La rabbia nei videogiochi: un fenomeno sempre più diffuso

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Informazioni sul gioco

La rabbia nei videogiochi è una problematica sempre più diffusa, soprattutto in alcuni contesti specifici. Che si tratti di giochi online, problemi di connessione, tossicità della community e altro ancora, alcuni giocatori tendono perfino a sfogarsi rompendo determinati oggetti.

La situazione è stata accuratamente studiata e analizzata da Time2play, portale indipendente che ha intervistato 1000 giocatori italiani. Questi ultimi hanno affermato di giocare in media 13.6 ore settimanali e hanno un’età media di 27 anni.

Quali sono i risultati di questa intervista? C’è una piattaforma maggiormente esposta a questo tipo di emozione? Ecco tutto ciò che sappiamo in merito; fateci sapere cosa ne pensate e, per ulteriori aggiornamenti, continuate a seguirci su VideogiochItalia.

La rabbia nei videogiochi: quanto è diffusa?

Dei mille intervistati, l’84.98% ha dichiarato di arrabbiarsi durante le sessioni. Il 38.7% si auto-impone una pausa per gestire questa problematica, mentre il 25.5% smette definitivamente di giocare a causa della rabbia.

Gli utenti Xbox, in particolar modo, sembrano arrabbiarsi giornalmente (32.6%). Lo stesso discorso vale per il 31.7% dei giocatori di Nintendo Switch e Playstation, per il 30.6% dei giocatori su PC e per il 29.8% dei giocatori su tablet o smartphone.

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La rabbia nei videogiochi e la rottura degli oggetti

La rabbia è un sentimento forte, viscerale, prepotente e profondamente accecato. Riuscire a gestirla senza lasciarsi prendere dall’impulsività è spesso difficile, soprattutto se non si cerca di lavorare con consapevolezza sulla problematica.

Ma a quanti giocatori capita di rompere oggetti? In prima fila troviamo i PC gamers, con una percentuale del 31.23%. Seguono gli utenti Xbox (26%), Nintendo Switch (25.8%), PlayStation (25%) e smartphone (24.11%).

La maggior parte di loro, ovvero il 64.4%, ha ammesso di aver rotto mouse, controller, tastiera e oggetti presenti sulla scrivania. Il 20% distrugge lampadari, pareti e lampade; il 16.6% TV e monitor; il 13.3% il proprio telefono e il 10% piatti e stoviglie.

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Queste dichiarazioni ci fanno ricordare di un video visto qualche tempo fa, raffigurante una sorta di cuscino gonfiabile dentro cui inserire il controller. In caso di rabbia e, quindi, di aggressività improvvisa, il cuscino avrebbe attutito la caduta del controller per terra. Un’alternativa decisamente drastica ma che potrebbe sicuramente tenere a bada le mani pruriginose…

La rabbia nei videogiochi e l’aggressività verso i propri cari

Se da un lato è presente l’aggressività fisica, è molto più facile impattare in un’aggressività verbale. Il 48.1% degli utenti PC dichiara di sfogarsi con le persone care. Segue il 42% dei giocatori Xbox, il 36.8% dei giocatori su tablet o smartphone, il 36.5% dei giocatori Nintendo Switch e il 32.7% dei giocatori PlayStation.

Molti di loro si rivolgono aggressivamente nei confronti del partner o dei genitori, mentre il 13.9% si scaglia contro gli avversari di gioco. A tal proposito, Ubisoft e Riot hanno stretto una partnership volta ad affrontare proprio la tossicità nei giochi online.

Purtroppo, si tratta di una sfaccettatura sempre più presente e che rovina decisamente l’esperienza di gioco.

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Quali sono i giochi più frustranti secondo gli intervistati?

Tra i giochi più snervanti troviamo:

  1. Elden Ring: 31.4%
  2. League of Legends: 27.7%
  3. Call of Duty: 25.1%
  4. Elder Scrolls: 24%
  5. Among Us: 19.8%
  6. Battlefield: 17.2%

Le cause? Ebbene:

  1. Perdere sempre lo stesso livello (64.2%)
  2. Bug del gioco (40.4%)
  3. Hacker o cheater (38.7%)
  4. Griefers (25.1%)
  5. Campers (18.1%)

Conclusioni

Lo studio di Time2play è decisamente interessante e ci ha permesso di scoprire l’altra faccia della medaglia legata al mondo videoludico. L’esperienza con i videogiochi dovrebbe essere divertente e spensierata ma, purtroppo, molti giocatori si lasciano accecare dalla rabbia, dall’insicurezza, dalla prepotenza di riuscire a fare tutto e immediatamente.

Prendiamo come esempio una boss fight: se non si studia accuratamente un pattern d’attacco, si rischia di morire ripetutamente e nell’arco di pochissimi secondi. Spesso, per evitare un loop del genere, è sufficiente adottare una certa consapevolezza e – soprattutto – pazienza.

Discorso diverso per chi ha veri e propri problemi a gestire la propria impulsività. In quel caso non è colpa del gioco, tanto meno dell’utente. È necessario quindi lavorare su se stessi e, in caso di necessità, cercare aiuto per vivere finalmente esperienze genuine e straordinarie.

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