Intervista a Federico Viola, doppiatore di Cyberpunk 2077 e Assassin’s Creed Valhalla

Informazioni sul gioco
Ci siamo, cala il sipario. Dopo 8 anni dal primo annuncio e dopo ben 4 rinvii finalmente tutti i videogiocatori potranno mettere mano sul nuovo titolo targato CD Projekt RED, ovvero Cyberpunk 2077. La software house polacca, già blasonata per lo sviluppo della trilogia di The Witcher , ci promette una storia senza precedenti con un tasso di immedesimazione che scandirà nuovi standard videoludici. Oggi abbiamo la fortuna di intervistare il doppiatore Federico Viola, che presta la sua voce al protagonista maschile di Cyberpunk 2077, ovvero V.

Federico Viola nasce a Milano il 16 agosto del 1989 ed è noto per aver dato la voce a Katsuki Bakugou nella serie animata My Hero Academia, Ajay Ghale in Far Cry 4, Eivor nella versione maschile in Assassin’s Creed: Valhalla e a Ben Hardy in Bohemian Rhapsody nei panni di Roger Taylor.

Oggi siamo qui per scoprire qualche retroscena sul doppiaggio di Cyberpunk 2077, buona lettura.

V, il protagonista di Cyberpunk 2077, doppiato da Federico Viola.
  • Cosa ti ha spinto ad entrare nel mondo del doppiaggio?

Fin da bambino ho avuto questa passione, tra l’altro sono stati proprio i videogiochi a farmi scoprire questo mondo e come tutti i bambini guardavo gli anime giapponesi, quelli che venivano trasmessi in televisione e nel mentre giocavo tanto ai videogiochi. Avevo cominciato intorno ai 9 anni e a quell’epoca c’erano i primi videogames doppiati. In particolare furono quattro i titoli che mi colpirono e mi fecero anche abbastanza capire quello che stava accadendo, perché all’epoca, negli anni ’90 non c’era internet e quel poco che c’era di certo non era come oggi, non potevi cercare i doppiatori su internet.

In sostanza, i 4 videogiochi che furono molto importanti per il cammino della mia carriera sono stati: il primissimo Mafia, con Claudio moneta protagonista, Max Payne doppiato da Giorgio Melazzi, Legacy of Kain: Soul Reaver con un adattamento dei dialoghi strepitoso con Raffaele Fallica su Raziel e, in negativo, il primo Metal Gear Solid, capolavoro senza tempo, ma con un doppiaggio che assolutamente non poteva funzionare. Proprio perché non funzionava mi fece rendere conto della differenza tra un qualcosa di fatto estremamente bene e qualcosa invece doppiato piuttosto male, quindi mi feci delle domande all’epoca del tipo: “C’è qualcosa dietro? Ci sono delle persone che fanno questo mestiere”? Quindi cominciai ad appassionarmi.

Tra gli 11 e 14 anni tra l’altro studiai teatro e con questo presupposto capii fin da bambino che lo scempio fatto su Metal Gear Solid non venisse mai più replicato. Insomma, nel mio piccolo, in questo momento, posso ammettere di esserci di esserci riuscito sia per Cyberpunk 2077 che per Assassin’s Creed:Valhalla, che sono usciti più o meno nello stesso periodo.

 

  • Sappiamo che hai doppiato V, il protagonista del titolo firmato dai ragazzi della CD Projekt RED, quanto tempo hai impiegato per doppiare questo titolo, vista una mole impressionante di dialoghi? Puoi svelarci qualche retroscena sul tuo immenso lavoro per questo progetto?

Vero, la quantità dei dialoghi è stata davvero immensa, anche se mi hanno detto che non è stato il più grande videogioco che sia mai stato doppiato, perché penso che quel record lo detenga ancora saldamente Skyrim, nonostante questo parliamo di un titolo immenso e dal primo momento che sapevamo che sarebbe stato così. Più che altro è stato un lavoro smisurato dal punto di vista proprio del protagonista, perché effettivamente in The Elder Scroll V: Skyrim il protagonista non parla. In ogni caso ci sono tantissimi personaggi e infinite linee di dialogo, ma di tanti personaggi non ce n’è uno che detiene tutta la sceneggiatura, cosa che invece è accaduta in Cyberpunk 2077.

Il periodo di lavoro è stato lunghissimo, in sostanza è durato un anno. Provare a mantenere per così tanto tempo un personaggio, una caratterizzazione così complessa, posso dire che è stato complicato, ma comunque sono molto felice del risultato. La mole gigantesca di dialoghi mi ha permesso di scoprire tutti i più piccoli retroscena interni del gioco, dello sviluppo e di tutto quanto, anche perché doppiando tutto, dalle missioni secondarie alla trama principale, ed essendo il cardine di tutto quello che gli avviene attorno, vivi tutte le esperienze e tutti gli archi narrativi, in quanto come immagino sapete, in Cyberpunk 2077 le scelte sono molto importanti.

Su qualche aneddoto in particolare, in realtà è stata una produzione abbastanza lineare perciò non ci sono stati particolari colpi di testa, per quello che riguarda ovviamente il mio operato, mi riferisco alla parte attoriale. Sicuramente un elemento simpatico del doppiaggio è stato quando abbiamo dovuto matchare le voci del personaggio maschile e del personaggio femminile, perché, per avere gli stessi tempi di risposta degli altri personaggi, le mie linee di dialogo non potevano essere più lunghe o più corte delle linee di dialogo del personaggio femminile. Quindi chi di noi doppiava prima il nuovo materiale era il punto di riferimento della tempistica di chi doppiava dopo. Se per un periodo ero io che doppiavo prima di Martina Felli (doppiatrice di V nella versione femminile) era lei che doveva adattarsi ai miei tempi; se invece doppiavo io dopo di lei ovviamente ero io che dovevo adattarmi alle sue tempistiche, in quanto devono avere la stessa durata. Un aneddoto originale perché è una cosa che normalmente non avviene.

 

  • Suppongo che a causa del Covid-19 una buona parte del lavoro sarà stato realizzato in maniera differente rispetto al solito, come vi siete organizzati per svolgere in tempo il doppiaggio?

Per quanto riguarda la situazione della quarantena e quant’altro, non ha inciso particolarmente perché per quello che mi riguarda la maggior parte del lavoro lo avevo concluso prima. Il titolo vi ricordo che doveva uscire ad aprile, pertanto noi avevamo già fatto molto. Rimandandolo hanno anche rifatto alcune cose, per cui abbiamo dovuto riprendere alcune sessioni di gioco, ma dopo la quarantena, di conseguenza non ha inciso particolarmente. Anche perché in teoria inizialmente potevamo anche lavorare, però poi come categoria abbiamo scelto di fermarci perché non sapevamo come regolarci; poi quando è arrivata la risposta del governo abbiamo ripreso a lavorare prima della fine della quarantena. Sostanzialmente è cambiato che il direttore non era più fisicamente in sala di regia, ma era da remoto quindi in smart working, mentre fonico e doppiatore continuavano a operare nello studio di doppiaggio. In conclusione, non abbiamo avuto particolari stravolgimenti per quello che riguarda la situazione attuale.

 

  • Qual è stato il personaggio più difficile da doppiare? E a quale sei più affezionato?
Darren Criss, doppiato da Federico Viola per la serie “L’assassinio di Gianni Versace”.

Il personaggio più difficile da doppiare è stato Andrew Cunanan ne L’assassinio di Gianni Versace, la serie TV andata in onda su Sky, ora anche su Netflix, dove ho doppiato Darren Criss nei panni del serial killer. Serie di un certo spessore dove narra la storia vera del serial killer quando uccide la sua ultima vittima, ovvero Gianni Versace. Sicuramente un lavoro molto intenso di cui vado molto fiero e di cui sono più soddisfatto perché è stato complicatissimo lavorarci, ma allo stesso tempo è stato meraviglioso, ogni tanto mi capita anche di rivederla, alla fine solo 9 puntate, dove tuttavia però il personaggio parla tantissimo e se non lo avete vista, ve lo consiglio.

Il personaggio a cui sono più affezionato e Hades de I Cavalieri dello Zodiaco – The Lost Canvas, perché è un personaggio che ha avuto all’interno della serie, un’evoluzione davvero irripetibile. Difatti vediamo questo ragazzino carino, come se rappresentasse proprio quanto di bene può esserci nell’umanità, che progressivamente diventa il male incarnato. Questa progressione che ho dovuto seguire per tutta l’evoluzione di questo personaggio è stata un lavoro intenso, ma molto bello e il direttore di doppiaggio, Luca Ghignone, fu fantastico e mi ha aiuto tanto a lavorare su questo elemento, con una modalità anche un po’ arcaica che non si usa più oggi per mancanza di tempo e anche per mancanza di budget; non che li avessimo troppo di entrambe le cose, però siamo riusciti comunque a prendercelo. Lavorare in quel modo mi ha permesso di riuscire a dare a questo personaggio tutto quello che gli volevo trasmettere e di conseguenza mi ha permesso anche tanto di crescere attorialmente, ci sono molto affezionato.

 

  • Quali sono i consigli che daresti a nuovi e aspiranti doppiatori?

I consigli che posso dare ai nuovi aspiranti doppiatori che vogliono intraprendere questa difficile carriera sono tanti, ma allo stesso tempo sono categorizzabili, ossia di non lasciarsi prendere dallo sconforto e soprattutto ricordatevi che, quando andate nelle sale a parlare coi direttori a cercare di farvi sentire, cosa che è già complicata di per sé. Nonostante quello che accadrà, consiglio di essere sempre educati, anche quando le persone con cui vi approcciate non lo saranno con voi. Abbiate tanta pazienza e tanta autocritica, perché sono tantissimi che vorrebbero fare questo mestiere, ma per svariati motivi sono in pochi quelli che realmente poi lo possono fare. Cercate di capire fin da subito se è una cosa che può fare per voi, perché altrimenti ci perdete veramente tanto tempo, tanto denaro, soprattutto se non abitate a Roma o a Milano.

 

  • Un problema molto noto è che molti videogiochi vengono doppiati senza l’ausilio delle immagini su schermo, ma solo seguendo la traccia audio originale: nel caso specifico di Cyberpunk, avete avuto la possibilità di doppiarlo con le immagini in game, oppure solamente con le indicazioni delle tracce originali?

No, è sempre in tutti i videogiochi, la modalità standard. Noi non guardiamo il videogioco, ma non lo vediamo non perché non vogliono farcelo vedere, ma semplicemente perché mentre doppiamo il videogioco ancora non esiste. Un titolo deve uscire per tutti nello stesso momento e, per fare questa cosa in contemporanea, le localizzazioni delle varie lingue procedono di pari passo con lo sviluppo. Quindi a volte si hanno i video delle Motion Capture, a volte no, a volte nella loro versione finale, a volte ci mandano gli attori direttamente con le tutine che fanno il Motion Capture; dipende dall’azienda, dal tipo di sviluppo, dal marketing, insomma, da una marea di roba.

Per quanto riguarda Cyberpunk 2077, lo abbiamo doppiato anche senza vedere niente, ma c’è da dire che in questo titolo il copione e le indicazioni degli sviluppatori erano molto precise, facendoci capire molto bene quello che stavamo facendo. Nonostante l’ausilio delle indicazione del copione, è molto difficile doppiare in questo modo, però, allo stesso tempo, essendo un videogiocatore, mi ha aiutato tanto a percepire quello che stavo facendo. Il direttore ovviamente è una figura che aiuta tanto in questa particolare fase del doppiaggio e aiuta soprattutto tutti quei miei colleghi che magari di videogiochi non sanno neppure come sono fatti.

 

  • Noi ti ringraziamo per la disponibilità, ma prima di andare vorremmo sapere un curioso aneddoto sul doppiaggio di Cyberpunk 2077.

Un aneddoto è che tutte le varie news che si sono susseguite del gioco, ovvero il fatto che sia stato rimandato, lo abbiamo vissuto anche noi nella parte della localizzazione. Perciò ogni volta che secondo gli sviluppatori qualcosa non andava bene perché doveva essere perfetto, allo stesso tempo venivamo richiamati per modificare alcune cose, perché gli sviluppatori avevano deciso di fare così, magari rifacendo dal principio un intero dialogo precedentemente già doppiato. La cosa originale è stata quella di vedere quello che era prima, quello che poi è stato dopo e vedere in maniera tangibile tutti i miglioramenti che sono avvenuti anche a livello di storia, anche perché sotto il profilo del gameplay non ho visto assolutamente niente. In pratica quello che vedo, lo vedo insieme a voi con i filmati, con i trailer che vengono rilasciati.

Grazie mille per questa intervista, mi ha fatto mi ha fatto molto piacere e speriamo di poterci intervistare nuovamente anche nel breve, a presto.

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