PlayStation 4: una generazione di esclusive – Parte uno

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Informazioni sul gioco

PlayStation 5 è finalmente arrivata e molti di noi si sono già tuffati con corpo e anima nella nuova generazione di Sony, magari con le sue esclusive al lancio.
Tuttavia oggi siamo qui con uno sguardo nostalgico rivolto al passato e a ciò che è stato, ovvero PlayStation 4. È infatti innegabile che fra le caratteristiche che hanno reso la console Sony un successo mastodontico possiamo citare l’invidiabile line-up, accresciuta di anno in anno e caratterizzata da moltissime esclusive videoludiche: oggi parleremo proprio di queste.

Questo sarà un modo per riportare alla mente molti ricordi oppure, per chi non ne ha avuto la possibilità, potrebbe essere l’occasione di recuperare uno o più videogiochi.
NOTA: l’elenco sarebbe molto lungo, dunque abbiamo deciso di concentrarci su alcune delle produzioni di maggior rilievo o che siano ricordate per la loro ottima realizzazione. Questa lunga carrellata si dipanerà su più articoli, suddivisi fra i videogiochi in totale esclusiva Sony e quelli che sono poi arrivati su PC, tutti comunque relativi all’ormai vecchia generazione.
Pronti a partire?

Bloodborne

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Bloodborne è un soulslike che nasce proprio dalla madre di tutti i Souls, la software house FromSoftware, che con questo gioco del 2015 continua a diffondere il verbo della morte facile e dei boss impossibili. Lo fa con un’ambientazione a cui non siamo abituati: niente più castelli diroccati e nemici in armatura, bensì Yharnam, città d’epoca vittoriana popolata da lupi mannari, colossi informi e antiche e onnipotenti divinità.

L’ispirazione visiva e il mood del gioco traggono chiara ispirazione dai racconti di Howard P. Lovecraft, e in questo il videogioco è ben riuscito a trasporre in formato videoludico le sensazioni e le ansie di quello che potrebbe essere lo sventurato protagonista di uno dei libri dello scrittore di Providence.

Inoltre, da un punto di vista di puro gameplay, la consolidata struttura degli altri Souls viene in parte rivista per adattarsi al nuovo contesto: non più scudo e spada, ma archibugio e mannaia. Le musiche sono semplicemente perfette. Peccato solo per qualche vistoso calo di frame e rallentamento.

Days Gone

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La seconda di queste esclusive ci porta nel mondo post-apocalittico popolato da non morti creato nel 2019 da SIE Bend Studio. Qui interpretiamo Deacon St. John, motociclista in viaggio in un Oregon devastato, alla ricerca dell’amore perduto e di uno scopo nella vita.

I ragazzi di Bend Studio hanno fatto un lavoro più che buono, con molte frecce all’arco della varietà, e donando al giocatore un mondo vivo (per quanto pieno di zombie) in cui è facile perdersi a bordo della propria moto. L’impatto visivo si sposa bene con le colline e le montagne degli U.S.A., soprattutto per quel che riguarda la colorimetria e l’illuminazione. Certamente qualche bug talvolta può risultare fastidioso, ma nulla di eccessivo.

La trama purtroppo è uno dei punti meno forti di Days Gone, risultando in più frangenti prevedibile. Nonostante questo, il gioco rimane un prodotto più che godibile e in grado di regalare decine di ore di divertimento.

Ghost of Tsushima

Temporalmente, Ghost of Tsushima ha segnato a livello simbolico il termine della generazione appena trascorsa, essendo stato l’ultima fra le esclusive a essere approdata su PS4.
Sviluppato da Sucker Punch Productions (il team dietro la serie di Infamous), Ghost of Tsushima è un videogioco a mondo aperto votato all’azione, nel quale veniamo catapultati indietro nel tempo fino al Medioevo giapponese: sull’isola di Tsushima è arrivata l’invasione dei mongoli, guidati dal perfido Khotun Khan. Nei panni dell’ultimo samurai Jin Sakai, dovremo difendere l’isola dall’invasione e riportare la speranza nella popolazione.

Nonostante alcuni difetti e imperfezioni, in special modo legati alla ripetitività di alcune attività, oltre a qualche leggerezza grafica, l’opera di Sucker Punch ha dalla sua un’atmosfera ben costruita, in grado di calarci alla perfezione nel Giappone che fu e nelle vecchie pellicole a tema (come quelle di Akira Kurosawa). Ciò ha permesso a Ghost of Tsushima di ritagliarsi un posto di rilievo nei cuori dei giocatori che hanno così salutato questa generazione.

God of War

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Kratos, il dio guerriero protagonista del videogame, forse non ha bisogno di presentazioni. Nato dalla mente dei SIE Santa Monica Studio, in questo ultimo capitolo della serie action (datato 2018) Kratos ha abbandonato la mattanza di divinità greche e si è ritirato nel Nord Europa, assieme al figlio Atreus. Qui inizia il viaggio catartico che ci lega ai due protagonisti, facendoci entrare all’interno del loro rapporto padre/figlio in maniera naturale e spesso brutale. Perché ci sono tutte le divinità e le creature della classica mitologia norrena che vorremo, ma il nucleo pulsante di questo gioco è l’umanità che emana dai Kratos e Atreus. Questo è possibile anche grazie a un grafica e a delle musiche che risultano maestose.

Il gameplay risulta molto più classico, nella pesantezza dei pugni e degli attacchi di Kratos, quanto nella leggerezza dei movimenti di Atreus. Talvolta, forse, il gameplay mostra il fianco a qualche critica, risultando alla lunga stancante o ripetitivo, soprattutto nel muoversi avanti e indietro per il mondo di gioco per le missioni secondarie. Nonostante questo, God of War risulta una delle esclusive da non farsi perdere per coloro che amano la mitologia norrena e le sfide che questo gioco sa dare. Meriti che gli sono valsi anche la vittoria come Game of the Year ai The Game Awards 2018.

In arrivo nel 2021 su PlayStation 5 è previsto un nuovo episodio, dal titolo di God of War: Ragnarok.

Marvel’s Spider-Man

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Anche di questo videogioco c’è poco da dire: è uno dei migliori videogiochi di tutti i tempi fra quelli dedicati all’Arrampicamuri, nonché uno dei più amati della generazione. Con una trama avvincente e non scontata (che si prende varie e molto apprezzate libertà rispetto alla storia classica), seguiamo Peter Parker/Spider-Man volteggiare e combattere fra i grattacieli di una New York in mano alla malavita, in un videogioco d’azione e avventura in cui i ragazzi di Insomniac Games hanno saputo unire il vecchio e il nuovo, fra villain e topoi classici dell’Uomo Ragno ed elementi più recenti (nella storia editoriale del supereroe) e altri creati ex novo.

Graficamente spettacolare e con una regia ispirata, con comandi fluidi e la tipica empatia che il personaggio sa suscitare, Marvel’s Spider-Man sa farsi amare da chiunque, per quanto non manchi qualche piccola pecca: il gioco dà infatti ampio spazio a brevi missioni secondarie e minigiochi che diventano ben presto fini a se stessi e assai ripetitivi.
Questi difetti tuttavia non intaccano la fattura altissima di un gioco fatto come si deve, che rimane tra i più grandi rappresentanti delle esclusive di questa generazione Sony.

Vi ricordiamo che è arrivato, sia su PS4 sia su PS5, un nuovo capitolo della serie, Marvel’s Spider-Man: Miles Morales ,incentrato sul più giovane Uomo Ragno dell’universo Marvel).

The Last Guardian

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Originariamente pianificato per l’uscita su PlayStation 3, problemi legati all’hardware, assieme alla dipartita del creatore Fumito Ueda e del suo Team Ico, ne hanno segnato il destino per anni. Dopodiché l’uscita è stata fissata su PS4, con Uead e la neonata GenDesign al lavoro sull’opera finale, arrivata infine nel 2016.

In The Last Guardian controlliamo un ragazzo (noto appunto soltanto come il ragazzo), che si risveglia all’interno di un misterioso antro. Accanto a sé, altrettanto impaurito, c’è solo un enorme Trico. Questo è un’insolita creatura che, come una mitologica chimera, fonde in sé elementi di molteplici animali: è infatti un po’ uccello, un po’ mammifero con un che di gatto e cane. I due decidono di unire le forze per trovare una via di fuga dai soldati che pattugliano l’area.

Quella che viene raccontata è una storia di amicizia, e viene fatto con tatto e con una grafica che non lascia spazio a dubbi: è difficile non amare The Last Guardian, tenendo conto dell’emozionante colonna sonora e della dolcezza con cui è stato realizzato Trico. Certo, il pensiero può andare all’estremo ritardo con cui uscì il gioco e a qualche imprecisione del gameplay, ma comunque il risultato è un ottimo videogioco.

The Last of Us Parte II

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Fin da subito questa è stata una delle esclusive più apprezzate e amate della generazione. Per questa seconda avventura di Ellie e Joel creata da Naughty Dog, torniamo negli Stati Uniti post-apocalittici afflitti dal fungo Cordyceps. L’infezione legata al Cordyceps trasforma gli infetti in esseri folli e assetati di sangue, che con il tempo iniziano a mutare anche fisicamente, fra protuberanze fungine e spore tossiche.

In questi Stati Uniti, fra la cittadina di Jackson e Seattle, si svolgono le vicende dei due protagonisti di quello che fu il primo capitolo della serie, a cui si aggiungono moltissimi co-protagonisti e antagonisti, in una lunga storia di sofferenza e vendetta.

Per questa Parte II, i ragazzi di Naughty Dog hanno ripreso molti degli elementi già presenti nel primo capitolo del 2013, ampliandoli e migliorandoli. Questo è vero soprattutto per il lato gameplay: sequenze stealth, la varietà del crafting e il gunplay. Certamente il lavoro svolto è egregio, tuttavia non manca qualche lieve sbavatura, per esempio per ciò che riguarda l’intelligenza artificiale.

Tralasciando il lato del gioco giocato, siamo comunque di fronte a un’opera di altissimo livello. La grafica, la motion e facial capture, la regia, la fotografia e le musiche sono qualcosa di realizzato magistralmente, a cui dobbiamo aggiungere una trama e una costruzione della storia e della sceneggiatura come se ne trovano raramente nel mondo videoludico.

In un articolo speciale, abbiamo affiancato la figura di Ellie a Walter White, protagonista della serie televisiva Breaking Bad.

The Order: 1886

Continuiamo il viaggio fra le esclusive della passata generazione con un videogioco per il quale dobbiamo tornare indietro nel tempo fino al 2015, anno di uscita di The Order: 1886. Ambientata in una Londra dalle tinte fortemente steampunk, l’opera sviluppata da Ready at Dawn ci porta in una capitale inglese in cui infuriano le rivolte, mentre fra le strade vagano assetati di sangue i bestiali Lycan. Nei panni di Grayson, membro della Tavola Rotonda di Sua Maestà, dobbiamo destreggiarci con una vasta moltitudine di armi.

Contando anche gli anni che si porta sulle spalle, per molto tempo The Order: 1886 si è difeso bene da un punto di vista grafico, associato a un design particolare e molto caratteristico. Ciò che fin da subito è stato invece criticato è stata la brevità del titolo e il poco spazio di manovra, fino a raggiungere in alcuni punti una struttura quasi da videogioco su binari.

Uncharted 4: Fine di un Ladro

Con questo gioco del 2016, il team di Naughty Dog (gli stessi del sempre più vicino The Last of Us Part II) ci accompagna nell’ultima avventura del cacciatore di tesori Nathan Drake. Viaggi in giro per il mondo, misteri e tanta, tantissima azione sono gli ingredienti per una conclusione più che degna della saga action-adventure iniziata con Uncharted: Drake’s Fortune nel 2007.

Un gameplay consolidato e rifinito nel corso di quasi dieci anni, un protagonista carismatico e un forte carico emotivo hanno reso Uncharted 4 una delle esclusive PS4 più amate dalla critica e dal pubblico.

Non dimentichiamoci poi anche Uncharted: L’Eredità Perduta. Spin-off della serie principale, vede protagonista l’esploratrice e amica di Nathan Chloe Frazer. Anche questo videogame (uscito nel 2017) ha finito per meritarsi il plauso della maggior parte della critica e dei giocatori, e titolo fra i più amati della generazione.

Until Dawn

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Supermassive Games ha scelto, con questo gioco del 2015, di farci impersonare un gruppo di ragazzi che decidono di passare del tempo insieme in una sperduta baita immersa nella neve. La premessa è quella dei classici film horror, e di fatto è in una storia di questo tipo che si tramuta questa sorta di avventura grafica in cui ci limiteremo quasi soltanto a scegliere che azioni far compiere ai personaggi e a cliccare in occasione dei quick-time event che ci vengono proposti. La sensazione è spesso quella di trovarsi unicamente di fronte a un film, ma non è detto che questo sia necessariamente un male, vista anche la capacità di narrare in maniera avvincente una storia che scimmiotta la banalità di molte produzioni cinematografiche di genere horror.

Ad aumentare l’immersività di Until Dawn, in cui partecipiamo a sedute spiritiche, scappiamo da misteriosi estranei e ci troviamo contro mostruose creature, ci pensa la motion capture che ci porta a schermo i volti e le performance di vari molti noti (come il Rami Malek di Mr. Robot e Bohemian Rhapsody).

Con Until Dawn concludiamo la prima parte della nostra full immersion fra le esclusive di casa Sony uscite sull’ormai passata generazione. Nella prossima puntata non mancheranno molte altre perle videoludiche.

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