Intervista al gruppo cosplay HotGarbageTeam, vincitori del contest Naughty Dog di The Last of Us Parte 2

Informazioni sul gioco

Arricchiamo la nostra rubrica delle interviste con la piacevole presenza del gruppo italiano cosplay HotGarbageTeam. I ragazzi che ne appartengono hanno realizzato, quasi realisticamente, cosplay della famosissima serie di The Last of Us. Oggi, primo anniversario di Parte 2, scopriremo come questi abbiano dato origine a questo tributo.

Virginia Ceci nei panni di Ellie.

Il gruppo HotGarbageTeam

Mossi dalla stessa passione in nome del capolavoro targato Naughty Dog, il gruppo cosplay Hot Garbage Team pubblica regolarmente lavori realizzati a tema The Last of Us. Il loro obiettivo è di fare emergere gli aspetti che contraddistinguono la peculiarità del mondo del cosplay. La squadra si compone di quattro cosplayer e una fotografa. I primi sono Virginia Ceci nei panni di Ellie, Alessia Grassi nei panni di Abby, Rita Grieco nel ruolo di Dina Gabriele Tassielli come infetto. Cristina Lepore immortala le loro pose in scatti praticamente identici agli screenshot del videogioco.

Il gruppo HotGarbageTeam, infatti, si è contraddistinto fin da subito per una ricostruzione fedele dei particolari mostrati nelle foto. La cura nel vestiario è incredibile, la fotografia dai toni cupi ben si sposa con il mondo post apocalittico di The Last of Us. L’interpretazione dei cosplayer è di rara maestria, quasi come se fossero immagini del nuovo cast di The Last of Us in vista della serie HBO.

Siamo di fronte a un gruppo di rara professionalità, poiché si vede la grande preparazione e una incredibile passione per il mondo videoludico.

Apprezzati da Naughty Dog e dal pubblico

In occasione del lancio di Parte 2, Naughty dog ha istituito vari contest ufficiali, con la possibilità di far partecipare tutti i suoi fan semplicemente inviando delle foto. Tra le centinaia che sono state inviate, il loro scatto è stato premiato e condiviso direttamente sui loro profili social. La condivisone della foto ha letteralmente fatto impazzire il web, vista l’incredibile somiglianza tra i cosplayer e i protagonisti del videogioco.

Prima di iniziare, vi specifichiamo che abbiamo sintetizzato l’intervista scritta per motivi di leggibilità. Tuttavia, se siete interessati a sentire l’intera testimonianza dei 5 ragazzi, vi invitiamo a visionare la nostra video intervista completa sul nostro canale YouTube.

Intervista a HotGarbageTeam

  • Sappiamo che avete vinto il contest cosplay ufficiale di The Last of Us Parte II, quanto è stato importante il lavoro di squadra per raggiungere questo incredibile risultato?

Naturalmente il lavoro di squadra è stato fondamentale. Il gruppo si è formato successivamente, noi ci eravamo visti di persona soltanto una volta prima della realizzazione del set. Una volta organizzati, ognuno aveva il proprio compito e le proprie capacità da mettere in pratica durante la realizzazione del set. Questa organizzazione ha portato a brillanti risultati.

  • Che sensazione avete avuto provato quando i vostri scatti sono stati condivisi da Neil Druckmann e dalla software house Naughty Dog?

Nel mio caso specifico (NdR parla Virginia Ceci nel ruolo di Ellie) non è stata la prima volta che sono stata pubblicata da Naughty Dog, poiché un anno fa a distanza di un mese fui pubblicata altre due volte. Tuttavia questa volta l’emozione è stata più grande in quanto siamo stati pubblicati come gruppo e non come singola cosplayer. Per quanto concerne Neil Druckman, lui non condivide spesso i lavori dei fan, ma nel momento in cui lo fa, che sia una fan art, un Cosplay, un tatuaggio, significa che lo colpisce particolarmente. Quando è successo, abbiamo condiviso la notizia generando un’esaltazione generale.

  • Per quanto riguarda la fotografia, quale è stato l’elemento più complesso da ricreare per renderlo più fedele possibile al videogioco?

Cristina Lepore: La parte più complessa della realizzazione delle foto è stata la riproduzione dei luoghi. Il gioco è ambientato in America e visto che noi viviamo in Puglia dove c’è sempre il sole e soprattutto con un tipo di architettura totalmente diverse dalle metropoli come Seattle. Questa è stata la difficoltà più grande, ovvero di riprodurre, in maniera abbastanza fedele, i luoghi con quel poco che avevamo a disposizione. Ci siamo dovuti ingegnare come potevamo, sfruttando ciò che avevamo utilizzando magari alcuni trucchetti fotografici e anche di post-produzione.

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