Projekt RED), quali l’atmosfera estremamente futuristica ma con una nota da anni ’80, la grande rilevanza di multinazionali e guerre fra gang, i bassifondi metropolitani, un’importanza molto ampia viene assegnata a tutto ciò che concerne le migliorie fisiche, un’espressione generica sotto cui rientrano moltissimi fenomeni, quelli di cui parliamo appunto oggi.

La human augmentation oggi

Parlando di human augmentation, facciamo riferimento a una miglioria applicata al corpo umano, in un senso molto ampio e che a un primo sguardo potrebbe sembrare fin troppo generico. Intanto potrebbe rientrare all’interno di quest’ottica qualunque tipologia di supporto fisico esterno al nostro corpo, come una semplice sedia a rotelle o un moderno esoscheletro, così come pure un apparecchio acustico che amplifica le onde sonore all’ingresso del nostro canale uditivo. Altra aggiunta al nostro corpo molto comune è l’utilizzo di un arto artificiale.

Assieme ai supporti esterni, ci sono poi gli impianti interni al corpo, come dispositivi per donare la vista a chi l’abbia persa in precedenza, il pacemaker per i malati di cuore, fino alla sostituzione o ricostruzione di interi organi (che si tratti di un trapianto di organo da donatore o di organo sintetico).
Altre forme di augmentation le possiamo riscontrare, per ricollegarci agli esempi appena fatti, all’uso di nanomedicina e ingegneria genetica, elementi che tuttavia esulano in parte dall’argomento di oggi.

Certamente possiamo notare come queste forme di augmentation facciano estremo riferimento a situazioni particolari, legate a problemi pregressi o incidenti, in cui di fatto la scienza ripristina le capacità di una persona per riportarle a uno stato originario.

Tuttavia vi sono comunque anche oggi casi in cui l’augmentation trova applicazione come miglioramento dell’esistenza di una persona, da un punto di vista psicologico e mentale, oltre che fisico. Pensiamo alla parte estetica, si vanno a modificare determinati tratti corporei (protesi al seno, rinoplastica, ecc.).
Accanto a questa, con una forte valenza psicologica e legata a un netto sviluppo nella qualità della vita, pensiamo alla disforia di genere e alle moderne possibilità di iniziare un percorso che ci porti al cambio di sesso.

Infine, altra forma di augmentation è quella legata a sostanze chimiche. Che si tratti di assumere sostanze che modifichino la nostra psiche e la nostra percezione, oppure che si tratti di ingerire all’opposto elementi che cambino le nostre prestazioni e capacità (come le sostanze dopanti), anche questa tipologia di augmentation non è da sottovalutare.

Alcune definizioni inseriscono all’interno dell’augmentation al giorno d’oggi anche l’uso di internet e dei moderni mezzi tecnologici completamente esterni al corpo umano, tuttavia noi vogliamo attenerci a elementi più strettamente connessi alla persona.

Tornare ciò che si è stati

Pensiamo a una vita normale, o al poter avere una vita normale, che però viene pesantemente modificata in peggio da un incidente o da un problema di salute. Tuttavia abbiamo dalla nostra parte la tecnica e la tecnologia medica, in grado di ridonarci la nostra normalità. Se pensiamo a elementi esterni al corpo umano, possiamo elencare sedie a rotelle di ultima generazione, ma anche veri e propri esoscheletri utilizzati nella riabilitazione e nel supporto ai pazienti.

Accanto a questi, le protesi hanno un ruolo importantissimo: se fino a pochi anni fa infatti una protesi aveva spesso soltanto una valenza estetica, che andasse a colmare un vuoto visivo sul nostro corpo, oggi ormai le protesi di questo tipo sono di fatto una restituzione di ciò che abbiamo perso (in cui rientrano non soltanto le protesi degli arti, ma anche altre tipologie, come gli impianti al seno).

Grazie alla ricerca scientifica, infatti, non è più fantascienza il poter pensare di donare a un paziente un intero braccio robotico, oppure una mano bionica che restituisca anche il senso del tatto. E non soltanto: la stampa 3D consente infatti di creare protesi a basso costo e in tempi sensibilmente più brevi (anche in materiali resistenti come il titanio).

Certamente permangono alcune complicazioni legate alla perdita di un braccio o una gamba. Pensiamo alla sindrome dell’arto fantasma, condizione psicologica e neurologica che mette il paziente nella condizione di percepire ancora l’arto perduto (con sensazioni che vanno dal semplice formicolio fino a vero e proprio dolore). La tecnologia moderna consente di superare anche questo piccolo scoglio, con strumenti come la Mirror Box.

Abbiamo parlato dell’uso di protesi ad alta tecnologia. In sostituzione di parti del corpo umano perdute in seguito a interventi chirurgici o altro, possiamo pensare anche al trapianto di organi. Al di là del classico trapianto, infatti, esiste anche la possibilità di impiantare con successo organi artificiali, che sia per brevi periodi in attesa di un donatore, o invece per lassi di tempo decisamente più lunghi.

Per ciò che riguarda un ritorno a funzionalità corporee precedenti o mancanti, pensiamo a dispositivi di varia natura, alcuni dei quali esistenti in medicina da moltissimo tempo come il pacemaker contro la bradicardia (inventato nel 1960) o l’apparecchio acustico (il primo apparecchio elettrico risale addirittura a fine ‘800).

Oltre a questi, molti altri dispositivi elettrici ed elettronici migliorano la vita degli esseri umani, come la molteplicità di apparecchiature per restituire la vista. Queste possono andare da dispositivi come Argus (una telecamera digitale montata su di un paio di occhiali che trasmette le immagini al device connesso alla retina dell’utilizzatore) e il più recente Orion, fino a riproduzioni vere e proprie dell’apparato visivo. A proposito di aiuti per gli ipovedenti, pensiamo anche al semplice poter vedere i colori per un affetto da daltonismo.

Certamente, nonostante tutto quello che abbiamo appena descritto possa sembrare un presente tutto sommato roseo, è abbastanza diffuso anche il rigetto di una protesi o di un impianto. Tale rigetto può essere meramente fisico ed essere dettato da incompatibilità fra il corpo estraneo e il paziente, oppure si può trattare di un rigetto psicologico, un rifiuto, un dubbio o una paura nei confronti di quell’elemento insolito e non voluto.

Infine pensiamo anche alla possibilità di tornare ciò che si è stati anche da un punto di vista mentale e psicologico. Allo stesso modo di disagi e problemi corporei, infatti, la malattia mentale può rendere invalidante il vivere di un paziente: per questo troviamo nella medicina contemporanea un supporto che vada oltre la psicoterapia, grazie a psicofarmaci in grado di restituire una stabilità mentale al paziente, ovviamente seguito anche da un punto di vista psicologico.

Diventare ciò che desideriamo

Oltre a ciò che la medicina e la tecnologia sono in grado di fare per restituire a un paziente ciò che avrebbe dovuto essere la sua esistenza, oggi siamo anche in grado di donare a una persona un futuro diverso e più radioso.

Pensiamo all’estetica: quante volte ci siamo sentiti insoddisfatti del nostro corpo?
Ciò può essere legato a traumi (che possono andare dal bullismo a una situazione familiare che ci abbia fatti sentire inadeguati), o magari alla paura di non essere accettati dagli altri, connessa questa al contesto che ci circonda, quale per esempio il classico ma purtroppo verissimo bombardamento perpetrato dai media, con immagini e messaggi sul corpo perfetto e su quanto la ricerca di quest’ultimo sia il fine stesso dell’esistenza umana.
Che si tratti dell’avere un fisico scultoreo, un naso alla francese, un seno più prosperoso o che si tratti di inseguire un canone estetico femminile inverosimile e semplicemente dannoso come quello dell’estrema magrezza (pensiamo alla piaga dell’anoressia), la ricerca di un nuovo sé è costante nell’essere umano moderno.

Dal punto di vista che interessa a noi, tale ricerca viene aiutata oggi (con a fianco una terapia psicoterapeutica che comprenda le volontà del paziente) da una serie di innesti e modifiche che possano trasformarci in ciò che vorremmo essere, almeno fisicamente. In questo l’Italia, stando a recenti statistiche, è fra i primi paesi al mondo per numero di pazienti e inoltre vi è un costante incremento di persone che decidono di ricorrere a pratiche che modifichino il corpo. In vetta a queste statistiche troviamo la mastoplastica additiva, seguita da varie tipologie di liposuzione per l’eliminazione del grasso in eccesso. Non dimentichiamo che fra gli interventi chirurgici vi sono quelli che, almeno visivamente, tentano di dare l’illusione di una gioventù eterna, in grado di resistere al passare degli anni.

Probabilmente l’insieme di queste pratiche vedrà nei prossimi anni un ulteriore incremento, legato appunto all’estrema facilità con cui si possono andare a modificare alcuni dettagli del nostro corpo, dal gibbosità del naso alla curvatura delle orecchie, passando per la mandibola e le labbra.

La questione estetica è molto dibattuta, ma il modo in cui la medicina si lega al diventare ciò che desideriamo (o meglio ancora in questo caso, ciò che siamo veramente) ci porta a parlare di un’altra condizione, un tempo bistrattata e oggi invece posta sotto la giusta luce: la disforia di genere. Tale condizione fa riferimento a una discrepanza fra il genere biologico e l’identificazione propria dell’individuo. Per risolvere questa situazione, che costringe in una condizione psicologica e fisica estremamente dannosa, fin dal 1982 esiste in Italia una legge che tutela chi decida di modificare il proprio sesso biologico (dunque transessuale), per quanto alla prova dei fatti vi siano spesso problematiche burocratiche o di altro tipo a interporsi fra la persona e il suo obiettivo. Comunque, tornando al nostro tema, è attraverso terapie ormonali e la chirurgia che si può ottenere la transizione da uomo a donna o da donna a uomo, oppure (qualora non ci si riconosca in nessuno dei due) rimanere in una condizione transgender.

Anche per ciò che riguarda renderci ciò che vorremmo essere, finora abbiamo parlato unicamente di come la medicina ci possa venire in aiuto tramite impianti, protesi o modifiche fisiche.
Ma se ciò che desideriamo è andare oltre i nostri limiti fisici e mentali con un aiuto di altro tipo, forse è al sottobosco illegale fatto di droghe e sostanze dopanti che dobbiamo rivolgerci. Anche nell’uso di stupefacenti l’Italia è ai primi posti (purtroppo) fra i paesi dell’Unione Europea, con una propensione alla cannabis e alla cocaina e un aumento costante nel numero di ricoveri (e anche di overdose) e di persone che si rivolgono alle droghe per fuggire dalla realtà. Allo stesso modo delle sostanze psicoattive, i dopanti hanno un ampio bacino di utilizzatori, sia nel mondo dello sport professionistico, sia negli sport amatoriali.

La human augmentation domani

Lo scenario futuro dell’augmentation non è ancora scritto, ma sicuramente già si specula attorno a moltissime tematiche.
Pensiamo alla guerra e ai potenziali sviluppi di alcuni impianti, come quelli che ormai da tempo sono in fase di test negli Stati Uniti e in Russia: esoscheletri militari che donano a chi li utilizza maggiore resistenza, capacità di trasportare carichi molto superiori al normale, stabilità e possibilità di utilizzare armi altrimenti troppo ingombranti o pesanti. Se vi vengono in mente pellicole come RoboCop oppure come la prolifica saga videoludica di Deus Ex (o anche soltanto il recente Ghostrunner), avete fatto centro.

Oppure pensiamo ad altri film sempre di genere cyberpunk, come Johnny Mnemonic o Matrix, assieme a videogame come Omikron: The Nomad Soul, in cui la mente umana diviene un collegamento con un mondo virtuale: nella nostra realtà c’è un genio che sta pensando a tutto questo, con un impianto neurale (Neuralink) in grado appunto di interfacciarsi con dispositivi elettronici, con internet e con altri impianti dello stesso tipo. La mente dietro quest’idea è il magnate dei viaggi spaziali e delle auto ecologiche Elon Musk, appassionato e propiziatore del transumanesimo, l’idea di un futuro in cui il confine fra umanità e macchine sarà sempre più labile.

Sopra abbiamo parlato di trapianti di organi, tematica connessa alla sostituzione di un organo malato con uno artificiale: chissà che un giorno non potremo usufruire di organi artificiali stampati in 3D con materiale biologico (esperimento già eseguito con successo con elementi cartilaginei).
Questi sono solo alcuni esempi di come il futuro e la tecnologia stanno entrando di prepotenza nel nostro presente e nel nostro corpo, ma la speculazione può spingersi anche oltre: salvataggio di dati della nostra memoria in cloud, con un backup del nostro cervello, impianti di varia natura sottopelle, fino a teorie complottiste su chip e microchip (magari iniettati tramite vaccini), con multinazionali senza scrupoli pronte a schiavizzarci tutti, teoria decisamente degna di un film dal sapore retro o di un’opera videoludica.
Sono tantissime possibilità, quelle che ci attendono. Tutte queste possibilità portano con sé fiducia nel progresso, ma anche tantissimi dubbi, paura e persino odio: problemi legati alla sicurezza dei dati e degli impianti, usi impropri delle nuove tecnologie, un eccessivo allontanamento da un presunto disegno divino o da uno stato di natura.

Motivi per non fidarsi troppo di un’augmentation portata all’estremo ce ne sono a bizzeffe. Tuttavia gli italiani recentemente intervistati durante un’indagine di Kaspersky hanno dimostrato un’ennesima volta la loro propensione all’enhancement delle proprie abilità fisiche e mentali (nonché alla modifica del proprio corpo) attraverso l’uso di impianti tecnologicamente avanzati e altri apparecchi di questo tipo. Infatti addirittura l’81% degli intervistati del nostro paese ha dichiarato di essere disposto a sottoporsi a un qualche tipo di augmentation (con dei distinguo, che si tratti per il benessere dell’umanità o per tornaconto personale).
Dunque dobbiamo aspettarci un’Italia futura composta da cyborg?

Human augmentation: cyberpunk e Cyberpunk 2077

Nell’attesa di scoprirlo, possiamo già immaginarci come dev’essere vivere in un contesto ultratecnologizzato grazie alle opere di finzione che già esistono.
Come vi abbiamo già linkato nell’introduzione, abbiamo già dedicato alcuni approfondimenti all’universo cyberpunk (nel mondo dei videogiochi e anche sul nostro canale Youtube), così come a breve arriverà su queste pagine un altro articolo dedicato al sottogenere cyberpunk fra cinema e altri media.
Al di là di questi, tuttavia avrete già pensato a opere che gli argomenti di questo articolo vi hanno portato alla mente.

Di innesti tecnologici e impianti per aumentare le capacità corporee il mondo videoludico è pieno, come il gioco Bombshell, o i film degli anni ’10 Elysium e Upgrade.

Se invece pensiamo alla realtà virtuale, il cinema ci offre da anni esempi, come Tron e ovviamente la già citata serie di Matrix (ma pure il film italiano Nirvana). Tuttavia, questa discesa in un mondo virtuale esiste anche all’interno dei videogame, tra l’altro con risultati interessanti: per esempio nel citato The Nomad Soul il giocatore è lui stesso il protagonista, calato in un mondo virtuale.
Infine arriviamo al nostro punto di partenza, il Cyberpunk 2077 di CD Projekt RED che arriverà sulle nostre console il 10 dicembre prossimo.

La Night City che ci viene regalata dal team di sviluppo creatore della serie di videogiochi di The Witcher è una città in cui l’augmentation viene accettata ed è all’ordine del giorno con il nome di Cyberware. Come in moltissime opere cyberpunk (filmiche o videoludiche), il miglioramento del corpo umano non è assolutamente un tabù. Che si tratti di impianti tecnologici al posto o all’interno dei nostri arti o in generale nel nostro corpo, in ogni caso difficilmente vedremo rigetti fisici o psicologici, o gruppi di persone che si oppongono all’augmentation: armi celate, sensori e visori particolari, connettori per interfacciarsi con dispositivi esterni e magari hackerare qualche server (come fanno i Netrunner), tutto questo e molto altro troveremo in Cyberpunk 2077.

Come vediamo da questi esempi, o anche dai vari video rilasciati da CDPR nel corso di questi anni di attesa, le modifiche fisiche vanno ben oltre mere protesi estetiche o legate a motivi di salute.

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Nonostante questo, non mancheranno appunto modifiche corporee che non influiranno sul gameplay, ma che ci consentiranno di empatizzare e immedesimarci maggiormente con il nostro doppio digitale. Sulla questione in particolare delle tematiche LGBTQIA+ e la disforia di genere, infatti, in Cyberpunk 2077 avremo l’opportunità di creare o modificare liberamente il nostro personaggio, così da rispecchiarci perfettamente con l’avatar (qualora lo desiderassimo). Insomma, Cyberpunk 2077 diventa come una sorta di specchio di una realtà per certi versi molto differente e più inclusiva dell’attuale, in cui potremo scegliere di essere uomo, donna o transgender, senza alcun rischio per la salute né potenzialmente senza alcun pregiudizio in game.

Ovviamente, per ogni punto a favore di una potenziale realtà alternativa, ve n’è una che invece rende una metropoli come Night City un posto in cui è molto pericoloso vivere. Fra i mezzi tramite i quali l’umanità cerca l’augmentation e una forma di rivalsa non mancano in fatti le droghe, potenti e che portano con sé anche gravi effetti collaterali.

E poi, appunto, ci sono le armi e la criminalità. Se è infatti così facile lasciarsi andare all’enhancement, al potenziamento corporeo e mentale, perché non farlo in grande e con fini illegali e moralmente inaccettabili?
Ecco spiegato perché fra i vari quartieri di Night City si muove la guerra fra bande e fazioni inarrestabili e ciascuna dotata di caratteristiche specifiche, anche legate al loro modo di interfacciarsi e fondersi con la tecnologia, come i Voodoo Boys e i Maelstrom.

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Cyberpunk 2077, il sottogenere cyberpunk della fantascienza, cyborg, realtà virtuale, droghe avveniristiche e modifiche corporee a portata di mano. E un presente che tende a questo futuro finora solo immaginato.

Provate a immaginare un mondo del genere: possibili cambiamenti continui al vostro corpo, potenziamenti senza sosta per puntare a ciò che avete sempre desiderato essere o a ciò che avete necessità di diventare, in qualunque campo (lavorativo, sportivo, sessuale). Intanto attorno a voi il mondo e le altre persone evolvono assieme a voi, in meglio ma anche in peggio.
Vivreste in questo mondo?

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