Le controversie su Jim Ryan e il diritto all’aborto: dall’inizio alle ultime notizie

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Sebbene da un punto di vista commerciale questo periodo sia florido (anche grazie al lancio del nuovo PlayStation Plus), le ultime dichiarazioni del CEO di Sony Jim Ryan riguardo al diritto all’aborto hanno alzato un polverone di proteste. Proteste queste che sono state sia esterne che interne, tra studi sussidiari e Sony stessa.

Ma facciamo un passo indietro. Negli Stati Uniti il diritto delle donne ad abortire è stato ufficializzato grazie a una sentenza del 1973 della Corte Suprema, sentenza nota come Roe v. Wade.
Tuttavia l’attuale composizione della Corte Suprema statunitense è pronta a ribaltare quella sentenza. È infatti nei poteri di questo organo giudiziario statunitense (che ha il controllo in quest’ambito su tutti i 50 stati della federazione) sentenziare e dichiarare incostituzionali leggi e decisioni delle amministrazioni precedenti. È questo il caso. La giustificazione portata dalla Corte Suprema è che la legalizzazione dell’aborto fosse “vergognosamente errata sin dall’inizio“.
Su questo dibattito politico, sociale ed etico, s’innestano levate di scudi e discussioni su tutti i livelli e in tutti i campi, negli U.S.A. come fuori. Ed è proprio sul tema dell’aborto che si vanno a piazzare le parole di Jim Ryan.

Come vedremo, queste parole all’apparenza innocue e semplicemente neutrali, come ci si aspetterebbe comunque dal rappresentante principale di un’azienda del calibro di Sony Interactive Entertainment, sottintendono in realtà molto di più.

La mail di Jim Ryan

Tutto nasce da una mail interna a Sony, scritta di proprio pugno appunto da Jim Ryan.
Parte del contenuto di questa mail era apparentemente innocuo: si parlava di cani, migliori amici dell’uomo, e del compleanno dei gatti del CEO. Ciò che però ha lasciato perplessa la community mondiale e soprattutto i dipendenti Sony a cui tale messaggio era rivolto è stata l’apertura della mail.

È necessario che rispettiamo le nostre reciproche differenze d’opinioni e quelle dei milioni di utenti di PlayStation.
Rispettare non significa essere d’accordo. Tuttavia è fondamentale per noi in quanto compagnia e in quanto marchio di rilevanza globale.

In queste pochissime righe, in altri punti apertamente riferite al tema dell’aborto, Ryan esplicita la sua posizione in merito al non prendere posizione, “invitando” i suoi dipendenti a fare lo stesso. A giustificare questo messaggio molto forte porta il fatto che Sony sia una multinazionale di livello globale, non nascondendo per cui l’importanza economica di questa (non) posizione.
Inutile dire che le proteste non si sono fatte attendere.

Le prime reazioni dei dipendenti e della community

A seguire la posizione di Jim Ryan riguardo l’aborto, sono fioccate immediatamente le reazioni avverse dei dipendenti di vario livello del CEO, tra Sony e studi PlayStation.
Molti hanno infatti espresso il dispiacere e quanto siano rimasti basiti nel leggere la velata imposizione dai vertici Sony. E fra l’altro molte donne della compagnia si sono dette non rispettate.
C’è chi è andato oltre e ha risposto direttamente per le rime al capo della compagnia.

Nelle parole di questo dipendente, per esempio, possiamo leggere di come si sia sentito “scioccato e allibito nel vedere che Jim non solo fallisce nel prendere una posizione morale, ma inoltre sottintende che negare alle donne i loro diritti in fatto di riproduzione sia una valida posizione per la compagnia“.
Le violazioni dei diritti umani non rientrano nel rispettare le differenze d’opinione attraverso l’inazione e la compiacenza” continua poco dopo.
E già in queste due uniche frasi vediamo il nocciolo della questione su quanto le parole di Jim Ryan abbiano aperto una spaccatura morale ed etica in seno all’intera azienda.

Ad affiancare le opinioni dei dipendenti (e dunque diretti interessati della mail del CEO), ci sono poi le molte dimostrazioni di rabbia e rancore da parte della community di gamer (e non).
C’è infatti chi parla della tossicità di mail del genere, attraverso le quali si diffondono idee retrograde e si spingono al silenzio i propri dipendenti. E poi c’è chi fa riferimento al fatto che non si tratta di avere opinioni o meno, quanto di imporre la propria visione ai danni delle donne.

Infine c’è anche chi esprime stima per alcune sussidiarie di Sony, che in passato così come in questi giorni non hanno avuto remore a mostrare apertamente la propria opinione. Anche andando contro il proprio CEO.

La posizione di Bungie

In Bungie crediamo che tutte le persone abbiano il diritto di scegliere il proprio percorso e crediamo che la libertà si esprima nei vari aspetti della vita. La bozza della Corte Suprema trapelata online in merito a Roe v. Wade rappresenta un enorme passo indietro nel campo della libertà in america ed è un attacco diretto ai diritti umani.

Creando una spaccatura tra chi ha il diritto a prendere le decisioni migliori per sé in maniera di salute, e chi invece non possiede la stessa libertà, questa decisione (dovesse rivelarsi definitiva) avrebbe ripercussioni gravissime per intere generazioni da un punto di vista socio-economico.

Bungie è intenzionata a salvaguardare la libertà e la privay dei propri impiegati, fornendo supporto a tutti i dipendenti colpiti da questa decisione.
Battersi per la libertà di scelta non è una decisione difficile da prendere, e Bungie rimane impegnata nel portare avanti questi valori.

Questa è una dichiarazione di Bungie di qualche settimana fa, proprio in merito a questo spinoso argomento.
Bungie che, lo ricordiamo, per quanto rimanga un publisher e uno studio indipendente, è pronta a entrare comunque a far parte della più vasta famiglia di Sony. Pertanto il messaggio di Jim Ryan sull’aborto sarebbe da indirizzare anche alla compagnia creatrice di Destiny.
E però, dalle ultime dichiarazioni ufficiali, Bungie non arretra di un millimetro.

Bungie mantiene la propria posizione

Lo ammetto, non conto nulla nel grande schema delle cose, ma confido in una cosa:
Siamo, e continueremo a essere, Bungie.

Non ci sarà mai una “museruola” abbastanza grande da impedirci di combattere per ciò che è giusto.

Queste le parole senior community manager di Bungie, in risposta a chi era preoccupato che Sony potesse mettere appunto una “museruola” alla compagnia in merito a questi argomenti.
E fra l’altro queste non sono state le uniche cose che il membro dello staff di Bungie ha detto in merito alla questione aborto e Jim Ryan.

Continueremo a rafforzare i pilastri della nostra cultura nel corso degli anni. C’è ancora molto lavoro da fare, ma penso che siamo sulla giusta strada grazie al talento che abbiamo e alla passione che ci mettiamo. Non si tratta solo di creare videogiochi, ma anche di migliorare la game industry.

Inoltre queste dichiarazioni fanno il paio con quelle di Ted Price di Insomniac Games (sussidiaria di Sony), in merito alla libertà di parola.

Insomniac Games: le donazioni e il silenzio imposto

Tra le cose avvenute dopo l’uscita via mail del CEO Ryan, c’è stata la decisione pressoché istantanea di Insomniac Games (studio dietro opere come Marvel’s Spider-Man) di fare una donazione di 50.000 dollari in favore del WRRAP (il Women’s Reproductive Rights Assistance Project).
Questo è infatti trapelato da una mail interna inviata da Ted Price, presidente e fondatore di Insomniac.

Scriviamo “trapelato” perché non vi è stata e non vi sarà alcuna dichiarazione ufficiale da parte di Insomniac Games in merito alla donazione, così come in merito all’opporsi alla decisione della Corte Suprema.
Inoltre agli stessi dipendenti è stato vietato di fare menzione di Sony e Insomniac, qualora dovessero fare Tweet o dichiarazioni riguardanti il WRRAP.
La gravità della cosa viene ammessa dallo stesso Price, interrogato proprio in merito a questa imposizione del silenzio.

Ci sarebbero gravi ripercussioni, dato che siamo una sussidiaria totalmente di proprietà di Sony.
Fra le varie cose, qualunque progresso dovessimo provare a fare nel cambiare l’approccio di Sony Interactive Entertainment su questa materia finirebbe in un nulla di fatto [se parlasismo apertamente del tema, n.d.r.].
Per di più saremmo probabilmente bloccati in maniera pesante dal fare qualunque importante dichiarazione pubblica nel futuro.

[…] SIE non approverà qualunque dichiarazione da qualunque studio riguardo i diritti in ambito riproduttivo. Abbiamo combattuto duramente pe questo ma non abbiamo vinto.
Con la nostra libertà di parola che se ne va, sebbene abbiamo ancora molta autonomia che viene spesso data per scontata, ci sono momenti in cui dobbiamo capire di essere parte di un’organizzazione più grande. Per la maggior parte delle cose la nostra libertà rimane incondizionata. Ma purtroppo ci sono rari casi in cui ci troviamo in disaccordo (come questa settimana) e SIE avrà sempre l’ultima parola.

Dunque tutto ciò che apparentemente possono fare in Insomniac Games sono “soltanto” donazioni, mentre ogni dichiarazione gli è loro preclusa. Perlomeno, nelle parole del suo presidente, Insomniac continuerà a lavorare dietro le quinte.

Le ultime scelte di Sony

Dopo il tragico polverone sollevato dalle dichiarazioni di Jim Ryan sull’aborto e sul non prendere posizione, così come l’imposizione di non fare dichiarazioni, ha riportato Sony sui suoi passi, almeno in parte.

Infatti, a seguito della donazione di Insomniac, Sony ha deciso di effettuare una donazione dello stesso valore. Allo stesso modo, qualunque donazione i dipendenti di Insomniac decidano di versare in favore del WRRAP, anche queste ultime sarebbero raddoppiate dalla compagnia nipponica (purché vengano effettuate attraverso il programma PlayStation Cares).

Inoltre l’azienda ha deciso che fornirà assistenza finanziaria alle dipendenti che dovranno viaggiare in paesi stranieri per ricevere cure nell’ambito del diritto all’aborto e della riproduzione. In questo, Insomniac darà una mano nel creare questa policy.

E tuttavia, permane il veto in merito al parlare pubblicamente dell’argomento.

FONTE: VGC; HuffPost; Kotaku; WashingtonPost; PushSquare; Bungie.net; Eurogamer; IGN

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