Abby: il motore di The Last of Us Parte II

The Last of Us Parte II
Informazioni sul gioco

Su queste pagine abbiamo già avuto modo di parlare approfonditamente di una delle rivelazioni e migliori opere videoludiche del 2020, ovvero The Last of Us Parte II, in grado di portarsi a casa ben 7 premi ai The Game Awards 2020, fra cui il premio per la Best Performance a Laura Bailey (interprete di Abby) e l’ambitissimo Game of the Year.
Di The Last of Us Parte II ne abbiamo parlato focalizzandoci principalmente sulla figura di Ellie, mettendo a confronto la giovane sopravvissuta con il protagonista della serie Breaking Bad e analizzando la psiche distrutta della ragazza.

Tuttavia sul mondo post-apocalittico imbastito da Naughty Dog le cose da dire e le riflessioni da fare sono ben lungi dall’esaurirsi. In particolare, in questo secondo capitolo c’è un personaggio che di fatto ha mostrato tutto il proprio valore e, nonostante parta come una temibile antagonista, diviene lungo il viaggio una deuteragonista a cui affezionarsi e con cui empatizzare. Stiamo parlando ovviamente di Abby. Abbiamo avuto anche il piacere di intervistare la sua doppiatrice italiana.

Da qui in avanti aspettatevi ovviamente numerosissimi SPOILER su The Last of Us Parte II (se ancora non lo avete giocato).

Anni dopo gli eventi del primo capitolo, ritroviamo Ellie e Joel che tentano di rifarsi una vita nel mondo post-apocalittico che avevamo già apprezzato anni addietro. Tutto però va a rotoli con l’arrivo di Abby e dei suoi compagni del Washington Liberation Front: Joel finisce vittima di una vendetta innescata dalla conclusione del primo episodio, quando si era macchiato dello sterminio di tutto il gruppo paramilitare delle Fireflies (in italiano Luci).

Torniamo a questa Parte II. Senza Abby avremmo comunque avuto un gioco con tutta probabilità avvincente, emozionante e pregno di azione e suspense. Tuttavia, nonostante ciò che il videogioco di Naughty Dog avrebbe potuto essere senza di lei, la presenza della nuova antagonista/deuteragonista ha dato un’impronta importantissima e netta all’evoluzione degli eventi e delle sensazioni che noi giocatori ci siamo trovati a provare.

Pensiamo a quel momento, il colpo di mazza da golf, letale per il nostro amato Joel, sferrato proprio dalle mani insanguinate di Abby. Quel momento stabilisce e plasma tutta l’esperienza videoludica all’interno di The Last of Us Parte II: siamo ben felici di seguire la protagonista Ellie nel suo viaggio di vendetta, nella sua discesa nel proprio inferno personale, perché (diciamocelo) è quello che avremmo fatto tutti noi, probabilmente.

The Last of Us Parte II

Gli effetti di questa centralità di Abby, questo suo essere il motore pulsante di The Last of Us Parte II, non si esauriscono certamente nel suo essere l’avvio di questa tragica epopea post-apocalittica, ma vanno ben oltre.
Alla prova dei fatti, Abby diviene il modo per il director Neil Druckmann e per il team di sviluppo di raccontare una storia che vada ben oltre la semplice vendetta: Abby è necessaria per giungere al tema morale dell’opera, così come la sua presenza è imprescindibile dal tema del doppio e della colpa. Infine, la deuteragonista di questa Part II è anche un modo per diversificare e ampliare le possibilità legate al gameplay del gioco.

Partiamo proprio da quest’ultimo punto. Anche solo in termini di varietà del mero gameplay, la presenza di Abby ci pone di fronte a un videogame assai più interessante: se infatti nella prima parte del gioco ci ritroviamo a vestire i panni di Ellie, con le sue caratteristiche fisiche, il suo stile di combattimento, le sue armi, da circa metà in poi impariamo a utilizzare un personaggio per certi versi diametralmente opposto quale è Abby.
Sentiamo la diversa pesantezza dei suoi pugni e dei suoi passi, le differenti skill che possiamo abilitare, le armi diverse da quelle usate finora. Insomma, fino alla sezione finale, ci ritroviamo a imparare da zero il modo migliore per sbaragliare i nostri nemici (siano essi umani o infetti) o la maniera più adeguata per evitare lo scontro.
Per quanto possa sembrare scontata, tale scelta di gameplay, al di là del suo essere spiazzante (e perciò non apprezzata da tutti), riesce comunque a dare nuova linfa all’intera opera.

A questo elemento se vogliamo più semplice, si aggiunge tutta la serie di tematiche sociali e morali che il team di Naughty Dog ha voluto inserire in The Last of Us Parte II.
Pensando a Abby e alla sua esistenza in funzione di Ellie, la troviamo nuovamente come motore del videogioco se pensiamo al tema del doppio e a quello della colpa.
Per ogni Ellie esiste una Abby, al mondo. Questo è il doppio nella Parte II: Ellie soffre a causa di un elemento esterno alla sua comunità, e ciò la spinge a un viaggio di vendetta che la porta in un contesto a lei ignoto e avverso. Allo stesso modo, la medesima vendetta che ha dato avvio a un viaggio irto di pericoli è quella che è cresciuta all’interno di Abby e che ne ha indirizzato la vita per interi anni: dalla morte del padre alla ricerca dell’assassino, Joel, fino alla scoperta del luogo in cui quest’ultimo si nascondeva e la sua conseguente uccisione.

Dunque Abby è il doppio speculare di Ellie, elemento imprescindibile dalla trama del videogame.

Per quel che concerne il tema della colpa, dobbiamo tornare un poco più indietro.
Ai tempi della conclusione del primo The Last of Us, Joel mentì a Ellie. La ragazza era infatti immune al fungo Cordyceps, causa della piaga degli infetti, e per questo aveva attirato su di sé le attenzioni delle Fireflies, che volevano sacrificarla per creare un vaccino al morbo. Questo era il motivo che aveva spinto Joel a sterminarle e, conseguentemente, a nascondere la verità a Ellie: le Fireflies (stando al suo racconto) non erano più interessate a Ellie, avendo già altri soggetti immuni su cui lavorare al vaccino.

Tale menzogna, inevitabilmente, viene scoperta da Ellie, come apprendiamo in uno dei molteplici flashback del secondo capitolo. Da quel momento i rapporti fra la giovane sopravvissuta e il suo mentore/padre putativo si fanno radi, gelidi quando non apertamente ostili.

Ed è qui che entra in gioco Abby. L’aggressiva e vendicativa ragazza di Seattle arriva fino a Jackson e spezza la vita di Joel.
Facendo ciò, spezza anche qualcos’altro. Spezza il legame fra Joel ed Ellie, stronca la possibilità di Ellie di riappacificarsi, di comprendere appieno il gesto compiuto in passato dall’uomo. Se anche Ellie avesse un giorno deciso di perdonare Joel per le sue menzogne e per aver privato l’umanità di una cura per l’infezione (per quanto per salvare la sua pupilla), se anche avesse deciso di abbattere quel muro di silenzio e sguardi di rabbia, oramai quella possibilità le è stata portata via da Abby. Ciò ha condannato Ellie a un rimorso, a un senso di colpa in grado di aggrapparsi al cuore della sopravvissuta e a non distaccarsene mai più.

Dunque Abby risulta fondamentale non solo per il tema della vendetta e del doppio, ma addirittura per il senso di colpa della stessa Ellie.

La guerra non cambia mai” recita la famosa tagline della saga videoludica di Fallout.
E possiamo dire che l’espressione sia applicabile anche al secondo capitolo della serie di Naughty Dog. È infatti tremendamente vero che, in un mondo post-apocalittico e militarizzato come quello dipinto fra Jackson e Seattle in questa Part II (così come di fatto nella nostra stessa realtà), non vi sono vincitori né vinti, non vi sono giusti e malvagi, buoni e cattivi.

Non vi sono vittime e carnefici. O meglio, le vittime ci sono, e quasi sempre sono tutti coloro che incontriamo o che, in questo caso, interpretiamo. Sarebbe stato facile ridurre tutta la poetica e la narrazione alle sequenze e alle scene dedicate a Ellie, ma invece in Naughty Dog hanno voluto andare oltre e mostrare qualcosa in più. Noi stessi diveniamo la carnefice, la cattiva, la malvagia, solo per scoprirci giusta, buona e vittima: Abby è vittima di un mondo e di una vita che non ha scelto, è vittima dell’odio e delle guerre altrui, e da questi viene forgiata per riuscire a sopravvivere in un mondo ostile.

All’esterno del gioco, diviene intanto tassello cardine che pone al suo posto il messaggio di pace proposto da Neil Druckmann e soci. Abby è il punto focale e nodale della narrazione di The Last of Us Parte II: senza di lei non sarebbe stata possibile neppure questa riflessione, questo ennesimo pensiero sul perché un gioco tripla A come questo sia importante e perfino fondamentale per l’intero medium videoludico.

The Last of Us Parte II

Abby è motore e traino, locomotiva di un modo di pensare all’universo videoludico, un modo umano e carico di passione ed emozione.
Dunque, per quanto alcuni videogiochi possano essere commoventi e a un certo livello devastanti, ben vengano i personaggi come Abby, in grado di farci vacillare davanti allo schermo.

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