…Più fanno rumore quando cadono – I boss: 2ª parte

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Informazioni sul gioco

La scorsa volta ci siamo addentrati in un mondo terrorifico e in mano ai mostri. Siamo partiti dallo scontro fra Davide e Golia, e da lì abbiamo viaggiato fino Boletaria, Drangleic, Lordran e le altre location caratteristiche di Demon’s Souls e dei Dark Souls della software house giapponese FromSoftware.

Fra boss e battaglie sempre più cruente, siamo scivolati lentamente in un vortice di orrore e morte, fino a trovare la pace nel buio.

Nel buio vivono però le creature più oscure.
Nel buio giacciono e dormono antiche e sporche divinità, pronte a risvegliarsi appena vorranno. Perché non è morto ciò che può attendere in eterno.
Per iniziare la seconda parte del nostro viaggio non potevamo non citare uno dei più grandi maestri dell’orrore e dell’inquietante. Stiamo ovviamente parlando del narratore di Providence Howard Phillips Lovecraft.

Con racconti a volte molto forti, spesso disturbanti, sempre bellissimi, lo scrittore ci porta per mano in un mondo sommerso e sotterraneo, in cui il nostro essere umani non vale poi molto, anzi. Non siamo più il risultato di milioni di anni di evoluzione, magari il progetto completo e perfetto di un essere divino.

No: siamo servitori, schiavi, prede o al massimo soltanto testimoni di qualcosa di più grande di noi. Ci sono esseri che dominano città decadute sotto la crosta terrestre e al largo dei continenti, in quegli oceani in cui nessuno ha ancora indagato abbastanza. Lì esseri ancestrali e più vecchi del tempo, in grado anche di scalfire la morte stessa, aspettano il momento più opportuno.

Uno di questi è Chtulhu della città di R’Lyeh, svettante e silenzioso Sacerdote dei Grandi Antichi. Dal viso tentacolare e dagli occhi fissi e gelidi, Chtulhu ha pelle semitrasparente, mani artigliate e ali da pipistrello sulla schiena, ed è sicuramente uno dei più famosi fra gli spaventosi esseri del fantasy e dell’horror moderno. Chtulhu è solo l’inizio, la punta dell’iceberg di un pantheon di decine di divinità che hanno più del demoniaco che non del divino, i Grandi Antichi e gli Dei Esterni. Nomi impronunciabili per noi poveri umani e forme incomprensibili per i nostri occhi e le nostre menti, sono queste le caratteristiche di queste mastodontiche creature, sovrane di ogni cosa su cui posino lo sguardo.

Fra gli esseri che popolano questo universo di antichi dei c’è anche Dagon, divinità anch’essa gigantesca e dalle sembianze che ricordano quelle di un pesce. Tale Dagon, quasi per caso (oppure no), era una divinità mesopotamica adorata dal popolo dei Filistei, gli stessi Filistei di cui faceva parte il temibile Golia di cui abbiamo parlato la volta scorsa, e perfino se ne fa menzione nei libri di Samuele in cui si narra della lotta di Davide. Che forse vi sia un recondito e ancestrale legame fra la furia cieca e inarrestabile di Golia e le sue divinità altrettanto mostruose?
Non è dato saperlo, ma se la paura non ci ha ancora preso, c’è un altro viaggio che ci attende. Follia, mostri tentacolari ed enormi bestie disumane ci aspettano oltre la prossima soglia.

Di mostri e di follia

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È il 2015 quando, in esclusiva su PlayStation 4, viene distribuito in tutto il mondo Bloodborne.
Nel decaduto mondo di stampo vittoriano di Bloodborne, ci ritroviamo a impugnare da una parte archibugi e altre pistole, dall’altra armi bianche come mannaie e asce. Sono questi gli unici strumenti che ci consentono la sopravvivenza contro i boss del videogame.

A Yharnam, infatti, città talmente antica da rischiare di ricordare la R’Lyeh di Chtulhu, un morbo sta tramutando gli abitanti in mostruosità che di giorno in giorno diventano più ferali e aggressive. Solo i cacciatori come noi possono fare qualcosa, e lo fanno nella Notte della Caccia. E mentre cacciamo nemici più o meno senzienti, ma sempre più pericolosi ed enormi, ci facciamo largo fra le profondità più meschine di Yharnam, tra cunicoli e tunnel e gallerie. I misteri si disvelano e allo stesso tempo s’infittiscono, nel mostrarci un mondo e un universo dominati da creature celesti e divine quanto terribili ed egoiste, talmente orripilanti da far quasi impallidire le creazioni di H.P. Lovecraft.

Ci servono tutta la potenza e la maestria che riusciamo a infondere nel nostro pad per affrontare alcuni dei boss che Yharnam ci vomita addosso, versioni distorte di quella che è la nostra realtà, come se fossero visti attraverso una lente d’ingrandimento. Fra questi non possiamo non citare un boss che, più mostro che Golia, rappresenta bene ciò che Bloodborne ha fatto ai suoi abitanti: il Chierico Belva. Questa bestia canina, talmente grande che sul ponte su cui l’affrontiamo ci passa a malapena, ha completamente perso la sua umanità, e di fatto è chierico solo di nome. Nei fatti è un animale assetato di sangue e dalle corna sulla fronte, che racconta però la sua sofferenza attraverso delle urla strazianti. Urla che però non diminuiscono la sua letalità.

Altrettanto sofferente è una delle nemiche più interessanti che incontreremo: il Vicario Amelia. Amelia, membro della dogmatica Chiesa della Cura di Yharnam, ci aspetta nella maestosa cattedrale. E se da principio ci sembra soltanto una semplice donna, ci vuole un attimo perché mostri il suo vero volto e la sua vera forma, divenendo all’istante un’enorme lupa, gobba ma anche così troppo grande per essere vera. Le vesti che l’avvolgevano sono divenute bende penzolanti che a malapena ne nascondono le sembianze, e i biondi capelli sono diventati il suo manto. Al posto delle dita, ci punta contro affilatissimi artigli.

Dopo questo boss, non possiamo stare ancora calmi. Come se fosse imparentato con il Putrido che abbiamo conosciuto nei viaggi in quel di Dark Souls, a Yharnam facciamo poi la conoscenza del Rinato. Creato dall’incubo nel sottosuolo della vecchia città grazie a un antico rituale, che ha dato vita a una montagna semovente e senziente, il Rinato è una pila di cadaveri ambulante e desiderosa della morte altrui, come ogni boss che si rispetti.

Dicevamo all’inizio di antiche divinità, che in Bloodborne sono chiamati Grandi Esseri. Fra questi, nelle nostre scorribande notturne, prima o poi rischiamo di imbatterci in quello che è uno dei più grandi Golia mai visti, Amygdala. Ragnesco e dalla testa a forma di tonsilla, Amygdala ci piomba addosso dalle cime dei palazzi, con le sue sei braccia puntate verso di noi. La sua potenza e la follia che ci ispira sono temibili più del dolore fisico che potrebbe provocarci. E che dire di Ebrietas, Figlia del Cosmo? ormai abbiamo trasceso l’umanità e forse siamo anche oltre il mondo sensibile, quando ci troviamo a scontrarci con questa immortale creatura, in parte lumaca e in parte calamaro, fra protuberanze viscide, ali e tentacoli, e una faccia che tutto pare fuorché una faccia.

Ma il meglio deve ancora arrivare, e lo fa con la Presenza della Luna. Discesa direttamente dalla Luna, della Luna sembra una falce: il suo corpo magrissimo è fatto di carne e ossa umane, ma il suo volto è qualcosa di oltre ogni comprensione. Infatti, per poterla incontrare e per poter avere il privilegio di farci uccidere da lei, avremo bisogno di un sacrificio oltre ogni comprensione, tre cordoni ombelicali, in un luogo oltre ogni comprensione, il Sogno del Cacciatore.
Tuttavia, se riusciremo prima o poi ad avere la meglio, finalmente potremo riposare, e magari sarà per sempre.

Di shinobi e guerrieri

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Oppure ci risveglieremo, e sarà in un mondo totalmente diverso. Con Sekiro: Shadows Die Twice, il periodo in cui veniamo catapultati è il XVI secolo: siamo nel Giappone feudale, terra di scontri fra fazioni ed eserciti di nazioni rivali che non esitano a sfruttare ogni arma e ogni sotterfugio per annientare il nemico.

Fra discendenti di draghi, arcieri mastodontici, samurai umani ai quali resta ben poco di umano, consumati dall’avidità e dal potere, ci aggiriamo per terre mistiche armati della nostra lama e del nostro braccio prostetico, attrezzato di vari utensili e gadget. Il nostro Lord, il giovanissimo Kuro, è stato rapito per il segreto celato nel suo sangue. Dobbiamo trovarlo e cambiare le sorti del nostro paese. Di passo in passo, però, di luogo in luogo vediamo il mondo attorno a noi che muta e si fa stranamente buio, un mondo che fino a poco prima era sì fatto di sangue e morte, ma ben distante dall’incubo di Dark Souls e Bloodborne.

A quanto pare, invece, l’incubo è arrivato fino qua.
I nemici e i boss che troveremo dopo l’alta erba che ci protegge dai loro sguardi, fin dalle prime battute, sono grandi e massicci, ma non per questo lenti o goffi. Questi nemici e questi boss sono come palle di cannone: enormi e devastanti, quanto fulminei e inevitabili. È come se le dimensioni dei nostri avversari fossero definite non dalla loro genetica e dalla loro stirpe, quanto dal loro valore e dalla loro pericolosità in battaglia, quasi che ci trovassimo davanti alle proporzioni gerarchiche tipiche di molta arte del mondo, in cui regnanti e persone di rilievo sono stati raffigurati con proporzioni maggiori ed esagerate rispetto al resto dei personaggi.

Certi boss del nostro Sekiro (il nostro lupo con un solo braccio) hanno una mole ben oltre la portata di un qualunque umano. Ma noi non siamo un semplice umano, e non ci fermeremo davanti a nessuno né a nulla.

La Scimmia Guardiana.

Non ci fermiamo neanche di fronte alle schiere di Guerrieri Senza Testa, circondati da un alone di mistero e da una fitta nebbia, che anche in guerrieri come noi non fanno che incutere un terrore disumano. E se fa paura un grosso umano senza testa, cosa dovremmo dire di una Scimmia Guardiana? È come un enorme golem di carne e pelo bianco che ci attende nella sua tana, armata di una lunghissima e affilata spada. Come i Guerrieri Senza Testa prima di lei, neppure la Scimmia Guardiana si ferma davanti alla decapitazione, e anzi la sua furia e la sua collera aumentano soltanto. Quello di Sekiro è un mondo in cui anche le carpe sono talmente cresciute da incutere timore nei viandanti.

C’è poi chi ha fatto della propria stazza e di quella del suo cavallo il punto di forza della propria arte di combattimento. Questi è Gyoubu Masataka Oniwa, detto il Demone. Le spazzate della lancia di questo boss sono in grado di sbaragliare interi plotoni in un sol colpo, e le cariche che porta a termine potrebbero devastare i cancelli più resistenti di tutta la regione. Per Sekiro la lotta contro di lui è dura, e per noi con lui, ma con un po’ di pratica e qualche accorgimento potremmo riuscire infine a scamparla. Solo per arrivare fra le mani enormi dei nemici successivi.

Uno di questi potrebbe essere il Grande Shinobi Gufo. A lui il nostro disperato e sfortunato Sekiro è legato da un passato in comune e da una vita in battaglia, ma questo non cambia il fatto che, anche con il Gufo, la lotta rischia di essere inevitabile. Il Gufo ha tutto quello che serve per essere il guerriero perfetto, fondamentalmente: è saggio e ha esperienza sul campo, è spietato e risoluto come pochi, ha un’altezza invidiabile (che nel confronto ci fa apparire quasi come dei ragazzini) associata a una muscolatura massiccia e a una rapidità simile a quella di una saetta. Come l’animale di cui porta il nome, il Gufo ci piomba addosso e prova a ghermirci con la sua lama, ripetutamente. Se non ci prende con la violenza bruta, ci prende per sfinimento.

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Il Grande Shinobi Gufo.

Se anche dovessimo anche sopravvivere al temibile scontro con il boss precedente, nella ricerca e nel salvataggio di Lord Kuro potremmo doverci imbattere nei membri più forti di tutto il clan Ashina. Questi sono l’atletico e veloce Genichiro e suo nonno, maestro di alto lignaggio e di abilità impareggiabile, Lord Isshin. Genichiro ha un’arma per tutte le occasioni, dai fendenti della sua spada (opportunamente maledetta) alle frecce del suo arco, ed è in grado di passare dalla lama agli attacchi a distanza più in fretta di un ghepardo. Riuscire a evitare i suoi colpi è molto difficile, e forse conviene sfiancarlo a suon di parate e stoccate: la nostra è una guerra logorante, e a ogni colpo riusciamo a imparare ogni mossa dell’avversario e quasi a prevederla, fino a intaccare la sua postura. Magari usiamo qualche stratagemma e trucco shinobi per avere un piccolo aiuto dalla sorte, a noi avversa fino a questo punto. Chissà che non riusciamo a sconfiggere Genichiro, in questo modo.

Certo, rimane sempre Isshin Ashina. Prima sembrava unicamente un vecchio lord giapponese. Incartapecorito e tremante, ci dava utili consigli e sembrava quasi lieto di avere un guerriero shinobi del nostro livello con cui disquisire di invasioni e guerre. Eppure, ora che ce lo troviamo davanti, con il suo elmo variopinto e con la sua spada che è una letale estensione del suo corpo, lasciamo che la stima e l’onore vengano pian piano sostuiti dal timore, forse dal terrore. Forse questo Lord Isshin è solo un guerriero, o forse è il ricettacolo in cui ritroviamo demoni, antiche e oscure divinità e guerrieri decapitati. Mossa dopo mossa, finiamo per capire che davvero è così, e difficilmente ci troveremo ad affrontare di nuovo una sfida come quella che abbiamo di fronte: Isshin Ashina adesso è il nostro Golia, e chissà se riusciremo a sopravvivere anche questa volta e a combattere un altro giorno ancora.

Chiusura

Abbiamo fatto un bel giro e un lungo viaggio, che ci ha fatto discendere nelle viscere della Terra per poi tornare in superficie, e ancora per rituffarci fra cunicoli e gallerie per poi di nuovo tornare su, e terminare su di una collina erbosa. Ci siamo mossi nello spazio, dal Regno di Israele fino a terre ignote, da lì all’Europa di Bloodborne (passando per la dimora di Lovecraft) e al Giappone di Sekiro. Ci siamo spostati nel tempo, dal 1000 a.C. al tempo indefinito dei Souls; dall’Età Vittoriana di Bloodborne fino indietro di qualche secolo in Estremo Oriente. Eppure quello che abbiamo visto, vissuto e affrontato è sempre la medesima cosa: la paura. La paura di un boss troppo grande, la paura dell’umiliazione e del fallimento e la paura della morte.

Ma abbiamo anche visto, vissuto e affrontato la voglia di rivalsa e il desiderio di farcela: questo ci ha spinti ad andare avanti e a non mollare, quante che siano state le volte in cui lo schermo si è fatto nero e abbiamo odiato FromSoftware o chi per loro. Che il nostro nemico sia Golia, il Cavaliere della Torre, il Signore dei Tizzoni, il Putrido, Vordt della Valle Boreale, Chtulhu, Amygdala o Isshin Ashina, non importa.
L’importante è farcela e rialzarci.

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