High on Life: l’uso dell’intelligenza artificiale nei videogiochi

high on life intelligenza artificiale
Informazioni sul gioco

In questi giorni è uscito High On Life, sviluppato da Squanch Games e che ha come creatore Justin Roiland, già veterano anche del mondo videoludico, ma noto ai più per essere ideatore della serie animata Rick and Morty.
Lo sparatutto fantascientifico, in cui dobbiamo affrontare una gang aliena che vuole sintetizzare una droga partendo dagli esseri umani, è disponibile anche su Game Pass e ha parecchi pregi. Tuttavia c’è un elemento che potrebbe indurre molti verso un’opinione negativa nei confronti del titolo, ovvero l’uso dell’intelligenza artificiale che è stato fatto nello sviluppo del gioco.

L’utilizzo di un’intelligenza artificiale non è certamente una novità, anche in ambito videoludico. Se ne è iniziato a parlare infatti da tempo, sia per quel che riguarda lo sviluppo di elementi visivi, sia addirittura per il doppiaggio o la realizzazione di colonne sonore.
A quanto pare, anche stando alle dichiarazioni di chi il gioco lo ha creato, High on Life non è stato da meno.

Il mondo artificiale di High on Life

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Come vediamo in questa prima immagine, le pareti della camera del nostro avatar digitale sono tappezzate di poster di film e gruppi musicali. In questi poster dal sapore retro, tuttavia, non vi è alcunché di umano.
Fin da subito se ne è iniziato a parlare sui social, come varie discussioni nate su Twitter.

Non c’è alcun artista umano dietro questi artwork e concept che decorano il mondo di High on Life, bensì l’intelligenza artificiale nota come Midjourney. Come la stragrande maggioranza di AI, anche Midjourney funziona con input testuali che, una volta affidati ai database e all’algoritmo dell’AI, danno origine a una o più immagini che possano in qualche modo rispecchiare il testo che abbiamo digitato.

Le dichiarazioni di Justin Roiland

Il fatto che sia stata utilizzata un’intelligenza artificiale per generare elementi decorativi in High on Life non è certamente mai stato celato neppure dal creatore Justin Roiland.
In una recentissima intervista in occasione del lancio del videogame, fra i vari argomenti c’è stato proprio lo sfruttamento di Midjourney a supporto del lavoro di sviluppo. Ecco ciò che ha dichiarato Roiland proprio riguardo l’uso di IA in questo ambito.

[L’intelligenza artificiale] fa sembrare il mondo come una sorta di versione alternativa del nostro mondo. E l’abbiamo sfruttata insieme ad alcune strane e insolite idee.
Non so cosa dobbiamo aspettarci dal futuro, ma le intelligenze artificiali saranno uno strumento incredibilmente accessibile per creare contenuti. Non so quanti anni possano mancare prima di quel momento, ma l’unica cosa di cui ci sarà bisogno saranno delle idee originali.

Dunque Roiland sembra estremamente favorevole all’uso anche generalizzato delle IA nello sviluppo di qualunque elemento per creare un titolo videoludico. Non sembra esserci, nelle sue parole, il benché minimo dubbio o remora sul fatto che questi strumenti possano essere un danno etico o pratico al lavoro di artisti in carne e ossa.

Intelligenze artificiali e doppiaggio

High on Life ha un ricchissimo cast, in cui figura fra l’altro pure lo stesso Justin Roiland.
E però, anche in quest’ambito, a fare compagnia agli esseri umani c’è stata anche un’IA, sfruttata per creare i prototipi di alcune voci

Non soltanto prototipi, però. Stanto alle dichiarazioni del lead designer Erich Meyr, infatti, l’IA ha anche avuto un intero ruolo realizzato tramite questa tecnologia.

IA: qualche riflessione

Come nelle parole di Justin Roiland, di getto potremmo pensare ai lati positivi dell’uso di intelligenze artificiali nello sviluppo di videogame.
Pensiamo alla possibilità di avere un’idea geniale e un’IA a supportarci praticamente a costo zero. Potrebbe essere una rivoluzione per l’universo di videogiochi indie. Oppure no, perché la possibilità di creare più facilmente (o solo velocemente) titoli videoludici non è certamente sinonimo di successo o di buona riuscita dell’opera.

Oppure ipotizziamo la possibilità che, a causa di tempistiche strette o per la necessità di alcune rifiniture, si rischi di andare incontro a un periodo di crunch per il team di sviluppo. Magari lo sfruttamento di intelligenze artificiali potrebbero evitare il crunch.
Certo, in alternativa il crunch si potrebbe evitare anche con una migliore pianificazione e programmazione dei lavori da portare avanti, prima di ridursi a scegliere di sfruttare i developer.

La dipartita dell’artista

Questi sono solo un paio di esempi, nei quali però non si è neppure tenuto conto di un altro elemento invece importante. Parliamo del fatto che, un possibile avvento su larga scala delle intelligenze artificiali in questo ambito, potrebbe eliminare dall’equazione moltissime persone che provano a fare della creatività il loro lavoro.
Come abbiamo visto anche solo per High on Life, si va da concept artist interpellati per la realizzazione di elementi di arredo o decorativi fino a doppiatori o esperti del settore che diano un’ossatura riguardo il lavoro da svolgere. E tuttavia le potenziali applicazioni future, come possiamo intuire, sarebbero decisamente più vaste di così.

Fra l’altro, l’uso di un’intelligenza artificiale per la realizzazione di una o più illustrazioni non solo toglie una possibilità lavorativa a qualche artista.
In realtà, software come Midjourney hanno alle spalle database di milioni di immagini e opere d’arte, dalle quali vanno a pescare per interpretare i nostri input testuali. Paradossalmente, fra queste opere da cui un’IA prende ispirazione per generare un’immagine, potrebbero esserci pure alcuni lavori di artisti che (a causa dell’IA) hanno perso un’occasione lavorativa.

È un argomento tutto sommato interessante e che merita ulteriori approfondimenti. Questo soprattutto viste le implicazioni etiche e morali di una potenziale applicazione su larga scala delle intelligenze artificiali.

FONTE: Forbes

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