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Shenmue III: Aspettative e realtà
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Shenmue III: Aspettative e realtà

by ChristianDevilChryNovember 13, 2019

Correva l’anno 1999 quando Shenmue vide la luce su Dreamcast, un titolo che non fu solo un primo esempio di free roaming, di mix di meccaniche diverse e di narrativa cinematografica con sequenze in tempo reale, fu anche l’alba di un nuovo concept ludico che divenne poi il perno evolutivo del medium stesso.
Shenmue fu letteralmente rivoluzionario, sia dal punto di vista strutturale, sia per quanto riguarda le semplici meccaniche, introducendo anche la formula dei quick time event, ormai distribuita dentro ogni genere di gioco.

Durante il concepimento, Yu Suzuki, autore a capo del progetto e padre di capisaldi come Out run e Space Harrier, dovette coniare il termine F.R.E.E. (acronimo di Full Reactive Eyes Entertainment) per poter classificare la sua opera, in quanto non esistesse ancora una terminologia in grado di catalogare un prodotto del genere.

Grazie poi al talento del team di sviluppo AM2 e al budget di 47 milioni di dollari (all’epoca una cifra senza eguali), l’impatto grafico di Shenmue annichiliva qualunque prodotto coetaneo, compresi i migliori titoli in uscita su Nintendo 64, su PC e addirittura le tech demo che anticipavano l’imminente Playstation 2. Purtroppo però, nonostante l’assoluta qualità, l’ambizioso progetto Sega fu anche un grosso fallimento commerciale (in parte causato dalla scarsa diffusione del Dreamcast) e il secondo capitolo (uscito nel 2001 anche per l’Xbox original) non fece altro che posare definitivamente la pietra tombale sul progetto.

Questo breve excursus storico ci porta sino ai giorni nostri, ci porta al 19 Novembre 2019 giorno in cui Shenmue III vedrà la luce su Ps4 e PC. Molti giocatori, vecchi e nuovi, hanno dirottato la loro attenzione sul terzo capitolo di questa particolare saga ma dato l’inesorabile scorrere del tempo è lecito covare qualche dubbio sull’effettiva qualità del prodotto. Cosa resta ormai di quella rivoluzione? Shenmue III sarà imponente e imprescindibile al pari dei suoi predecessori? Normale porsi certe domande e noi siamo qui oggi per cercare delle risposte.

 

L’iter travagliato di Shenmue III

Come abbiamo detto, Shenmue è stata un’opera sperimentale, un prodotto atipico e innovativo, ma è proprio a causa di questa sua natura che ha sofferto lo scorrere del tempo più di altri esponenti del medium. Giocare oggi un gioco come Shenmue non ha per ovvi motivo lo stesso impatto che aveva venti anni fa.

Il mercato attuale è invaso da open world tripla A che offrono contenuti per centinaia di ore di gioco, abbiamo soluzioni narrative che non invidiano nulla al cinema, abbiamo mostri tecnici in grado di settare nuovi standard grafici ed è in questo contesto che Shenmue III vedrà la luce. Fermo restando che il concept dell’opera conservi ancora oggi alcune caratteristiche uniche e particolari, come una caratterizzazione del mondo di gioco mai replicata in alcun dove (esclusi in parte i più recenti prodotti Rockstar), il naturale corso evolutivo del medium ha distribuito nonché migliorato la rivoluzione originata da Shenmue in tutti i prodotti che l’hanno seguito.

Come se non bastasse parliamo di ambienti di sviluppo agli antipodi: se nel 1999 Shenmue rappresentava una sorta di quadrupla A, il terzo capitolo rientra oggi tra i prodotti low budget. Va assodato infatti che se Shenmue III esiste lo dobbiamo solo al sostegno dei fan che hanno deciso di donare soldi su Kickstarter, ma parliamo di una somma complessiva che si aggira attorno ai sette milioni di dollari, non certo un budget adatto a un prodotto destinato a rivoluzionare. Solo a seguire è subentrato un publisher, Deep silver, e solo di recente Epic games ha deciso di supportare economicamente il progetto in cambio dell’esclusività temporale sul suo store, per quanto riguarda la piattaforma PC.

Si tratta dunque di una produzione che ha attraversato un iter più che travagliato e che vede coinvolti svariati soggetti. Il budget risicato unito poi all’inadeguatezza del team di sviluppo, YsNet, fondato da Suzuki per occuparsi di mobile gaming, hanno senza dubbio compromesso la qualità ultima di un gioco che, a fronte delle sue ambizioni, non potrebbe mai competere con le migliori produzioni tripla A moderne e forse nemmeno con tanti prodotti low budget concettualmente più semplici. Ma a questo punto la domanda che dobbiamo porci è: “vuole farlo?”.

Volontà autoriale e leggi di mercato…

Sin dal lancio del Kickstarter, Yu Suzuki ha sottolineato la volontà assoluta di proseguire quanto lasciato in sospeso senza snaturarne il concept. Un prodotto dunque rivolto innanzitutto ai suoi fan storici, a coloro in grado di comprenderne una struttura così atipica e ormai anacronistica. Un cambio di formula e una profonda modernizzazione delle meccaniche, esclusa si intende l’ovvia svecchiata, avrebbero compromesso l’esperienza specifica che il gioco vuole offrire.

Di conseguenza in Shenmue III ritroveremo quella ridondanza meccanica e in parte quella “rugginosità” del feedback che ha contraddistinto i primi due capitoli, elementi senza dubbio fuori tempo massimo ma significativi in ottica di coerenza espressiva. L’intento è quello di sviluppare un videogioco che risulti da subito familiare a chi ne viene da quel lontano e glorioso passato, un intento che si scontra con le attuali necessità commerciali e con le pretese dei giocatori più giovani, abituati ormai a soluzioni interattive molto più fluide nella struttura e veloci nei ritmi.

Questo ci porta alla dicotomia tra aspettative e realtà che potrebbe generarsi soprattutto in chi Shenmue non lo ha mai giocato ma che magari ne ha sentito tessere lodi altisonanti nel corso degli anni. Shenmue III non sarà un gioco pensato per combattere ad armi pari contro i prodotti coetanei, nemmeno potrebbe farlo a fronte dei vincoli economici che ne hanno minato e influenzato lo sviluppo.
L’idea di trovarsi tra le mani un titolo potente e rivoluzionario quanto i due capitoli che l’hanno preceduto è senza dubbio deleteria, perché potrebbe compromettere poi la fruizione dell’opera per come è stata pensata, con i suoi limiti evidenti dovuti alla sua natura di prodotto di nicchia e low budget, e con i suoi anacronismi insiti nell’esperienza che ha deciso di portare avanti.

Solo chi riuscirà a vedere oltre la forma, solo chi avrà la determinazione di contestualizzare la struttura e chi la capacità di soprassedere alla ruggine insita in diverse meccaniche, potrà far sua una vera e propria visione autoriale del medium stesso. Una firma, quella di Yu Suzuki, leggibile ancora oggi in tutti quei dettagli che trascendono il videogioco in quanto mero intrattenimento, in tutti quegli elementi in parte anche simulativi che vanno a ricreare un’atmosfera e una progressione pressoché uniche nel panorama videoludico moderno.

La Tecnica non è acqua…

Anche per quanto riguarda l’impatto grafico Shenmue III sicuramente non riuscirà a replicare i risultati dei suoi predecessori. Come abbiamo detto, il team di sviluppo alle prese con l’Unreal Engine, questo il motore che si è deciso di adottare, è stato fondato per occuparsi di videogiochi destinati al settore mobile e nonostante siano stati assunti nuovi sviluppatori proprio per far fronte alle necessità del gioco, il confronto con il vecchio team AM2, il migliore in assoluto tra i reparti interni di Sega, porterebbe inevitabilmente a risultati tragici.

Questa consapevolezza ha spinto Yu Suzuki a concentrare gli sforzi sulla maniacale cura estetica, abbandonando da subito l’idea dei virtuosismi tecnici, per i quali sarebbero serviti molti più soldi, tempo e sviluppatori di talento.

Per fortuna, i risultati visti nella demo promozionale sono incoraggianti, seppur non del tutto rappresentativi del prodotto finale. Lo stile infuso in ogni architettura e in ogni personaggio non giocante, tutti diversi uno dall’altro come da tradizione del franchise, senza contare la perfetta trasposizione dell’ultima location di Shenmue II, mascherano la povertà tecnologica e l’approssimativa ottimizzazione di un Unreal Engine non certo al massimo della forma.

Fanboysmo vs Realtà…

Chiaramente una simile presa di posizione puzza di fanboysmo da lontano un miglio, ma l’intento non è certo quello di giustificare in anticipo i potenziali voti bassi che la critica metterà in calce alle recensioni del gioco. La base traballante su cui Shenmue III è stato sviluppato è argomento di discussione sin dal suo annuncio ma non è strumentalizzabile ai fini di una difesa dogmatica in quanto è chiaro che parliamo di un titolo pieno di criticità.

La demo distribuita ai finanziatori del progetto ne ha scoperchiate buona parte, a partire dalle animazioni facciali sino a quella sensazione di avere tra le mani “un giochino indie con qualche ambizione di troppo“. Uno scenario non certo idilliaco, eppure l’opinione comune tra i sostenitori del franchise è che “così doveva essere”.

Quello che dobbiamo aspettarci dunque è semplicemente l’esperienza di Shenmue con una veste grafica rinnovata, le sue atmosfere, le sue rigidità meccaniche, il proseguo della storia e ovviamente le sue caratteristiche uniche frutto della visione autoriale di Suzuki. Caratteristiche che ovviamente non hanno più il peso che avevano alla fine degli anni ‘90, caratteristiche che non rappresentano più alcuna rivoluzione… ma come scritto poco sopra, va benissimo così.

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