Da Moonglow Bay a Lake: la baia dove riposa il cuore

Sono tantissimi i videogiochi che si concentrano su di una baia o un lago, come Moonglow Bay o Lake, o magari come Call of the Sea o l’italianissimo A Painter’s Tale: Curon, 1950. E spesso questi titoli portano con sé un misto di tranquillità e mistero, non senza una vena di nostalgica magia.
A questo filone appartengono i due videogame che danno il titolo all’articolo di oggi. Si tratta di due opere recenti (Lake è uscito i primi di settembre 2021, Moonglow Bay a fine ottobre) e incredibilmente connesse da un punto di vista di sensazioni e tematiche. Per questo motivo abbiamo deciso di dedicare loro, e alle loro baie, un approfondimento.

Lake: storia di una postina

Il primo dei due titoli che vogliamo esaminare è stato sviluppato da Gamious, che è anche publisher insieme a Whitethorn Digital. Lake si distingue subito da tanti videogiochi blasonati e prodotti dalle grandi software house per due importanti elementi. Il primo è relativo al gameplay: Lake è compassato e lento, dato che per la maggior parte del tempo si tratterà di fare consegne con il nostro furgoncino o dedicarci a dialoghi. Secondariamente, a fungere da elemento distintivo del gioco ci pensa la grafica: è spesso scarna ma elegante, dai colori che trasformano spesso i panorami in quadri da incorniciare e fotografare. Certamente, qualche volta il titolo mostra difetti di troppo (nel framerate o in altri dettagli tecnici), ma in generale rimane più che godibile.

Meredith: fuga dalla città

La protagonista di Lake è Meredith, programmatrice che nel 1986 si prepara a compiere il salto fra i grandi delle industrie dei software. Infatti il programma su cui sta lavorando sta per essere lanciato: si prospetta un futuro più che roseo per la donna. Peccato che, mentre i colleghi già festeggiano il traguardo raggiunto, lei ancora sia gobba sul PC. Il suo lavoro ancora non è terminato: deve correggere gli ultimi bug e controllare che tutto funzioni perfettamente.
Meredith è instancabile, ma per quanto instancabile, anche lei ha un limite e il burnout è sempre più vicino. Terminato il lavoro sul software, deve necessariamente prendersi una pausa.

Per potersi riposare, coglie al volo una duplice occasione. I genitori (rimasti a vivere nella cittadina che l’ha vista crescere) sono in partenza per due settimane in Florida. Meredith potrà occupare la sua casa d’infanzia, e nel frattempo coprire i turni di lavoro del padre, postino della cittadina.
Così, quelle due settimane che dovevano essere solo un riposo, diventano un’occasione di fuga e di ritorno alle origini, in quel paesino sperduto degli Stati Uniti.
E al centro della cittadina il placido lago del titolo del videogame, con la sua baia e le sue vite che scorrono tranquille come onde leggere.

Sicuramente lo stacco fra la vita di una programmatrice in una metropoli e quello di una postina alle periferie della civiltà si fa sentire. Ma non per questo Meredith sembra farsi scoraggiare. Ogni mattina, alle 7, è pronta a mettersi al volante del van dell’ufficio postale: le lettere e i pacchi vanno consegnati ogni giorno.
E fra uno scorcio e una sosta, c’è sempre l’occasione di fare la conoscenza degli abitanti della città. Dall’anziana gattara Mildred a Mo, la vedova che gestisce la tavola calda dopo la morte del marito; dal boscaiolo Robert a Angie, la ragazza che ha aperto il primo videonoleggio del paese.
Starà a Meredith, o meglio a noi, scegliere quanto approfondire la conoscenza di ogni abitante, magari aiutandoli nelle loro faccende quotidiane o facendo consegne extra. Oppure, se ne avremo l’occasione, perfino trovare l’amore fra i boschi e le semideserte vie attorno al lago.

Il lago: forza rigeneratrice e da rigenerare

Man mano che trascorrono i giorni, Meredith sembra diventare qualcosa d’altro da ciò che era quando è arrivata sulle rive del lago. Le giornate trascorrono più lente, e ciò sembra non pesarle, anzi.
Di mattina in mattina, la donna, sempre più postina e sempre meno programmatrice (per quanto possiamo scegliere di continuare a farla lavorare al suo software), si sveglia più energica. È ebbra e felice di quel calmo panorama fatto di boschi e alberi e non più di palazzi e grattacieli a oltranza, uno dietro l’altro.
A ogni dialogo, a ogni telefonata con il capo Steve o i genitori, sembra che un bellissimo dubbio abbia iniziato a insinuarsi nella sua mente. Meredith ha bisogno di quella cittadina per tornare a vivere, per rivedere le proprie priorità e per ritrovare se stessa.

lake moonglow bay

Allo stesso modo, se da un lato la donna ha una viscerale necessità, fino a ora per lei ignota, di riscoprire i luoghi della sua infanzia e di staccarsi dalla sua stessa vita, quei luoghi, quel lago, hanno bisogno di lei.
I grattacieli, le corporazioni, i palazzoni stanno arrivando sul lago. Come apprendiamo da Robert il boscaiolo, alcuni costruttori sono pronti ad abbattere i boschi attorno alle acque della cittadina per costruire dei complessi di appartamenti. La città ha dunque bisogno di una forza esterna per sopravvivere alla civilizzazione forzata.

Quel qualcuno, se noi vorremo, potrà essere Meredith.
In quell’angolo sperduto di Stati Uniti si andrà così a formare una sorta di rapporto simbiotico fra la programmatrice e il lago. Come fanno alcune specie di piante o animali, il lago aiuterà la donna a sopravvivere, fornendole nuova linfa vitale, e a sua volta Meredith darà il suo contributo al lago per sostentarsi.

Moonglow Bay: storia di un pescatore

Il secondo videogame di oggi, Moonglow Bay, è invece un’opera in voxel art che ha visto la luce grazie a Coatsink e Bunnyhug. Anche in questo caso abbiamo a che fare con un titolo molto calmo, che non ha problemi a prendersi i propri tempi per raccontare una storia a tratti molto toccante.
Con blandi elementi da GDR (ovvero delle task, anche a tempo, da portare a termine), il fulcro di Moonglow Bay è la pesca e la cottura delle prede catturate, così da poterle vendere e migliorare i nostri equipaggiamenti.
Come già è stato per Lake, anche nel gioco di Bunnyhug abbiamo i colori a farla da padroni, qui accesi e vivi, come tutti ci immaginiamo essere quelli di una florida baia sul mare.

moonglow bay

Piccolo disclaimer: in Moonglow Bay abbiamo la possibilità di scegliere il genere dell’avatar che ci rappresenta (uomo, donna, non binario). La stessa possibilità ci viene fornita per quel che riguarda i partner.
Solo per motivi di comodità e narrativi, in questo articolo troverete i riferimenti alla run portata avanti da chi ha scritto il pezzo. Il protagonista sarà uomo e la partner donna.

Il pescatore: fuga da se stesso

Anche in Moonglow Bay siamo a metà anni ’80, ma non negli U.S.A., bensì sulle coste del mare canadese, in una cittadina un tempo ridente, Moonglow Bay appunto. Protagonista della storia è un pescatore, che ritroviamo dopo 3 anni dalla sparizione della moglie.
In questi 3 anni, il nostro disperato avatar ha vissuto come un recluso nella propria casa, in attesa che la moglie venisse purtroppo dichiarata ufficialmente morta. Abbandonata ogni interazione sociale e ogni occasione di vita fuori casa, com’era stato con Meredith, anche a lui si presenta però l’occasione di fuggire dalla sua stessa vita.

Quest’occasione ha il volto della figlia, River (nome quanto mai profetico, per accompagnare il padre al mare). La ragazza è tornata nel luogo che le ha dato i natali per dare supporto al padre. Convinto dalla figlia, il protagonista ricomincia a muovere i primi timidi passi fuori dall’uscio, come se fosse tornato bambino e dovesse reimparare a camminare.
Con la figlia al fianco, il nostro avatar osa riavvicinarsi alle acque del mare, quelle acque che la moglie amava al punto da volerne fare la propria vita, divenendo un’abile pescatrice. Adesso sulla riva, con canna, lenza e reti alla mano, il pescatore torna a ripensare alla moglie, ma inizia anche ad andare avanti.

Pian piano il protagonista permette che il dolore lasci il posto alla calma e alla tranquillità del suo nuovo impegno. Si sveglia di buon mattino, esce sulla spiaggia o va per mare con la sua bagnarola, lancia le reti e gli ami, pesca ogni cosa che gli capiti a tiro. Perché il mare attorno a Moonglow Bay è ricco di pesci e creature insolite, spesso rare e uniche, ma in ogni caso sempre delle ottime prede.
Tornato a casa, il pescatore, bello carico, si mette con la stessa foga a cucinare quello che ha pescato, con pagine e pagine di ricette per ogni occasione.
Infine non gli resta che mettere in vendita tutti i favolosi piatti che ha preparato.

E fra una pescata e l’altra, fra una ricetta e l’altro, trova pure il tempo di farsi due passi nella cittadina. Così facendo riesce a tornare a conoscere gli abitanti del luogo, un tempo suoi amici ma poi dimenticati da lui per tre anni.
Torna a intessere i rapporti con la costruttrice di barche, con Marina (la ragazza che gestisce l’acquario), con i proprietari di uno dei negozi della baia e con tutti gli altri abitanti.
Finalmente sulle gote del pescatore ritorna la luce e il calore del Sole, assieme ai colori del mare che si specchiano di nuovo nei suoi occhi.

La baia: luogo salvifico e da salvare

Per Meredith la città sul lago è una fonte di nuova vita dopo la sua stressante esistenza cittadina. Allo stesso modo, il pescatore ha in Moonglow Bay un’alleata per non morire cerebralmente ed emotivamente, per non tornare a essere un fantasma vivente.
E così com’era stato sempre per la programmatrice/postina, anche in Moonglow Bay la vicenda a un risvolto a favore della città stessa. Anche Moonglow Bay ha bisogno di ritrovare se stessa e la sua forza originaria, se vuole sopravvivere al sempre più pressante decadimento.
Sono infatti anni, dalla sparizione della moglie del nostro avatar, che nessuno ha più pescato. Questo a causa del terrore degli abitanti per la presenza di un fantomatico mostro marino nella baia. Inevitabilmente questo ha via via compromesso l’economia cittadina, con la chiusura dei negozi e sempre meno turisti a visitare il golfo.

È dunque con la forza di volontà, mostrando a tutti il coraggio di tornare a vivere e a solcare il mare, che l’anziano protagonista deve dare un nuovo input a Moonglow Bay prima che sia troppo tardi. E da non sottovalutare è anche l’apporto economico e turistico delle sue ricette, che il pescatore può sfruttare per aiutare concretamente gli abitanti che lo circondano.
Infine, in tutto questo, abbiamo anche l’amore di nostra figlia, che è stata ingaggiata dal sindaco di Moonglow Bay per preparare la festa di paese.
Non mancano i momenti di scoraggiamento e di triste nostalgia nella nuova vita del pescatore. Tuttavia la cittadina è pronta per tornare a splendere e per accoglierlo nel suo radioso futuro.

I nostri palazzi, le nostre frenesie, i nostri deserti

E cosa possiamo dire dopo questi tuffi nelle vite di Meredith e di un pescatore, tanto diversi e distanti quanto simili?
Che, in questa distanza e somiglianza, ci rientriamo un po’ anche noi. Riflettiamoci un attimo: dopo certe giornate di lavoro, dopo certi problemi o traumi in famiglia, anche noi magari avremmo voglia della stessa evasione, della stessa fuga di cui godono i nostri avatar in Moonglow Bay e in Lake.
Magari, con una fuga simile alla loro, vorremmo il tornare a godere di una giornata al parco, il ripercorrere antichi passi e vecchi borghi, e potremmo davvero ritrovare noi stessi.

Tuttavia molto spesso la vita vera si frappone fra ciò che siamo costretti a fare e a subire e ciò che desideriamo o di cui avremmo un disperato bisogno. Non abbiamo un luogo che sia altro da noi in cui rifugiarci, un luogo che sia distante dalla nostra città, dalla nostra casa, dai nostri problemi e dispiaceri. Non abbiamo il tempo, il denaro, la volontà per riuscirci. Oppure attorno a noi tutto sta andando in malora a causa di una pandemia che ci ricorda quanto siamo fragili.

Dove nascondersi?

Diviene così quasi impossibile, per molti di noi, riuscire a trovare quella parte di noi abbandonata in un deserto di stress e ansie. Ed è a questo punto che la tecnologia viene in nostro soccorso. Ci basta infatti premere un pulsante, un tasto, per entrare a contatto di storie come quella del pescatore o di Meredith. O moltissime altre storie con gli stessi topic, come l’apparentemente estraneo Moonlighter. In questo roguelike interpretiamo un commerciante, Will, il cui rituale per trovare la pace è affrontare i dungeon attorno alla sua cittadina. Una cittadina che tra l’altro sta faticando a sopravvivere come quella di Meredith e quella del pescatore.

È proprio grazie a quel pulsante con cui abbiamo avviato il nostro PC, la nostra console o qualunque dispositivo utilizziamo per giocare, che troviamo quell’altro da noi.
Abbiamo infine un’oasi nel nostro deserto, anzi un porto sicuro, in cui rifugiarci dalla nostra realtà fatta di onde alte e frenetici incroci cittadini.

Cosa viene dopo?

Resta da capire cosa succede dopo.
Al termine dei videogiochi, titoli di coda hanno lasciato il posto alla dissolvenza in nero, che a sua volta ci ha riportati al menu principale. Insomma, siamo tornati alla vita vera di cui parlavamo sopra.
Ciò che accade d’ora in avanti lo sappiamo solo noi, solo noi possiamo scoprirlo. Intanto, da qualche parte, Meredith avrà fatto le sue scelte, così come il pescatore. Entrambi saranno magari più consapevoli di se stessi, consci adesso di ciò che vogliono dalla vita. E forse, assieme a loro, anche noi saremo diventati un po’ più consapevoli.

Dove trovare Moonglow Bay Lake?

Se anche voi volete provare i due titoli di cui abbiamo parlato oggi, Moonglow Bay di Coatsink è disponibile sulle console di casa Microsoft e su PC. Invece Lake lo potete trovare su di una platea di dispositivi più ampia. È stato infatti rilasciato su PlayStation, console Xbox, PC, Mac e Nintendo Switch.
Infine, entrambi i videogiochi sono disponibili su Xbox Game Pass, il servizio in abbonamento di Microsoft.

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