Intervista a Stefano Brusa: doppiatore di Cuphead

Ormai ci siamo, sabato 25 giugno 2022 saremo presenti al Nerd Show di Bologna in occasione del secondo premio la Musa D’oro organizzato da Voci Animate. In questo evento verranno premiate alcune delle voci più amate dagli appassionati del mondo del doppiaggio. Per noi è davvero una grande occasione poter essere presenti all’evento in qualità di media partner.
Oggi aggiungiamo un’altra importante testimonianza nella nostra rubrica delle interviste. Infatti, abbiamo il piacere di scoprire alcuni motivi che hanno avvicinato Stefano Brusa al mondo del doppiaggio.

Chi è Stefano Brusa

Intervista Stefano BrusaStefano Brusa nasce a Torino il 9 marzo del 1976. Figlio del doppiatore Mario Brusa, decide di entrare nel mondo del doppiaggio da giovanissimo. Uno dei suoi primi lavori avviene da bambino, infatti presta la sua voce per diverse pubblicità per una marca di merendine. Spinto dalla passione per questo mestiere, decide di seguire le impronte del padre formandosi prima come attore per poi avvicinarsi al microfono.

Cosa ha doppiato

Stefano Brusa lo ricordiamo per aver prestato la voce a Joseph Mazzello in Bohemian Rhapsody, Samuel Anderson in The History Boys, Kobna Holdbrook-Smith in Il ritorno di Mary Poppins. Per quanto riguarda le serie televisive ha prestato la voce a Guido Kaczka in Batticuore, Omid Abtahi in Fear the Walking Dead e Chris Pratt in Parks and Recreation.

Nei film d’animazione lo ricordiamo per aver doppiato Gnomeo in Gnomeo e Giulietta e Sherlock Gnomes. Per quanto riguarda le serie animate è la voce di Jimmy Pesto in Bob’s Burgers, Cecil B. Heimerdinger in Arcane, Rikochet in Mucha Lucha, Ryota Miyagi in Slum Dank.

In questa intervista andremo ad approfondire il doppiaggio del personaggio di Cuphead della serie in onda su Netflix. Cuphead è il protagonista, insieme a suo fratello Mugman, delle avventure ambientate nell’isola di Calamaio. La serie è basata sul videogioco uscito nel 2017 inizialmente come esclusiva Xbox per poi approdare sia si Playstation sia su Nintendo. Il videogioco è stato interamente creato inserendo in sequenza 24 disegni al secondo fatti a mano, raffigurati nello stile artistico dei cartoni animati degli anni ’30.

Impossibile non notare lo stile che ricalca cartoni come i primi Mickey Mouse o Braccio di Ferro. Il titolo, oltre ad offrire un impianto artistico unico nel panorama videoludico, sotto il profilo del gameplay Cuphead è un Run ‘n’ gun davvero complesso.

Stefano Brusa doppiatore

Intervista Stefano Brusa

  • Cosa ti ha spinto a entrare nel mondo del doppiaggio?
Mario Brusa
Mario Brusa, doppiatore e direttore del doppiaggio

Provengo da una famiglia di doppiatori, mio papà è un doppiatore e un direttore del doppiaggio oltre che un attore. Sia io che mia sorella abbiamo seguito le sue impronte. Ho iniziato a fare delle pubblicità per una famosa marca di merendine a Torino, quando ancora non sapevo leggere. È stato un susseguirsi di cose spontanee che mi hanno fatto affascinare ad alcune esperienze che vedevo sul campo. Per esempio, guardando mio papà che lavorava e ascoltando la sua voce, mi sono reso conto che mi sarebbe piaciuto farlo a mia volta. Ovviamente nel mezzo c’è stata una fase di formazione importante che è stata quella della formazione teatrale e dello studio della dizione.

 

 

 

  • Uno dei personaggi più significativi che hai doppiato nel panorama videoludico, anche se per una serie animata, è Cuphead. Trattandosi di una personalità piuttosto originale visto la sua natura giocosa ma anche monella, cosa puoi raccontarci del doppiaggio della serie animata?
Cuphead Netflix
Cuphead, nella serie animata Netflix, doppiato da Stefano Brusa

Cuphead è un personaggio particolare. È uno di quei casi atipici in cui una serie deriva da un supporto di intrattenimento videoludico. Il lavoro di doppiaggio della serie è molto diverso da quello del doppiaggio dei videogiochi. Il doppiaggio videoludico è un tipo di lavorazione estremamente tecnico in cui non si bada tantissimo alle sfumature dei personaggi. Per quanto riguarda la serie di Cuphead siamo partiti facendo i provini ascoltando attentamente quali erano i loro suoni originali.

Heimerdinger arcane
Heimerdinger nella serie Arcane, doppiato da Stefano Brusa

È un’esigenza importante quella di riprodurre il suono più vicino all’originale, questa è una caratteristica del doppiaggio più moderno. Nel doppiaggio di una volta si badava meno a questi dettagli. Lavorando su quelle sonorità, sono riuscito a delineare quale fosse il carattere del protagonista. Cuphead è veramente originale, perché è un’unione di stili sotto il profilo grafico, ma anche vocalmente unisce un po’ tutto in una bibbia. È difficile spiegare la profondità di un personaggio che ha come testa una tazza, però riesco a percepire il suo lato bambino e anche monello. Considero Cuphead un protagonista fortunato. Al contrario di certi personaggi dei cartoni animati in cui cascano sempre i pesi in testa, a lui va sempre bene. Se gli si rompe il manico c’è sempre qualcuno pronto a ripararlo o ad aiutarlo.

  •  Quali sono i consigli che daresti a nuovi e aspiranti doppiatori?

Bisogna essere molto preparati. È pieno di giovani attori che hanno studiato. È importanti studiare non solo nell’aspetto vocale dell’arte drammatica, ma anche come attore, perché senza un’esperienza attoriale è difficile recitare. La cosa che consiglio a tutti è di studiare recitazione per poi prepararsi al microfono. Non è facile arrivare al mondo del doppiaggio, ma almeno vige la meritocrazia.

  • Qual è stato il personaggio più difficile da doppiare?

Gnomeo e giuliettaMi viene in mente l’avventura del doppiaggio di Gnomeo e Giulietta. In questo film d’animazione è stato deciso che sarebbe stato doppiato usando delle cadenze regionali. Il direttore di doppiaggio, ovvero Oreste Baldini, aveva raccontato a tutti che ero Milanese mentre sono torinese. Quindi, avrei dovuto fare non solo un doppiaggio con una cadenza che già di per sé non è una cosa facile, ma neppure la mia. In effetti non l’ho fatto tanto bene, poi abbiamo sdoganato la cosa dicendo che era semplicemente uno del Nord. Il risultato è interessante perché mettendo insieme un po’ di suoni di tutte le regioni del nord, il carattere del personaggio è venuto fuori. Questo è un caso in cui il doppiaggio non è stato fedele all’originale, ma è stato inventato completamente. Magari può non essere apprezzato, però ha una cifra stilistica molto divertente.

  • Noi ti ringraziamo per la tua disponibilità, ma prima di andare vorremmo sapere un curioso aneddoto sulla tua carriera.

L’aneddoto è legato ad Oreste Baldini e al doppiaggio di Gnomeo e Giulietta. In quel periodo facevo spettacoli per tutta la settimana a Torino e al tempo stesso viaggiavo a Roma per fare un paio di turni di Gnomeo e Giulietta. Ero stressato vocalmente tanto che un giorno mi ero presentato agli studi di doppiaggio senza voce, quasi afona. Il direttore del doppiaggio, Oreste Baldini, si rese conto che non era possibile doppiare in quelle condizioni. Ricordo che si fece vendere dalla farmacista del cortisone per fami delle iniezioni. Tornando negli studi di doppiaggio preparò la siringa e mi fece la puntura sulla chiappa, ovviamente tutti a ridere vista la situazione particolare. Tornai il giorno dopo con la voce e registrai alcune sezioni di Gnomeo e Giulietta. Un aneddoto simpatico che ricordo con affetto.

Grazie mille per l’intervista, un saluto a tutta la redazione di Videogiochitalia.it, a presto.

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