La discussione tra Microsoft e l’antitrust britannica

Microsoft Antitrust
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L’acquisizione di Activision-Blizzard da parte di Microsoft è un avvenimento importante per il mercato videoludico. La sua portata, come evento, non deve quindi essere sottovalutata e la proposta da 68.7 miliardi di dollari necessità dunque di attento scrutinio da parte delle autorità antitrust, nonché di un dibattito attorno il più possibile scevro da fanatismi e tifoserie di sorta.

Per ufficializzare tale acquisizione, infatti, è necessaria l’approvazione da parte di diverse autorità antitrust globali. Mentre la Commissione Europea e la Competition & Market Authority stanno valutando la questione, già due istituzioni hanno dato il loro benestare. La prima è stata la Saudi Arabia General Authority, seguita qualche mese dopo da CADE brasiliana. Il mese scorso l’antitrust britannico aveva sollevato delle perplessità riguardo all’acquisizione, sostenendo di sentirsi preoccupata per una sostanziale diminuzione della concorrenza di mercato, definendola come una “prospettiva realistica”. La CMA ha nuovamente espresso le proprie preoccupazioni nei giorni scorsi e Microsoft ha tempestivamente risposto.

Sulla concorrenza

La grande preoccupazione della CMA riguarda il probabile impatto che questa acquisizione potrebbe avere sul mercato, nonché sui rivali di Microsoft. Questo in uno scenario in cui la big tech sceglie di rendere esclusive le proprietà intellettuali di Activision-Blizzard. Ciò potrebbe avere, secondo l’autorità, un impatto sia su PlayStation che su altri rivali come Amazon e Nvidia per quanto riguarda anche il nascente settore cloud gaming. La CMA, come riportato da GamsIndustry.biz, ha inoltre evidenziato quello che definisce “effetto network” nel mercato console: sostenendo che una console con tanti giocatori attiri più contenuto e, di conseguenza, altri giocatori.

Attorno all’argomento esclusive sta girando gran parte del dibattito pubblico e giuridico sull’acquisizione, ma non è l’unico punto focale. Ad essere centrali sono anche gli abbonamenti ai servizi in sottoscrizione e la tecnologia del cloud gaming. Su quest’ultima è evidenziata dall’antitrust la proprietà da parte della big tech di Redmond di Azure, piattaforma di cloud computing utilizzata anche nello sviluppo di videogiochi e per le infrastrutture online.

“La CMA è preoccupata che avere un controllo pieno di questo forte catalogo, soprattutto alla luce della già forte posizione di mercato di Microsoft nel mercato console, sistemi operativi e infrastruttura cloud, potrebbe risultare in un danneggiamento dei consumatori da parte di Microsoft, danneggiando l’abilità di Sony, come anche di altri rivali esistenti, di competere, nonché le potenziali nuove entrate che potrebbero portare una sana competizione attraverso innovativi servizi in abbonamento e servizi di cloud gaming.”

La risposta di Microsoft

Il colosso videoludico non ha fatto attendere la propria risposta a queste note da parte dell’autorità britannica. Ai microfoni di GamesIndustry.biz ha detto che trova “non credibile” lo scenario di preclusione nei confronti di Sony descritto dalla CMA. Secondo Microsoft, “Sony non è vulnerabile da un’ipotetica strategia di preclusione”. La big tech inoltre accusa che “la decisione di rinvio della CMA si basa erroneamente su dichiarazioni egoistiche di Sony, che esagerano in modo significativo l’importanza di Call of Duty per sé e trascurano di riconoscere la chiara abilità di Sony di rispondere competitivamente.” In diverse occasioni, soprattutto con i regolatori antitrust brasiliani, Sony aveva definito Call of Duty come un prodotto “senza rivali” e in grado di influenzare la scelta della console.

La risposta di Microsoft, strategicamente, sposta l’attenzione sulla posizione di mercato della principale rivale. La medesima analisi è stata recentemente proposta anche dal Consiglio Amministrativo per la Difesa Economica brasiliano (CADE). Nel suo verdetto, l’autorità afferma che la posizione di mercato di Sony è forte. Tale condizione sarebbe garantita dalla sua esperienza nel settore, dalle console, videogiochi in esclusiva, collaborazioni coi publisher e da consumatori fedeli al proprio brand.

“Se un consumatore decidesse di passare da una piattaforma di gioco che non permette di scegliere come pagare i nuovi giochi (PlayStation) a una che lo fa (Xbox), allora questo è un comportamento del consumatore che la CMA dovrebbe considerare come un miglioramento del benessere e, anzi, incoraggiarlo. Non è qualcosa che dovrebbe cercare di prevenire” argomenta ulteriormente Microsoft. L’azienda di Redmond ha riconfermato, quindi, la sua intenzione di tenere Call of Duty sulle console PlayStation. Una sua eventuale esclusività, secondo l’azienda, alienerebbe la fanbase e danneggerebbe sia Call of Duty che Xbox.

Sullo streaming

La CMA ha messo come un punto di analisi importante anche il mercato dei videogiochi in streaming, un mercato nascente e in via di sviluppo, che recentemente ha visto anche la chiusura da parte di Google dell’ambizioso progetto Stadia. L’autorità antitrust, infatti, suggerisce che la big tech potrebbe diventare dominante per via dei suoi contenuti, di Azure e del suo sistema operativo.

Secondo Microsoft, invece, le preoccupazioni sono incorrette. Il servizio Cloud di Xbox Game Pass, confessa l’azienda, non utilizza Azure e non avvia in streaming i videogiochi tramite hardware PC. Inoltre, continua Microsoft, ha un incentivo nel promuovere il cloud gaming. Precludere l’entrata del mercato ai rivali significherebbe dissuadere dall’adozione di questa nuova tecnologia. L’utilizzo della tecnologia cloud gaming da parte dei consumatori, comunque, rimane ancora basso.

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CMA controbatte

Alle affermazioni di Microsoft, la CMA ha risposto in un documento esternando ulteriori preoccupazioni e respingendo molti degli argomenti chiave della risposta di Xbox. Si continua a parlare dell’oggetto del contendere, ovvero del franchise di sparatutto in prima persona di Activision. Microsoft ha più volte detto di continuare a volerlo multipiattaforma per diversi anni. Secondo l’autorità antitrust, però, l’incentivo a precludere Sony “potrebbe essere notevolmente più forte di quanto suggerito dalle parti.”

“Le precedenti strategie di business di Microsoft suggeriscono che potrebbe essere intenzionata a fare perdite nel breve periodo per poter scalare e aumentare la propria utenza” ha scritto la CMA, sottolineando inoltre le precedenti acquisizioni che Microsoft ha effettuato e che ha portato diversi titoli a diventare esclusive. L’autorità antitrust ha inoltre respinto la tesi secondo cui Microsoft sarebbe dissuasa dal precludere totalmente o parzialmente gli avversari solo per la prospettiva di un danno reputazionale a Xbox o Call of Duty.

To be continued

L’antitrust britannico continua con la seconda fase investigazione e ne consegnerà i risultati preliminari a gennaio. Il responso finale è invece previsto per il primo marzo. Nel mentre anche la Federal Trade Commission (FTC) sta conducendo una seconda fase della propria investigazione che, secondo un report del sito The Information, potrebbe concentrarsi anche sui dati dei consumatori e sul potenziale impatto sui lavoratori. La Commissione Europea ha invece ricevuto notifica dell’acquisizione il 30 settembre e verrà pubblicato un verdetto preliminare è calendarizzata per l’8 novembre.

Le parti che vogliono inoltre mostrare le proprie rimostranze o preoccupazioni sulle dichiarazioni fatte dalla CMA hanno fino al 28 ottobre per rispondere.

 

L’articolo verrà aggiornato con le novità sulla storia.

 

Fonti: GamesIndustry.biz 1, GamesIndustry.biz 2, The Information

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